Pensioni: Cida, dopo le elezioni tornano attacchi ai pensionati

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Roma, 21 mar. (Labitalia) – “Il nuovo Parlamento si insedierà ufficialmente solo venerdì, mentre il governo è ancora nel campo delle ipotesi: ma ad elezioni finite sono puntualmente tornati a fiorire gli attacchi alle pensioni ed ai redditi dei pensionati”. Lo ha detto Giorgio Ambrogioni, presidente di Cida, la confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità pubbliche e private. “Dall’Ocse al Fmi con un l’aggiunta della Bce – sottolinea Ambrogioni – è tutto un fiorire di appelli al rigore, di richiami al rispetto delle regole, di moniti ad evitare l’ennesimo baratro che ci si para davanti se non si rispettano diktat sempre più pressanti. In particolare, ci si accanisce sulle pensioni, lamentandone l’ammontare rispetto al pil, la forma di elargizione troppo generosa e lasciando intendere che il concetto della reversibilità andrebbe rivisto, in peggio”.

“Eppure – spiega il presidente di Cida – appena un mese fa, il rapporto annuale del centro studi ‘Itinerari previdenziali’ aveva chiaramente indicato l’errore di fondo consistente nel mettere nello stesso calderone assistenza e previdenza, evidenziando la necessità di separarle. Tesi, peraltro, condivisa praticamente da tutti”.

Innanzitutto, per il presidente della Cida, “si tratta di un’operazione utile a livello contabile, perché consente di fare chiarezza su spese molto diverse tra loro per finalità e modalità di finanziamento e che, invece, sono spesso assimilate, finendo così per influenzare anche le analisi dei centri studi internazionali”. “I dati di partenza sono comunque forniti dall’Istat, visto che le istituzioni economiche mondiali non hanno modelli econometrici ‘tarati’ sulla spesa pubblica italiana, in grado cioè di scomporla ed analizzarla in dettaglio”, avverte.

“E’ bene allora ripetere che la spesa per le pensioni in Italia non è pari al 18% o al 20% del pil, cioè al di sopra della media europea. In realtà nel 2016 la spesa pensionistica italiana è stata pari a 200,7 mld lordi, cioè 150 mld al netto di tasse ed imposte che gravano sulle pensioni, a fronte di contributi per 181,1 mld. Quindi, in un bilancio serio, la situazione è di saldo positivo e non di deficit, e la percentuale corretta pensioni-pil è circa del 13%”, dice.

“E’ bene che le forze politiche che stanno lavorando alla formazione del nuovo governo – prosegue – tengano i nervi saldi e distinguano le ‘fake news’ in tema di pensioni. Stanno venendo in scadenza appuntamenti importanti sul piano economico, dal Def, alla possibile ‘manovrina’ che potrebbe chiedere Bruxelles; per non parlare del problema dei dazi internazionali o delle conseguenze della Brexit. Invitiamo tutti i partiti a concentrarsi sulle cose da fare, per i giovani, la scuola, le politiche attive del lavoro. Sulle pensioni occorre calma e conoscenza di tutte le problematiche, senza farsi condizionare ogni volta che qualcuno grida ‘al lupo”, conclude Ambrogioni.