Paura a Roma, crolla tetto di chiesa in centro

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Roma, 30 ago. (AdnKronos) – Tragedia sfiorata al Foro romano, dove ha ceduto la volta della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami in Clivo Argentario (). Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Comando Piazza Venezia, i Vigili del Fuoco e il 118. Nessuno fortunatamente è rimasto ferito, perché, come ha riferito il parroco ai militari intervenuti, la chiesa era chiusa nel momento in cui la volta è crollata. Una prima informativa dei Vigili del Fuoco è attesa a piazzale Clodio. Una volta avvenuto il deposito sul crollo verrà aperto un fascicolo e si valuterà l’ipotesi di reato. Non si esclude che possa essere quella di crollo colposo.

IL PARROCO – La chiesa di San Giuseppe dei Falegnami era chiusa in quel momento, ma si utilizza spesso per fare i matrimoni. “Pensate che ce ne era uno in programma il prossimo sabato” dice il Vescovo ausiliare di Roma monsignor Daniele Libanori. “Se fosse accaduto allora avremmo pianto delle vittime. Non c’era, invece, nessuno e anche le opere d’arte maggiori sono salve, eccetto il soffitto”. Nel momento della caduta del tetto il parroco era l’unico presente all’interno della struttura. “, il fragore di uno scoppio. “Non ho fatto” neanche “in tempo a spaventarmi”, ammette, “non mi sono reso conto di cosa era accaduto” e ho solo “cercato di capire cosa fosse successo”.

IL VIGILE – “Abbiamo sentito – ha raccontato un vigile urbano – , siamo scesi giù e dentro il Carcere Mamertino c’era del personale e dei turisti e in malo modo li ho fatti uscire subito, urlando purtroppo, li ho trattati male. La mia premura era soltanto che dentro non ci fosse nessuno e li ho fatti uscire”.

L’IPOTESI TIRANTE- Il cedimento di un tirante? “È solo un’ipotesi” ha detto il sottosegretario ai Beni Culturali, Gianluca Vacca, dopo aver effettuato un sopralluogo alla Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami ai Fori Imperiali. Ai cronisti che gli chiedevano se a causare il crollo del tetto fosse stato il cedimento di un tirante, come per il ponte Morandi di Genova, ha sottolineato: ”Faremo degli approfondimenti per capire che cosa è successo”. “Da quello che ci ha detto il Vicariato -ha spiegato- non c’erano state avvisaglie nel recente passato di cedimento o quantomeno di alcun tipo di carenza strutturale quindi è stato del tutto inaspettato. Le operazioni adesso -ha concluso Vacca- sono per la messa in sicurezza del sito e per mettere in sicurezza le opere che sono custodite all’interno”.

IL MIBAC – Il ministro per i Beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli, “sta seguendo la vicenda del crollo del tetto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami al Foro Romano, in Roma ed è costantemente in contatto con il Segretario Generale, Giovanni Panebianco, che sta coordinando le unità del Mibac per far fronte all’emergenza. Non si registrano feriti, ma con il crollo è andato perso il soffitto a cassettoni della Chiesa”, lo riferisce il Mibac stesso in una nota. “Tutta la struttura del dicastero – prosegue il testo – con i tecnici specializzati, gli archeologi, gli architetti, gli storici dell’arte, i restauratori, si è immediatamente attivata. È infatti subito intervenuto personale della Soprintendenza speciale di Roma, del Parco archeologico del Colosseo e i Carabinieri del Nucleo Tutela”. “La chiesa di San Giuseppe dei Falegnami è proprietà del Vicariato di Roma che ne ha la custodia. Al Mibac competono le funzioni di tutela. È stata inoltre tempestivamente attivata, tramite l’Istituto centrale per il catalogo, la raccolta di dati circa le opere d’arte contenute nella Chiesa. Dalle prime informazioni acquisite, sembrerebbe che la preziosa tela seicentesca di Carlo Maratta non avrebbe subito danni. Sul posto si sta recando anche il Sottosegretario Gianluca Vacca”, conclude il Mibac.

I DANNI – Una stima dei danni? “È nell’ordine del milione di euro” ha detto il soprintendente Francesco Prosperetti. La struttura era stata interessata da alcuni lavori che hanno riguardato la facciata, precisando però che, durante i controlli dopo il terremoto di Amatrice, non erano stati segnalati danni nella piccola chiesa. “All’epoca facemmo un censimento delle chiese danneggiate ma – ha ricordato – non vi erano stati problemi. Probabilmente per il pregevole soffitto a cassettoni non si sono potute esaminare le capriate”. “Per quanto riguarda i lavori di rifacimento del tetto – aggiunge – ovviamente la competenza è del vicariato ma stiamo lavorando in sinergia. Se avranno bisogno noi ci siamo’. “Quello che è accaduto alla chiesa San Giuseppe dei Falegnami è una cosa grave e totalmente inaspettata. Non c’era stato dato nessun segnale in precedenza al contrario del ponte di Genova”. “C’è una tragica somiglianza, un tirante che ha ceduto: nelle nostre menti non può che ricordare la tragedia di Genova”. “A causare il crollo è stato molto probabilmente un cedimento strutturale: evidentemente c’è stata qualche capriata che non ha retto alla spinta del tetto e precipitando ha tirato giù pure le altre”. “È venuto giù per intero il tetto -ha sottolineato- un collasso improvviso e totale che ha distrutto, ci auguriamo in maniera non irreparabile, il prezioso soffitto a cassettoni, che è un soffitto di legno intagliato di grandissimi pregio. Per fortuna l’analogo soffitto della confraternita che attigua alla chiesa è rimasto invece indenne da questo crollo”. “Il crollo ha coinvolto l’intera aula ecclesiale -ha proseguito Prosperetti- ma ha miracolosamente risparmiato le tele presenti sulle pareti della chiesa tra cui una tela pregevole di Carlo Maratta del 1650 che è il dipinto di maggior pregio conservato all’interno della chiesa”.

L’URBANISTA – Il crollo del tetto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, dice Sandro Simoncini, docente di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA, “si configura come una nuova ferita nell’anima di una città in affanno, avvilita, ripiegata su sé stessa. Da un lato si deve tirare un sospiro di sollievo per l’assenza di vittime, ma dall’altra parte non si può non rilevare la valenza anche simbolica di questo evento, accaduto nel cuore di Roma, a due passi da Campidoglio e Colosseo, in pieno Foro Romano”. “Si tratta di una chiesa che ha una valenza storica, archeologica e culturale importantissima: sorge proprio sopra il carcere Mamertino, in cui sarebbero stati rinchiusi anche San Pietro e San Paolo, e i romani la sentono particolarmente loro perché la vivono e vi si celebrano matrimoni tre giorni alla settimana. Data l’importanza dell’edificio – aggiunge – risulta davvero difficile giustificare un simile evento, anche in considerazione del fatto che ci sono ben tre enti chiamati a vigilare sulla sua integrità: la confraternita di San Giuseppe dei Falegnami, che risulta proprietaria dell’edificio e che fa capo al Vicariato; la Soprintendenza del ministero dei Beni Culturali, a cui è affidata la manutenzione; il Parco archeologico del Colosseo, che cura lo stato di salute del carcere Mamertino”.