Patto per la Salute, il rebus risorse
Ospedali: nuovo piano a dicembre

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Nuove risorse ma anche vecchi vincoli: luce e ombre del patto della Salute 2014- 2016 che le Regioni hanno sottoscritto lo scorso 10 luglio e che è tornato di stretta attualità Nuove risorse ma anche vecchi vincoli: luce e ombre del patto della Salute 2014- 2016 che le Regioni hanno sottoscritto lo scorso 10 luglio e che è tornato di stretta attualità dopo le polemiche suscitate dai tagli previsti dal Governo con la Legge di Stabilità. Al centro della discussione quanto scritto nell’articolo 1 dell’accordo firmato in estate, il primo di ventinove punti nei quali vengono affrontati tutti i temi più importanti per il riassetto del settore sanitario dalla lotta agli sprechi, all’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza, dalla riorganizzazione delle strutture ospedaliere, alla revisione dei ticket. Ad accendere i riflettori sul patto, tra sostenibilità e garanzie per i cittadini, il convegno organizzato dal Denaro con il patrocinio della Regione Campania e con il supporto di Abbvie e 3M, I fondi Il nodo del finanziamento del Servizio sanitario nazionale è tra quelli più spinosi che a dovuto risolvere il patto. Nell’articolo 1 si conferma la cifra prevista per il 2014, 109,928 miliardi, incrementandola in tre anni di 8,4 miliardi di euro, per arrivare ai 115,444 del 2016. Uno stanziamento di cui però non si escludono modifiche rese necessarie dal “conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica” e dalla “variazione del quadro macroeconomico”. Proprio su questo punto si è riacceso lo scontro tra Governo e Regioni. Non a caso il presidente Stefano Caldoro nel corso del convegno ha espresso preoccupazione per l’incertezza di risorse date per sicure, come dimostrato da una “manovra da 4 miliardi che rischia di ripercuotersi soprattutto sulla Sanità”. I risparmi Il dato positivo comunque è che i risparmi derivanti dall’applicazione delle misure contenute nel Patto così come quelli nella gestione del servizio sanitario nazionale effettuati dalle Regioni rimarranno nella disponibilità delle regioni stesse per finalità sanitarie. In questo modo, ha detto nel corso del convegno Raffaele Calabrò, parlamentare e consigliere di Caldoro per la Sanità, “sarà possibile reinvestire tali risorse in termini infrastrutturali”. Lea e decadenza manager Perno centrale del patto è l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza previsto entro il 31 dicembre 2014 secondo “i principi di equità, innovazione e appropriatezza” e del “rispetto degli equilibri programmati della finanza pubblica”. Su essi vigilerà il Comitato per la verifica dei LEA,che potrà avvalersi degli strumenti del Nuovo sistema informativo sanitario e del supporto dell’Agenas nazionale. Rilevante inoltre è l’introduzione del principio secondo cui il mancato conseguimento degli obiettivi di salute e assistenziali previsti dai Lea stabiliti per i direttori generali costituisce un “grave inadempimento contrattuale” che comporta la decadenza automatica dall’incarico. Assistenza territorale Il Patto della Salute si sofferma sull’assistenza territoriale imprimendo un’accelerata alla costituzione delle Unità Complesse di Cure Primarie (Uccp) e delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft) per la medicina convenzionata, che costituiranno “le uniche forme di aggregazione delle cure primarie”. Parla anche del ruolo dei Presidi territoriali/Ospedali di comunità, della Specialistica ambulatoriale e dell’Assistenza in emergenza urgenza territoriale 118. Piano ospedaliero Collegato a queste disposizioni del Patto c’è il nuovo piano ospedaliero regionale illustrato dal subcommissario Mario Morlacco nel corso del convegno promosso dal Denaro, con l’annuncio tra l’altro del varo del documento per il prossimo 31 dicembre, secondo le disposizioni nazionali. Il riassetto non comporterà tagli di posti letto una loro riassegnazione alle strutture in base alla specificità di ognuna. La logica che ispirerà l’organizzazione della Sanità campana sarà quella dell’appropriatezza della cura e quindi della specializzazione delle strutture. La rete dell’emergenza sarà imperniata su punti di primo intervento, pronto soccorsi ospedalieri e i dipartimenti di emergenza-urgenza-accettazione, ossia i Dea di I o di II livello e punto cardine del sistema sarà il 118 la cui centrale operativa avrà, secondo le prescrizioni del Patto della Salute, un bacino di utenza più ampio, di tipo regionale. Il modello permetterà, anche attraverso la sensibilizzazione dei cittadini verso un uso più assiduo del 118, di indirizzare il malato nella struttura più appropriata in base alla specifica patologia. Umanizzazione delle cure Il Patto prevede che le Regioni attuino interventi di umanizzazione delle cure che comprendano, tra l’altro, un progetto di formazione del personale e un’attività progettuale in tema di cambiamento organizzativo, indirizzato prioritariamente all’area critica, alla pediatria, alla comunicazione, all’oncologia e all’assistenza domiciliare. Ticket ed esenzioni Nel Patto si evidenzia la necessità di una revisione del sistema “che eviti che la partecipazione rappresenti una barriera per l’accesso ai servizi e alle prestazioni così da caratterizzarsi per equità e universalismo”. Il sistema, in fase di prima applicazione, dovrà considerare la condizione reddituale e la composizione del nucleo familiare. Successivamente potrà essere presa in considerazione la condizione “economica” del nucleo familiare. Blocco del turn over Nel testo si parla della “necessità” di valorizzare le risorse umane al fine di garantire una nuova organizzazione del Sistema sanitario regionale, con particolare riferimento alla riorganizzazione della rete ospedaliera, servizi territoriali e presa in carico delle cronicità e delle non autosufficienze. Inoltre, si prevede che il blocco automatico del turnover operi fino al 31 dicembre dell’anno successivo a quello di verifica. Cabina di regia Il Patto sarà governato da una Cabina di regia politica, che ne garantirà il monitoraggio costante e verificherà l’attuazione di tutti i provvedimenti, avvalendosi di un apposito Tavolo tecnico, istituito presso l’Agenas.


Il riparto del fondo 2014 REGIONE/RISORSE Piemonte 7.993.414.128 Valle d’Aosta 225.292.426 Lombardia 17.555.542.794 Bolzano 886.970.684 Trento 928.856.791 Veneto 8.696.062.457 Friuli 2.203.171.152 Liguria 3.035.036.197 Emilia Romagna 7.927.444.444 Toscana 6.754.520.683 Umbria 1.630.639.568 Marche 2.816.212.272 Lazio 10.151.219.587 Abruzzo 2.389.035.235 Molise 570.675.874 Campania 10.128.219.988 Puglia 7.143.580.328 Basilicata 1.042.970.725 Calabria 3.473.716.980 Sicilia 8.801.966.242 Sardegna 2.910.662.073 Totale 107.265.210.628