Pensare globalmente, agire localmente  

260
Immagine tratta da Facebook

di Giuseppe Tranchese

Nel precedente articolo “Egocentrismo o Ecocentrismo? …” abbiamo provato a fare il punto sulle fonti di inquinamento ambientale ed in questo cercheremo di analizzare come affrontare quelli che, più cautamente, traduciamo in Italiano con i termini di Interferenti Endocrini I.E. (sebbene l’originaria dizione inglese Endocrine Distruptors indicherebbe più dettagliatamente un grave disgregamento dei sistemi biologici).
Sarebbe complicato elencare ed approfondire singolarmente i circa 800 perturbatori sino ad oggi identificati, ma è importante capire che il loro ritrovamento nel vissuto quotidiano è realmente ubiquitario: dai prodotti per la cura personale (che abbondano di Ftalati e Triclosan) all’acqua potabile (sempre più spesso contaminata da atrazina, arsenico e perclorato); dai prodotti agroalimentari coltivati con metodi di agricoltura convenzionale (conditi da pesticidi ed erbicidi) alle carni, pollame, latticini, uova provenienti da allevamenti di massa (nonostante i controlli, ancora trattati con antibiotici ed ormoni); dai pesci captatori, loro malgrado, di ingenti concentrazioni di mercurio, ai cibi in scatola contenenti Bisfenolo A (BPA), ben noto interferente endocrino. Il BPA si ritrova anche nella gran parte degli utensili da cucina in plastica o nelle pentole antiaderenti, così come nelle carte termiche e nei prodotti da ufficio. Non ultime, le interferenze al sistema psico-neuro-endocrino-immunologico indotte dai campi elettromagnetici da cui oggi siamo completamente accerchiati ed assorbiti.
Avevamo anche accennato a quanto i controlli non siano capillari ed i limiti di legge relativi ai tossici non siano cautelativi, frutto di quel compromesso tra conoscenze scientifiche ed interessi economici sempre più a favore di questi ultimi. Così come i limiti di soglia tossica non sono omogeneamente rapportabili alla risposta biologica individuale.
Il giornalista procidano Antonio Lubrano avrebbe esordito con “la domanda sorge spontanea”: i nostri governanti sono consapevoli della posta in gioco in termini di salute e dei costi economici e sociali derivanti dagli effetti degli interferenti endocrini sulla salute?
In generale, a quanto pare, più si è lontani dalle problematiche più si è insensibili ai problemi.
Un sindaco dovrebbe avere più a cuore le mense scolastiche rispetto ad un ministro e quest’ultimo dovrebbe mostrarsi più prudente e consapevole delle realtà del suo paese rispetto ai responsabili europei. Ciò non significa che si debba essere chiusi nel proprio recinto politico, ma partire da una politica sociale capillare proprio dalle piccole realtà e dai piccoli paesi, avrebbe dei risvolti positivi anche sulle realtà regionali, nazionali e poi comunitarie. Di fatto, invece, i principi di prudenza, prevenzione e precauzione assumono solo una connotazione di propaganda e non costituiscono basi sulle quali far partire una politica sociale ecologica. Pur avendo tutto ciò che ci serve, nascosta dietro la coltre giustificativa della mancanza di fondi economici, manca proprio la volontà politica che, paradossalmente, appare come l’unica fonte “realmente rinnovabile”.
Ed allora con tanta pazienza, forse, occorrerà partire dal potenziale umano di ogni singolo cittadino resiliente. Recuperare e trasmettere, in primis, ai bambini ed ai giovani l’amore ed il rispetto per la terra, la gioia di coltivare anche un piccolo orto, di raccogliere e mangiare quello che si può fare con le proprie mani, cominciando dal pane (possibilmente ricercando grani locali, non nebulizzati con glifosato e co.). Aiutare i giovani, soprattutto nelle scuole, a pensare maggiormente alle cose essenziali della vita piuttosto che a quelle che danno lustro: piantare alberi e soprattutto risparmiare acqua, mangiare meno cibo ma ricercarne la qualità. Dedicare tempo al gioco all’aperto, potendo guardare in faccia gli amici, saltando dietro ad un pallone con il proprio pet piuttosto che ipnotizzarsi e cortocircuitarsi il cervello davanti allo schermo di uno smartphone o di una game station.
Solo partendo dalla tutela dell’ambiente in cui viviamo, dalle nostre case, attraverso quei piccoli gesti quotidiani fatti con la piena consapevolezza delle loro conseguenze sull’ambiente, si possono garantire risultati positivi che vadano dal locale al globale. Riflessioni demagogiche e banali? Si, se restano inattuate. Ma se vengono messe in pratica si passerà dal banale qualunquismo alla concretezza di cui c’è bisogno.
Credo che famiglia e scuola abbiano il dovere etico e formativo di istruire capillarmente alla cultura dell’essenziale ed al rigetto del superfluo (in senso sia dottrinario che pratico), attraverso l’informazione e la formazione dei singoli per arrivare alle comunità, partire dal microcosmo per estendersi al macrocosmo. Il filosofo Martin Buber, nel suo breve ma profondamente intenso saggio Il cammino dell’uomo, sintetizza mirabilmente questi concetti, indicando quel “cammino particolare che comincia dal ritorno in se stessi, passa per la risolutezza e consapevolezza nel posto in cui ci si trova, per arrivare a non preoccuparsi più di sé e quindi cambiare il mondo senza accorgersene”.
L’imperativo è non sorvolare sulle cose senza studiarle e comprenderle, perché la superficialità è la menzogna più grande.