Paura dell’agricoltura 2.0? Meglio la filiera anti-fame

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A cura di Cristian Fuschetto

Il dato è oggettivamente impressionante, ma siccome anche sulla biodiversità s’è ormai montata una battaglia ideologica con crismi da ultras, conviene andarci coi piedi di piombo. “Nel mondo – afferma Stefano Padulosi, scienziato esperto di risorse genetiche e membro di Bioversity International, tra i protagonisti dell’XI Forum dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura, organizzato a Napoli da Greenaccord Onlus – possiamo contare su duecentocinquantamila specie vegetali conosciute, settemila delle quali selezionate nel corso del tempo dagli agricoltori di tutto il globo. Eppure, oggi se ne utilizzano solo una manciata. Il settantacinque per cento del fabbisogno alimentare mondiale è basato solo su dodici tipi di raccolti agricoli e cinque specie animali”. Il motivo di questo macroscopico squilibrio sta, inutile precisarlo, nelle politiche agricole dettate dalla (poche) multinazionali che decidono per tutti. “L’uso di un numero sempre più ridotto di specie agricole – continua Padulosi nel corso del Forum all’Università Suor Orsola Benincasa – è funzionale agli interessi del modello agricolo dominante e produce una standardizzazione dei gusti e una perdita di biodiversità genetica e culturale”. Il problema non è di poco conto perché, connesso con la tutela delle diverse specie agricole, c’è la possibilità di garantire alle popolazioni mondiali alimenti “di grande valore nutrizionale e culturale che tra l’altro si adattano meglio ai diversi climi ed ecosistemi”. E quindi richiedono meno attenzione e un minore ricorso a prodotti chimici. “Sostenere gli agricoltori che mantengono tale diversità agricola attraverso il proprio lavoro nei loro campi – prosegue lo scienziato – è interesse dell’intera comunità internazionale”. Allarmi tutti facilmente comprensibili, se non fosse per il fatto che mai vengono accompagnati da risposte circa l’interrogativo che, altrettanto oggettivo, siamo tutti chiamati a porci: come sfamare una popolazione mondiale che, come ricorda lo stesso ministro per l’Agricoltura Maurizio Martina nella sua lettera inviata agli organizzatori del Forum, nel 2050 si prevede di nove miliardi di individui? Come garantire cibo sano e sicuro a una popolazione mondiale in costante crescita? La biodiversità è un valore intangibile, per carità, ma lo è anche la possibilità di garantire di che vivere a tutti e, questo è il punto, sono poche le specie che garantiscono raccolte in grado di far fronte a una domanda di cibo sempre più alta. Sempre più impressionante. Dalla filiera corta all’agricoltura di qualità, dalla tutela delle specificità territoriali alle norme per i piccoli produttori, sono stati tanti i temi sul tavolo affrontati dai più autorevoli esperti al mondo ma le griglie interpretative messe sistematicamente in campo sono parse puntualmente orientate sul fronte di una sensibilità “difensiva”, scettica a oltranza nei confronti delle biotecnologie e dei soliti nemici Ogm. Tra le tante riflesisoni ha spiccato, tuttavia, la presentazione di una iniziativa concreta contro la fame e la povertà promossa con impegno dalla Diocesi napoletana. “Sono migliaia – raccontano dalla Curia di Napoli – le persone che ogni giorno bussano alle porte delle parrocchie e della Caritas diocesana. Oltre ai senza fissa dimora anche interi nuclei familiari avvertono purtroppo la mancanza del minimo vitale per poter andare avanti dignitosamente”. Sono oltre 1300 i pasti al giorno preparati grazie ad una vera e propria “filiera anti-fame”. Una tavola solidale per far fronte ad una emergenza sociale che conta tra le sue fila sempre più proseliti. I rifornimenti alimentari sono assicurati dalla Caritas e dal Cair, insieme alla cooperativa Ambiente Solidale, che si occupa del contrasto alla povertà alimentare e che sfama, mediamente, cinquantamila persone al giorno. Grazie alla prima “Colletta alimentare diocesana”, istituita dall’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, e svoltasi il 17 e 18 maggio scorsi, sono state raccolte – tra l’altro – oltre sette tonnellate di pasta e più di cinquecento litri d’olio.