Pd, Orfini: C’è il problema Napoli. Il partito deve affrontarlo

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“Siamo in una citta’ in cui ogni volta che si vota per elezioni diverse dalle comunali, il Pd prende piu’ voti di quanti ne raccoglie quando si vota per Napoli. Questo significa che c’e’ un pezzo di nostro elettorato che vorrebbe votarci ma quando si parla di Napoli non lo fa”. E’ la sintesi del discorso del presidente del Pd, Matteo Orfini, oggi a Napoli per lanciare l’iniziativa ‘Quelli della Macfond’ che racchiude segretari di circolo e delegati provinciali dell’area renziana del partito. Il problema Napoli c’e’, secondo il segretario reggente del Pd “e credo – spiega – che questo sia un problema non degli elettori ma del Pd e il partito deve farsi carico di affrontarlo”. L’emergenza di consensi e partecipazione civica della citta’ e’ diversa da quella registrata a Roma nel pre e post Marino. “A Roma – sottolinea Orfini – venivamo da una situazione diversa e molto delicata, venivamo da Mafia Capitale, li’ due anni e mezzo di commissariamento sono serviti a rivoltare il partito come un calzino, pagando anche dei prezzi molto dolorosi e una sconfitta elettorale. Ma oggi c’e’ un partito sano rispetto quello di qualche anno fa”. L’idea di Matteo Renzi di usare un “lanciafiamme” per fare una classe dirigente “dovete chiedere all’ex premier se sara’ ripristinata. Se Renzi tornera’ a dirigere il partito fara’ le sue valutazioni. Ma non sempre si risolve tutto da Roma – e’ l’ammonimento del segretario reggente -, credo ci sia anche bisogno di un salto di qualita’ e di un scatto di orgoglio da parte di chi vive il partito in questa citta’ ma soprattutto da parte di quella parte di citta’ che non ha piu’ fiducia in noi: venisse a darci una mano”. Orfini ritiene che in citta’ ci sia stato “un ciclo, durato tanto, di un partito che si e’ molto chiuso, che si e’ concentrato piu’ sugli equilibri interni che sul dialogo con la citta’ e con i mondi che potevano guardare con interesse a noi. Questo – conclude – ha lasciato spazio politico ad altri. Allora bisogna riprendere a discutere con tutti, a cominciare dal mondo della cultura e degli intellettuali, dobbiamo avere l’umilta’ di ascoltare”.