Pediatria San Paolo, che si fa? Sicurezza sanitaria e rete territoriale

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di Domenico Esposito*

Il destino del presidio di pediatria dell’ospedale San Paolo è tornato al centro del dibattito sulla sanità campana. Per migliaia di famiglie di Fuorigrotta e Bagnoli rappresenta un punto di accesso rapido quando un bambino ha febbre alta, crisi respiratorie, traumi o convulsioni. In questi casi il tempo è parte integrante della cura. 

Come Movimento Qualità della Vita riteniamo che la sicurezza sanitaria territoriale non possa essere ridotta a una variabile organizzativa. Presìdi pediatrici di prossimità in una città congestionata come Napoli sono un principio di prevenzione e tutela. 

Senza chiarezza sugli atti e sulle tempistiche, il rischio è che soluzioni temporanee diventino arretramenti strutturali. Il nodo non è solo logistico. Spostare un reparto pediatrico da un’area densamente popolata verso strutture già sotto pressione significa aumentare distanza e tempi di accesso, con effetti diretti sulla sicurezza dei minori e sulla fiducia delle famiglie nel sistema sanitario. 

Il tema si inserisce in un quadro più ampio. Nel Mezzogiorno la spesa sanitaria pubblica pro capite resta inferiore al Centro-Nord: 2.140 euro media nazionale nel 2021, 1.818 euro in Campania. Un divario che alimenta mobilità sanitaria e indebolisce la capacità dei territori di trattenere risorse e professionalità. 

Quando i servizi si riducono, i cittadini migrano e con loro migrano anche le risorse. È un circuito che va invertito con una sanità territoriale programmata, verificabile e orientata alla prossimità. Per questo chiediamo alla Regione Campania tre elementi essenziali: – l’atto ufficiale che disponga eventuali trasferimenti con motivazioni e durata; – un cronoprogramma dei lavori con soluzioni ponte; – un piano organici con numeri e coperture reali. 

In sanità non bastano comunicazioni generiche: servono atti, tempi e responsabilità. La proposta è semplice: prima si garantisce la capacità, poi si sposta la domanda. Se la pediatria si trasferisce, le strutture riceventi vanno potenziate prima, non dopo. Se i lavori al San Paolo sono necessari, si valuti un presidio ridotto in loco per evitare vuoti assistenziali. 

Una città misura la propria solidità da come protegge i più fragili mentre affronta riorganizzazioni e cantieri. La questione del San Paolo è un banco di prova per il modello di sanità territoriale in Campania: equilibrio tra interventi strutturali, risorse umane e prossimità delle cure. 

 *Presidente Movimento Qualità della Vita