Pd, Formisano: Dall’allarme sicurezza al referendum, i passi falsi della sinistra

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in foto Pina Picerno e Elly Schlein

Abbiamo raccolto le ultime dichiarazioni dell’ex senatore Nello Formisano che da qualche tempo si propone come esperto politico talvolta in soccorso degli sbandamenti della sua parte politica, la sinistra.
Sono interessanti le sue considerazioni sul tema della sicurezza pubblica rimbalzato all’ attenzione per gli scontri violenti di Torino e Milano.
“Si tratterebbe di un errore politico enorme lasciare solo alla destra la cura di questo argomento che attualmente riguarda i cittadini italiani. Che la Repubblica italiana crei un ulteriore reato, argomenta Formisano, fa capire ai cittadini che la direzione di marcia è quella di punire taluni comportamenti. Potrebbe sembrare inutile ed invece è “orientamento” ed il centrosinistra erra se considera estrapolata dal contesto generale una norma che riguarda interventi sulla sicurezza. Per rispondere sull’ applicazione concreta prendo come spunto Franco Gabrielli, una figura di altissimo livello avendo ricoperto ruoli chiave come Capo della Polizia e Direttore Generale della Pubblica Sicurezza. Una manifestazione pubblica che è costituzionalmente garantita va comunque attenzionata, innanzitutto preventivamente va fatto un esame sui promotori e sui fini che si intendono raggiungere e si monitorano le forze che convergono.I militanti in tempi passati, i partiti stessi conoscevano il territorio meglio dei carabinieri, mentre oggi non è più così.Le Brigate Rosse quando sono nate in Italia alcuni le consideravano “compagni che sbagliavano” ed alla fine si è dimostrato che così non era anzi erano anche eterodirette dall’ estero perchè dovevano minare alla nostra democrazia che evolveva in un’ altra direzione che non era gradita anche a chi dirigeva le Brigate Rosse. Come Gabrielli sostengo che l’ ordine pubblico non è una formula da talk show , ma un sapere professionale che si costruisce con l’ addestramento e la capacità di leggere i contesti. Le forze dell’ordine non devono farsi ammaliare da chi promette lo scudo penale, perchè la vera tutela degli agenti passa per la trasparenza e la professionalità, non per l’ impunità e propaganda”, conclude.

Nello Formisano non ha fatto a meno di spendere alcune considerazioni sullo scenario politico che interessa Bagnoli e le prossime elezioni. “Gaetano Manfredi non ha mai rifiutato nessun tipo di confronto, a mio parere. Per Bagnoli sono in gioco risorse che non piovono dal cielo e che vanno gestite nella giusta direzione di quelli che sono i bisogni sapendo che se non saranno utilizzate ne approfitteranno altri. Una delle cose che mi diceva il mio maestro e amico Giorgio Benvenuto era:” Nello vedi che il porto di Lisbona è stato fatta con i soldi che la comunità europea aveva destinato all’ Italia e che non siamo stati capaci di spendere”. Chi governa deve sempre tenere a mente che le decisioni non si possono rinviare quando arriva il momento di decidere”. sentenzia Formisano. “Quello che mi duole in questa vicenda è che un ex sindaco di Napoli sta capeggiando questa rivolta contro Manfredi. De Magistris quando era ancora magistrato in carica e si iscrisse all’ Italia dei Valori venne dal segretario regionale a Napoli, da me. Successivamente abbiamo fatto delle liste insieme, campagne elettorali ma non è possibile che dopo che si sia cessata una funzione si ingaggi una battaglia di tipo personale contro Manfredi. Il nostro sindaco è consapevole che perdere quelle risorse sarebbe “criminale” e rinunciare a migliorare la qualità della vita dei napoletani una cosa da evitare”.

Non è mancata una breve digressione storica che nello stile di Nello Formisano ha poi prodotto una critica verso la sua parte politica. “Nel 1984 il Pc superò la Dc e in quella occasione il solo partito comunista italiano del quale mi onoro di aver militato conseguì 11 milioni e 700 mila voti. Due anni fa ci sono state le elezioni europee, il Pd che dovrebbe ricomprendere tutta la cultura del Pc più quella centrista riformista, ha ottenuto 5 milioni e 600 mila voti. Attualmente non mi sembra di vedere dei dirigenti politici all’ altezza di quelli dell ’84. Il partito comunista italiano aveva avuto la capacità di comunicare con tutti e non si poneva nella posizione di non avere dialogo con l’ avversario politico o la controparte. Il partito comunista votava a favore dei provvedimenti governativi se li condivideva. Oggi mi pare che il Pd si sia arroccato su una pregiudiziale opposizione teorica. Un po’ di duttilita’ all’attuale segretaria gioverebbe perché nella sua area ci sono tantissime sensibilità ed avviare una campagna che dice che chi vota Sì al referendum è fascista non va bene. Augusto Barbera è stato il primo ministro del governo Ciampi, parliamo del presidente emerito della Corte Costituzionale che ha spiegato in punta di diritto il suo voto per il Sì. La Schlein invece sta facendo la tifosa del progetto alternativo della Meloni tacciando di fascismo quelli che nel Pd, da ultimo Pina Picierno, voteranno Sì. Non era mai successo che si usassero questi termini così forti in un momento in cui il popolo viene chiamato alle urne, si tratta di un grave errore politico”, conclude Nello Formisano.