Patto tra imprese e cultura: ecco la Carta di Ravello

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Un’alleanza tra il mondo delle imprese e della cultura da estendere successivamente anche ad altre istituzioni e soggetti. A proporla è il “Patto per la cultura – La Carta di Ravello” approvato in Costiera amalfitana su proposta dell’Aici (Associazione delle istituzioni culturali italiane) e del Centro universitario europeo per i beni culturali di Ravello a conclusione di una due giorni dedicata al tema “Italia è cultura” al centro della quinta conferenza nazionale promossa dall’associazione presieduta da Valdo Spini. Si punta sulla necessità di sviluppare una Rete della cultura in Italia.

“La Rete tra le istituzioni culturali – dice Alfonso Andria presidente del Centro universitario europeo per i beni culturali – nel rispetto delle singole individualità e delle attività che ciascuna svolge sul rispettivo territorio, può favorire l’interscambio di esperienze e di buone pratiche e divenire, al tempo stesso, strumento per rafforzare la partecipazione dei cittadini alla cultura, in coerenza con lo spirito della Convenzione di Faro”.

Interviene anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che chiede “attenzione sulla crescita” e di rendere “sostenibile la manovra” tenendo presente che “è determinante aprire una dimensione riformista in chiave europea”. Boccia mostra perplessità su gli interventi per lavoro, competitività e misure fiscali per l’industria. A cominciare da “come possiamo noi crescere se depotenziamo alcuni provvedimenti di Industria 4.0 e se dimezziamo il credito d’imposta per la ricerca e lo sviluppo”, oppure “se chiudiamo i cantieri e mi riferisco per esempio alla Lione-Torino?”. “Industria 4.0, per la prima volta nella storia economica del Paese, interviene sui fattori di produzione e non sui settori, non chiede scambi alla politica ma definisce delle direttrici in cui se investi vieni premiato con un beneficio fiscale”, ricorda il numero uno degli industriali.

L’Italia, secondo il presidente degli industriali, ha “la seconda manifattura d’Europa nonostante un’impresa italiana paghi rispetto a un’impresa tedesca il 20% di tasse in più, il 30% di energia in più” e ha “una dotazione infrastrutturale sicuramente inferiore alla Germania e uno spread più alto”. Ma la visione, per Boccia, deve essere positiva, perché “se rimuovessimo parte di questo deficit di competitività”, l’industria italiana sarebbe la prima al mondo in assoluto.

Capitolo lavoro, Boccia esprime, ancora una volta, grossi dubbi per un’eventuale introduzione del reddito di cittadinanza che, pur condividendone l’impianto, ne critica il processo per come è stato ipotizzato dal Governo. Infatti, non darebbe centralità al lavoro “a partire dal Mezzogiorno dove abbiamo una disoccupazione del 34%”. Dunque, il reddito di cittadinanza rischierebbe di diventare una costruzione di “una pedagogia formativa che danneggia la centralità del lavoro e dell’occupazione sia in rapporto ai giovani sia in rapporto al futuro del Paese”. Giudica, infine, come necessario entrare in questo dibattito perché lo strumento si trasformi “in un ponte verso il lavoro e l’occupazione e non in un elemento che diverga dalla questione lavoro e crei solo altre dimensioni”.

“La cultura è un settore da vedere in un contesto europeo. Siamo in Europa, siamo parte dell’Europa, siamo componenti dell’Europa. L’Europa è nostra. Noi qua ci siamo a pieno titolo” dice il ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Alberto Bonisoli alla conferenza nazionale dell’Associazione delle Istituzioni della Cultura Italiana (Aici).

“Siamo perfettamente in grado di ragionare con l’Europa di che cosa l’Europa ha bisogno e siamo, anche, in grado di proporre delle cose che, magari, non sono le stesse del passato che, a volte, si facevano ma a nostro avviso non sono indispensabili da inserire nel contesto europeo”, aggiunge l’esponente di Governo che spiega come, secondo lui, “il complesso totale e complessivo della cultura europea deve rimanere una cultura diversa, abbastanza variegata”.

