Pensioni: ecco cosa potrebbe cambiare con il governo Draghi

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Il nuovo governo italiano presieduto da Mario Draghi sta cercando di fronteggiare la pandemia da Covid-19, portando però avanti al tempo stesso tutte le pratiche e le riforme che caratterizzano la normale agenda di un paese. Nel corso di un recente discorso tenuto alla Camera, il premier ha fatto luce su alcuni di quelli che saranno i punti chiave della propria legislatura, ma non ha dato indicazioni su un tema particolarmente sentito in Italia, quale quello della previdenza.

A prescindere dai cambiamenti in atto o ipotizzati, sicuramente un interrogativo come “quando andrò in pensione?” rimane molto diffuso tra gli italiani. In tal senso è bene sottolineare che, secondo molti esperti del settore, il 2021 potrebbe essere un anno molto, molto importante per la previdenza, visto che terminerà il triennio dedicato alla fase sperimentale di Quota 100.

Che cosa è quota 100

Quota 100 è un decreto legge previdenziale anticipato dalla Legge di Bilancio del 2019 e poi introdotto nel 2020, che provava a modificare i concetti precedenti di età anagrafica e di età contributiva. Alla base di questa misura vi è infatti l’idea che si possa accedere alla pensione nel momento in cui la somma di anni di vita e anni di contributi raggiunga proprio il numero 100.

Ad esempio, con Quota 100 è idealmente possibile andare in pensione anche a 60 anni, ovviamente a patto che si siano versati almeno 40 anni di contributi. Un’altra caratteristica di Quota 100 è l’impossibilità di accumulare né alcun tipo di forma di reddito legata a lavoro dipendente, né alcun tipo di forma di reddito legata a lavoro autonomo

Altri requisiti

A prescindere dalle modalità contributive previste dalla singola riforma o proposta legge, ovviamente per andare in pensione è necessario rispettare determinati requisiti. In Italia in questo momento i lavoratori legati all’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) e/o iscritti all’AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria) per potere andare in pensione devono avere compiuto per lo meno 67 anni di età ed inoltre devono avere versato un minimo di 20 anni di contributi.

Detto questo, anche allo stato attuale esistono diverse soluzioni per potere ottenere il pensionamento anticipato: una possibilità prevede ad esempio il raggiungimento di 41 anni e dieci mesi di contibuti per le donne e di 42 anni e dieci mesi di contributi per gli uomini, a prescindere dalla loro età anagrafica. Esiste poi la cosiddetta “pensione anticipata contributiva”, che consente di ritirarsi dal lavoro a 64 anni di età con un minimo di soltanto 20 anni di contributi. In questo caso però la pensione deve ammontare ad un minimo di 2,8 volte il valore dell’assegno sociale dell’INPS

Scenari futuri

Molti analisti concordano nel ritenere che Mario Draghi porrà fine alla riforma Quota 100 in maniera definitiva, ma resta da capire cosa farà il nuovo governo per evitare i cosiddetti “scaloni”, ovvero uno scenario in cui migliaia di lavoratori arrivati a un passo dai requisiti previsti si troverebbero a dovere rimandare il pensionamento di ben cinque anni.

Da questo punto di vista c’è chi parla di un possibile passaggio verso una riforma “Quota 102”, che, di fatto, funzionerebbe esattamente come la precedente Quota 100 aumentando però di due anni la somma minima di età contributiva ed età anagrafica valida per il pensionamento. Dall’altra parte c’è anche chi pensa che non si opterà per una riforma più complessa e sostanziale, quanto piuttosto per tanti interventi mirati relativi alle singole soglie di pensionamento ed ai singoli coefficienti di trasformazione.