Per colpa del coronavirus quest’anno niente Gay Pride. Ma non bisogna abbassare la guardia

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di Biagio Maimone

Giugno è il mese del Gay Pride, ossia delle feste e delle sfilate colorate in cui si rivendicano i diritti della comunità LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender). Purtroppo, quest’anno, a causa del Coronavirus, esse sono state annullate.
Desidero, anche quest’anno, esprimere la mia profonda condivisione dei principi che sorreggono la battaglia contro ogni forma di discriminazione nei confronti degli omosessuali, che spesso sfocia nelle offese verbali, nella violenza verso di chi riteniamo, per stupidità, viva un orientamento sessuale distorto rispetto a quello che comunemente viene considerato normale. Ma c’è da chiedersi che cosa sia normale, nonché da prendere atto del fatto che se, pur attualmente, si registra, in seguito alle numerose battaglie a favore dell’omosessualità un atteggiamento di maggiore accettazione delle diversità sessuali, nei fatti le discriminazioni esistono.
Tutto ciò che l’essere umano ritiene diverso, non solo in ambito sessuale, ma in ogni ambito sociale e religioso, è spesso oggetto di critica e di odio perché esce dallo schema mentale delle “zucche vuote” di tante persone, di cui pullulala la nostra società, i cosiddetti moralisti e “giusti”, ossia coloro che seguono, secondo il proprio punto di vista, la retta via.
La natura sancisce che solo una coppia eterosessuale può generare la vita ed è, senz’altro, vero e su questo nessuno discute. Ma la natura, in quanto tale, determina anche che due donne e due uomini possano amarsi per propria scelta e non per un mero artificio creato in laboratorio. Disturbo mentale? No, assolutamente, il disturbo mentale è quello che manifestano coloro che stupidamente mettono al muro chi non è conforme ai canoni che, da sempre, la società perbenista, determina essere quelli che sanciscono la normalità.
L’omosessualità non può considerarsi una colpa, né un disturbo, è semplicemente l’altro modo dignitoso e non peccaminoso di vivere i sentimenti e l’amore, peraltro molto diffuso, non penalizzabile in quanto fatto naturale, da rispettare al pari dell’eterosessualità.
Per tale motivo, affermo, con vigore, lo slogan ‘Io sono gay, io sono ok’ .