Pedoni, sentinelle di cittadinanza attiva

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A Toronto, dove il Bazar delle Follie made in Italy non ha aperto bottega, il Comune ha A Toronto, dove il Bazar delle Follie made in Italy non ha aperto bottega, il Comune ha deciso che bisogna agire per “assicurare la miglior esperienza pedonale possibile (comfort, convenienza, sicurezza e attrazione) affinché ogni viaggio cominci e termini a piedi”. Quella che a Toronto è una cultura attiva della mobilità urbana, con accesso diretto ai principali percorsi pedonali, in Italia resta un sogno.Da noi, la sicurezza dei pedoni conta poco o niente. Se non c’è il semaforo, in prossimità delle strisce automobilisti e motociclisti e ciclomotoristi accelerano anziché rallentare. Il pedone che con l’arma del coraggio in mano, la stella della fortuna sul capo e, semai, con l’occhio dell’aquila procede lungo le strisce, lo fa a suo rischio e pericolo. È pura causalità che non accada un incidente. Qual è il numero di morti e feriti da considerarsi fisiologico? Quel numero è zero. E zero dovrebbe essere la tolleranza da parte degli assessorati al traffico. Purtroppo, oggi la tolleranza è cento. All’altezza delle strisce non protette da semaforo non ci sono rilevatori d’infrazione. Non ci sono segnali cartacei o digitali che portino la scritta “rallentare”. Non si vedono vigili urbani. La striscia è terra di nessuno. È appannaggio dei predoni della velocità. È visibile chi resta steso per terra sulla striscia pedonale o qualchemetro più in là a causa dell’urto con il veicolo investitore, ma resta estraneo alle statistiche comunali. Nella tabella “Incidenti stradali e persone infortunate” non si trova la colonna “personemorte e ferite sulle strisce pedonali”. Ciò che accade nei percorsi pedonali è sintomo di una cittadinanza leggera come piuma al vento. Tra i paesi in cui la cittadinanza ha spessore i veicoli si arrestano nelle vicinanze dell’attraversamento stradale. A Sydney si racconta del vecchio immigrato libanese che lungo l’attraversamento pedonale si sentiva così potente da riuscire a fermare le auto. Quello spazio gli dava sicurezza e un senso di appartenenza; il suo era uno status di cittadinanza piena, non marginale. Abbiamo città come Bologna note per i loro centri e spazi civici, ben marcati sulle mappe di Google. Ma spazi civici sono anche le strisce e i percorsi pedonali dove i cittadini possono sperimentare quanto forte o debole sia il senso di appartenenza alla comunità. Se la vita si compie un passo alla volta e ciò che facciamo oggi ci porta verso il domani, anche il percorso pedonale sono un atto niente affatto banale. Proteggerli vuol dire rafforzare l’impatto e il valore che si attribuisce alla sicurezza dei suoi cittadini. Con il sostegno delle tecnologie digitali, i Comuni hanno l’opportunità di creare città dove pedoni, biciclette, auto private, trasporto commerciale e pubblico s’intrecciano in una rete intelligente e connessa per risparmiare vite, tempo, risorse, ridurre le emissioni e migliorare la sicurezza. Sarà il “caso” l’occasione per far nascere in Italia una cultura attiva della mobilità urbana che dia tranquillità ai pedoni e ne agevoli gli spostamenti grazie a mezzi di trasporto tra loro complementari?