“Peppino usato come brand”, famiglia Impastato contro lista Fava

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Palermo, 25 set. (AdnKronos) – Un’operazione elettorale “strumentale” che utilizza Peppino Impastato “come un marchio pubblicitario”. Così, in una nota congiunta, la famiglia dell’attivista ucciso a Cinisi da Cosa nostra il 9 maggio del 1978, il Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, l’associazione Peppino Impastato e Rete 100 passi, giudicano la lista ‘Cento passi per la Sicilia’ del vice presidente della commissione parlamentare Antimafia, Claudio Fava, candidato della sinistra alla Presidenza della Regione siciliana alle elezioni del 5 novembre.

“In questi giorni – si legge nella nota – abbiamo appreso che una lista per le prossime elezioni regionali ha nel simbolo la scritta ‘Cento Passi per la Sicilia’. E’ chiaro a tutti il riferimento a un film con quel titolo, ma pure a Peppino e alla nostra storia e alle lotte che nel nome di Peppino abbiamo condotto in questi 40 anni, spesso in grande solitudine, per salvarne la memoria e ottenere giustizia”.

“Non possiamo non sottolineare – prosegue la nota – che coloro che hanno avuto un ruolo importante in questo percorso non sono stati neppure informati. Noi riteniamo che questa iniziativa, oltre ad essere un’operazione elettorale alla ricerca di consensi, sia strumentale, utilizzi come un marchio pubblicitario la figura e l’immagine di Peppino e l’impegno di chi ha continuato ad operare ‘con le sue idee e il suo coraggio'”.

Fava replica così alla famiglia Impastato: “I ‘Cento passi’ è un appello alla mobilitazione collettiva delle donne e degli uomini liberi della Sicilia. E’ tutto – spiega all’Adnkronos – tranne un’operazione elettorale di nicchia come vorrebbe far credere questo comunicato nel quale io faccio fatica a riconoscere le parole di Giovanni (fratello di Peppino Impastato, ndr)”.

“‘Cento passi’ è un’espressione che ho inventato io oltre 20 anni fa – ricorda Fava – e che è diventata oggi una grande storia collettiva, che appartiene alla memoria di tanti in tutto il Paese. E’ il titolo di un capitolo di un mio libro dedicato alla storia di Impastato, un’espressione che ho fatto nascere sette anni prima del film di Marco Tullio Giordana e che non richiama solo la storia di Peppino Impastato, ma anche quella di Giuseppe Fava e di tutti quelli che sono caduti in Sicilia e in Italia per mano mafiosa, di tutti quelli che si sentono liberi di fare una scelta politica non per obbedire o per appartenere”.

Ecco perché Fava si dice “addolorato” dalle parole di Giovanni Impastato e, “in parte non ne comprendo lo spirito – dice – perché Giovanni ha saputo e condiviso, prima che presentassimo il simbolo, il fatto che avremmo scelto di usare questa espressione non per fare riferimento a un film ma per lanciare un patto con i siciliani che li sentisse tutti coinvolti in questa sfida politica. Noi non ci rivolgiamo solo agli amici di Peppino Impastato, agli estimatori di un film o a un’area politica di nicchia. I ‘Cento passi’ è un appello alla mobilitazione collettiva delle donne e degli uomini liberi della Sicilia.

“I Cento passi – precisa il candidato governatore della sinistra – sono le coop dei ragazzi che coltivano i i terreni confiscati ai mafiosi, sono i prodotti di Libera Terra che raccontano una Sicilia riscattata dalla mafia. Non è solo Peppino Impastato, ma è un patrimonio collettivo. Mi sembra un filo ipocrita quest’accusa a me di usare un’espressione che io stesso ho creato, mentre si tace sulla lista di Musumeci, che usa un’espressione creata da Paolo Borsellino”.