Parole, parole, parole

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Foto di Beth Rosengard da Pixabay

Strano, meglio straordinario, è un atteggiamento che sta trovando sempre più soggetti pronti a adottarlo. Gli stessi provengono da tutte le classi sociali. Definirlo atarattico equivarrebbe a far pensare che le conseguenze che potrebbero derivare da quanto appena scritto non riescano a influire in maniera negativa più di tanto. Probabilmente si tratta di una miscellanea di impulsi che finiscono per crearne uno nuovo, quindi un unicum.
Volendo tentare di dare allo stesso una connotazione, si può prendere come termine di confronto il personaggio di uno spettacolo teatrale sui generis, di conseguenza non semplice da inquadrare (commedia, dramma o altro), in cui la protagonista, anzi “le”, sono portate in scena da un’unica attrice. Si tratta della moglie e dell’amante di un uomo normale, se proprio lo si vuol qualificare è il prototipo di chi pensa, ne esistono ancora oggi molti esemplari, che le donne si dividano in due grandi categorie In una trovano collocazione le mogli, “angeli del focolare”, completamente succubi del proprio compagno; in un altro la donna emancipata, che inverte il ruolo del rapporto con il partner. La particolarità di quello spettacolo è che un’unica attrice è truccata per una metà del viso da moglie e per l’altra da amante e tutto il lavoro è una alternanza di monologhi pronunciati con toni di voce diversi, mostrando una volta un delle metà del viso truccato da appartenente alla prima delle categorie sopra accennate, un’altra a immagine di una che rientra nell’altra. Entrambe le inquadrature riprendono il profilo del corpo abbinato alla preparazione del viso. Attualmente nel Bel Paese, e anche altrove nella UE, di personaggi definibili “double face”, anche se solo per la circostanza, ne stanno venendo fuori sempre più. Per evidenziare le affinità con lo spettacolo de quo, quello che la società occidentale sta portando in scena attualmente è recitato da molti “attori”, ognuno dei quali è “double face” nel senso del termine prima illustrato. Sta succedendo quanto Fabrizio De Andrè cantava nel sua brano Don Raffaè. In situazioni come quella attuale “lo Stato”, tanto il Paese, quanto la UE, “si costerna, si indigna, si impegna, poi getta la spugna con gran dignità”. Vale a dire che lor signori, quelli che siedono a Roma così come a Bruxelles, nei confronti di alcune problematiche, oltre il chiacchiericcio di maniera non riescono o non vogliono andare. Solo per inciso, nel Meridione d’ Italia chi diceva senza poi mettere in pratica, veniva redarguito dai compagni di merenda con l’ espressione: “chiacchiere e tabacchiere di legno, il Banco di Napoli non le accetta in pegno”. A oggi, parte di quanti dovrebbero rappresentare il popolo nelle sedi dedicate, sempre più spesso annunciano oggi un proposito e domani il suo contrario, quando non lasciano del tutto libero l’oblio del tempo di ingoiare l’ uno e l’altro e da tempo questa é ormai da tempo la regola. Il limbo che viene a crearsi a opera di tali comportamenti non è certo un incentivo per chi voglia investire, piuttosto fa da deterrente. Quando il politico di turno annuncia che, insieme al suo gruppo politico intende proporre la realizzazione di un progetto, materiale o immateriale, sa di mentire sotto diversi aspetti, quindi la sua condotta é ancor più esecranda. Ancora più grave è l’effetto del tipo “al lupo, al lupo”: gli elettori finiscono per non credere a quanto arriva alla loro attenzione anche se è vero in toto o almeno lo è una sua parte consistente.
Le notizie date dal Governo e dagli enti competenti sui miglioramenti dello stato di salute del Paese suonano stonate quando, nell’analisi di periodo del sistema Italia, alcuni fattori risultano migliorati di decimali di punto mentre il resto è peggiorato in termini di numeri interi, talvolta a doppia cifra. Quelle appena accennate possono apparire così delle bugie pietose, date in pasto agli italiani e a quanti hanno rapporti con gli stessi, con l’ evidente intento di carpirne la buona fede. In tempi remoti, in un foro di Roma, un celeberrimo legale, provocato dalle continue reticenze e imprecisioni dell’imputato, un militare di alto rango, chiese a quest’ ultimo fino a quando avesse intenzione di abusare della sua pazienza. L’accusa proveniva da Cicerone e l’ imputato era Catilina. Chi sta leggendo questa nota vorrà scusare se il contenuto della stessa non lo avrà ancora convinto di come stanno realmente le cose.