Pasolini e la mia nuova giovinezza. Gala del cinema a Massimo Ranieri

Il Premio Speciale all’ Eccellenza Artistica della VIII Edizione del Gala del Cinema e della Fiction in Campania è stato attribuito a Massimo Ranieri, in occasione dell’incontro con la stampa tenutosi il 28 settembre a Roma, nella sede dell’Università Telematica Pegaso. A consegnargli l’ambito riconoscimento, opera del maestro Lello Esposito, il regista David Grieco accanto alla produttrice ed al direttore artistico della kermesse, Valeria Della Rocca e Marco Spagnoli. Il Premio, attribuito nelle passate edizioni ad icone del cinema italiano come Pupi Avati e Gianni Amelio, rappresenta il più prestigioso riconoscimento del Gala del Cinema e della Fiction che partirà oggi lunedì 3 ottobre per poi concludersi tra proiezioni di prodotti audiovisivi in concorso, anteprime di film, workshop, la sera del 7 ottobre con la serata di premiazioni che avverrà nella suggestiva cornice del Castello Medievale a Castellammare di Stabia

Massimo Ranieri,un nuovo tributo alla sua brillante carriera?
Sono onoratissimo di ricevere questo Premio, in primis perchè proviene dai campani, dalla mia terra, la mia famiglia, da cui mi sono allontanato circa 50 anni fa venendo a Roma per inseguire il mio sogno artistico. Un emigrante nostalgico che ogni tanto ha bisogno di essere coccolato dalla sua famiglia; ecco come amo auto definirmi, essendo per me vitale, tornare spesso a Napoli per avvertire da vicino l’affetto il calore che mi riservano i miei concittadini. E poi i Premi fanno bene allo spirito, ti fanno rivivere la felice condizione di quando eri bambino, epoca in cui i genitori ti gratificavano perché ad esempio avevi preso un bel voto a scuola, Se oggi sono qui, lo devo soprattutto a David Grieco, che mi ha reso protagonista di un progetto cinematografico dedicato al maestro Pasolini, soffermandosi in particolare ai suoi ultimi tre mesi di vita.

“La Macchinazione” rappresenta per lei un ritorno al cinema in grande stile.
Pasolini era un personaggio molto complesso, a tratti inquietante; ho trovato estenuante ma molto stimolante interpretare il suo personaggio. Spesso, nel passato, ho avuto tante proposte per il cinema e tutte le volte che mi portavano un copione del genere, ho sempre rifiutato di accettarlo , perché semplicemente carta straccia, carta bagnata di inchiostro senza alcun contenuto, senza alcun nesso logico, drammaturgico.

Il suo incontro con David Grieco?
Con David siamo amici da trentacinque anni; quando è venuto a casa mia per farmi visionare il soggetto del film che intendeva propormi, io l’ho letto molto attentamente, l’ho richiamato ed ho espresso il mio parere favorevole, ponendogli però una postilla nel contratto che andavo a stipulare, vale a dire il diritto di poter recedere dallo stesso se per timore o ansia avessi voluto desistere prima del primo ciak. David è stato eccezionale, ha abbattuto tutte le barriere, tutte le mie paranoie che mi ero creato e che possono apparire ad ognuno di noi, quando si comincia un nuovo percorso professionale ed è così che siamo partiti, pregandolo di non avere alcuna remora nei miei confronti, ma di dirmi sul set ogni sua riflessione o osservazione.

La sua esperienza sul set?
Io sono molto fisico come attore. Ne “L’Isola degli schiavi” ad esempio, mi facevano saltare come una palla ed in quella occasione dimagrii oltre 10 kg perchè mi massacravano 12 ore al giorno, facendomi rotolare di continuo sulla sabbia. L’impegno è stato molto faticoso, anche se questo è un termine molto relativo se penso agli operai che al mattino devono svegliarsi all’alba per portare un pezzo di pane ai loro figli. Durante la lavorazione del film, Grieco non mi ha mai suggerito nulla, abbiamo lavorato in perfetta sinergia.

Ha mai conosciuto Pasolini?
Sì, ho avuto il privilegio di incontrarlo una sola volta in occasione di una partita di calcio. Il nostro incontro avvenne in modo fugace negli spogliatoi di un campo di calcio; ricordo la mia forte emozione al suo cospetto, perché tutti mi parlavano della nostra somiglianza fisica. Io mi stavo allacciando le scarpe per uscire dalla struttura sportiva e lui invece stava entrando nella stanza per allacciarsi gli scarpini per poi andare sul campo. Pasolini mi guardò e mi disse: due parole; “Allora è vero che noi due ci somigliamo?” ed io convenni. Da qual momento non l’ho mai più rivisto, non avendo neanche amici in comune.

Ranieri con la sua brillante interpretazione di Pasolini sta mietendo consensi in tutto il mondo.
Sì, mi reputo fortunato e devo tutto a Grieco; sto vivendo un momento magico come attore cinematografico, tra ambiziosi riconoscimenti che mi vengono attribuiti in ogni Paese, dalla Russia, alla Francia, al Belgio, al Canada. Per la verità, anche se nel passato ho viaggiato tanto, mi sento quasi un pesce fuor d’acqua nel ricevere tutti questi tributi; alla mia età, a 65 anni suonati, è molto bello sentire queste emozioni.

I suoi impegni attuali?
Sto provando a Roma in teatro, un nuovo spettacolo di Raffaele Viviani. Personalmente mi sento molto “Vivianeo”, considerando Viviani un grandissimo drammaturgo napoletano e quando lo interpreto, lo faccio sempre con grande gioia, con forte passione perchè leggendolo e cantandolo mi ci riconosco appieno.

Artista a 360 gradi; le sue emozioni al cinema e a teatro?
Sono assolutamente uguali; a teatro hai davanti a te 500 persone che valgono esattamente i 3 milioni di spettatori che guardano un film.

Quanto del mitico “Scugnizzo” c’è ancora in lei?
Io sono e sarò fino alla morte uno scugnizzo napoletano; essere uno scugnizzo vuol dire affrontare la vita con gioia, entusiasmo, determinazione.

Massimo Ranieri; lei è noto anche per il suo estremo rigore sul palcoscenico; il suo maestro?
Il rigore e la disciplina li devo tutti a mio padre che si alzava la mattina alle 4 per andare a lavorare come operaio all’ Italsider , mentre sul campo ho avuto la fortuna di avere mecenati come Giuseppe Patroni Griffi, Strehler, Romolo Valli.