Bonisoli, a margine poi, spiegando che i beni e le attività culturali “rappresentano una delle direttrici economiche di questo paese”, si interroga come un ministro può occuparsene. Per Bonisoli, priorità è “ridare linfa alla macchina dello Stato che aiuta la tutela del patrimonio e lo sviluppo dell’attività. Questo vuol dire fondamentalmente il personale perché abbiamo grosse carenze in termini di personale e questo per noi è una priorità”. Poi il suo agire “è legato a rimettere le cose a posto”.

E bacchetta l’operato degli esecutivi del passato sottolineando che “forse in passato si è stati un po’ distratti dal guardare quelle che sono le priorità”, quali “la sicurezza, in termini archeologici, architettonici. Se c’è un bene va mantenuto il più sicuro possibile”.

“Abbiamo anche una sicurezza personale di chi lavora, di chi frequenta un certo ambiente e questo dobbiamo metterlo a posto – aggiunge – questa è la ragione per cui utilizzando fondi che ci sono, già stiamo realizzando un importante intervento di messa a norma, sono più di 300 progetti che abbiamo lanciato in tutta Italia, dove nel giro di quattro anni realizzeremo le normative antincendio che ad oggi non erano ancora state realizzate”.

Vi proponiamo di seguito il documento integrale.

La V Conferenza annuale Nazionale dell’AICI “Italia è Cultura”, riunita a Ravello nei giorni 8/10 novembre 2018,

consapevole del carattere identitario che il patrimonio culturale riveste e del significato che esso esprime quale strumento di incontro tra passato e futuro, di coesione sociale e di stimolo all’innovazione, al progresso e all’apertura della società;

–  riafferma l’importanza della ricerca culturale, della sua promozione, della sua condivisione ai fini dello sviluppo civile, economico e culturale del Paese;

–  sottolinea il valore dell’esperienza compiuta, della collaborazione tra AICI, Direzione Generale Biblioteche ed Istituti Culturali del MiBAC, del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello e degli altri Istituti Culturali partecipanti, con l’intervento di esponenti delle istituzioni, dell’associazionismo imprenditoriale, sociale e civile; in particolare saluta con apprezzamento la manifestata volontà di CONFINDUSTRIA a stipulare una organica alleanza tra il mondo dell’Impresa e della Cultura;

–  decide di procedere alla stesura del “Patto per la Cultura – La Carta di Ravello” che coinvolga il maggior numero possibile di soggetti interessati operanti nel territorio nazionale.

Il Patto per la Cultura muove dalla avvertita necessità di sviluppare il concetto di “Rete” tra le diverse Istituzioni culturali aderenti all’AICI, nel rispetto di ciascuna individualità e delle proprie ‘mission’ e, altresì, tutte insieme, puntando ad azioni sinergiche volte al conseguimento di obiettivi comuni:

–  ribadisce l’importanza dell’investimento pubblico in Cultura incentivato dal concorso del risparmio privato nei vari settori delle attività culturali;

– chiede espressamente che nei bilanci degli Enti Locali, delle Regioni, dello Stato e dell’Unione Europea figurino più adeguati finanziamenti per le Attività culturali;

–  individua nel Settore Cultura una delle più concrete possibilità di risposta ai problemi dell’occupazione giovanile, previe adeguate azioni formative;

– recepisce in tutti i loro risvolti tutte e 4 le articolazioni del patrimonio culturale: patrimonio materiale, patrimonio immateriale, patrimonio naturale e patrimonio digitale;

–  sviluppa le conseguenti azioni organiche e programmatiche in materia e prospetta perciò due azioni urgenti:

  1. Rapporti tra Istituti culturali e Università – Riconoscimento della ricerca dei giovani

Le intense relazioni tra Istituti culturali e Università trovano oggi un’opportunità di formalizzazione nella terza missione (trasferimento di conoscenza a non esperti con divulgazione pubblica ed engagement with science da parte di ricercatori universitari), che ad esse offre una prospettiva di futuro. L’ANVUR censisce e riconosce tali attività dei docenti, finora svolte su base volontaria e individuale, razionalizzandole e organizzandole mediante accordi istituti-dipartimenti.

Ulteriori occasioni di impegno vanno colte:

  • i risultati della ricerca degli istituti e gli istituti medesimi potrebbero essere valutati da ANVUR, non in regime di consulenza privata;
  • le borse di studio per la ricerca erogate dagli istituti con procedure paragonabili a quelle universitarie potrebbero essere riconosciute come equipollenti ai fini dei concorsi universitari;
  • le Attività culturali con valenza formativa degli istituti e i relativi tirocini formativi potrebbero trovare riconoscimento universitario, almeno sotto forma di crediti, di altre attività e stage degli studenti, in un quadro regolamentare più uniforme dell’attuale;
  • gli istituti culturali saranno così posti in condizioni di collaborare efficacemente a lauree professionalizzanti e generaliste coerenti per finalità, tra cui la proposta, in gestazione presso il CUN, delle lauree in promozione dei beni culturali, nonché altre già vigenti nel campo dei beni culturali, archivistici, bibliotecari e in altri affini (humanities, comunicazione, digitale, scienze politiche, storia della scienza e science and technology studies);
  • i musei di ateneo siano un ulteriore luogo di collaborazione da valorizzare;
  • sarebbe utile generalizzare l’esperienza dei cataloghi di accessibilità comuni tra biblioteche di ateneo e degli istituti culturali, e relative possibilità di consultazione e prestito, che costituiscono esperienze già realizzate in alcune regioni, come il Piemonte;
  • un tavolo di consultazione MiBAC-MIUR-AICI pare la sede idonea ad individuare le soluzioni più utili e condivisibili anche a livello regolamentare.
  1. Ratifica della Convenzione di Faro.

La Conferenza

–  rappresenta l’esigenza di superare la rigida e schematica distinzione tra patrimonio materiale e patrimonio immateriale;

–  evidenzia la necessità di esaltare le connessioni tra tangibilità e intangibilità dei diversi aspetti del patrimonio culturale comune europeo, che va non solo salvaguardato e custodito, ma anche integrato e sviluppato;

–  ritiene che in tal modo si possano costruire ulteriori percorsi di crescita delle Comunità, basati sui valori di libertà, uguaglianza e democrazia, quali diritti fondamentali delle persone e dei popoli.

E’ questa l’eredità comune dell’Europa da esaltare  e da trasmettere alle nuove generazioni, secondo la formulazione dell’art. 3 della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del Patrimonio culturale per la Società (FARO del 27 ottobre 2005), che impegna i Paesi firmatari, tra i quali è l’Italia, a promuovere la conoscenza e comprensione del patrimonio comune dell’Europa consistente anche in ideali, principi e valori, “derivati dall’esperienza ottenuta grazie al progresso e nei conflitti passati, che promuovano lo sviluppo di una società pacifica e stabile, fondata sul rispetto per i diritti dell’uomo, la democrazia e lo Stato di diritto”.

La Conferenza chiede, quindi, che il Parlamento italiano proceda celermente alla ratifica della Convenzione di Faro.

Progetto per “Mediterraneizzare l’Europa ed europeizzare il Mediterraneo”

1)      Si promuova un progetto europeo decennale per coinvolgere tutti i popoli mediterranei in un quadro di aiuti economici Nord-Sud che liberi il Mediterraneo dalla attuale condizione di destino finale di migliaia di migranti;

2)      Si proponga all’U.E. un progetto di tutela e manutenzione del complessivo patrimonio archeologico mediterraneo, il più grande del mondo (piano quinquennale).