Per il futuro sviluppo del Mezzogiorno mediterraneo

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di Rocco Giordano

Il Recovery fund e il Next Generation Eu sono una occasione forse unica per il nostro Mezzogiorno da non lasciarci sfuggire, i concetti e le analisi che ad oggi abbiamo letto in merito mancano tutte della visione per un programma strutturale dell’Italia, nella logica della ripresa per la coesione territoriale del Paese e dell’Europa.

A gennaio 2021 dobbiamo cercare di capire, in un sistema globale, dove guarda il mondo.

Le statistiche ufficiali contano a livello mondiale 7,3 miliardi di persone, mentre le stime operate sulla base dei consumi nei diversi continenti e fenomeni migratori che stanno determinando le grandi megalopoli, riportano 1 miliardo circa di persone non censite. Questo è un aspetto che va tenuto in conto. Da qui è necessario guardare al Mezzogiorno d’Italia, che rispetto al continente africano è il vero polo magnetico.

Quali strumenti abbiamo disponibili per una diversa visione?

Occorre una nuova e rinnovata politica economica sapendo che le variabili che impattano fortemente sulla tenuta dei cicli economici, che diventano sempre più brevi e sempre più interrelati tra loro, sono:

  1. Popolazione e flussi migratori;
  2. Energia e consumi energetici: dal petrolio al gas naturale alla transizione ecologica;
  3. Finanza internazionale e flussi finanziari: debito pubblico;
  4. Ricerca, innovazione e digitalizzazione.

Per l’economia e la politica di sistema occorre un nuovo contesto concettuale ed operativo, partendo dalla prospettiva che lo sviluppo non è l’obiettivo finale, ma diventa sempre più il mezzo per incrementare il benessere economico e sociale delle popolazioni.

Il processo di crescita da avviare va però contestualizzato nel quadro degli orientamenti strategici volti a favorire e non ostacolare il processo di crescita economica di tutto il Paese Italia, in questo contesto si colloca una maggiore qualificazione della spesa pubblica, per cui va definita una visione strategica dell’intero Mezzogiorno, al fine di individuare settori produttivi in esso presenti, per i quali è necessario provvedere a ridurre il divario rispetto alle aree più sviluppate del Paese e dell’Europa. Questo significa attivare i processi che, nel più breve lasso di tempo, diventino autopropulsivi e quindi liberi da assistenze o interventi di qualunque genere e siano capaci di produrre valore aggiunto per propria capacità e non in virtù di interventi esterni. In questo abbiamo l’esempio delle P.M.I., che nonostante gli innumerevoli fattori di contrasto posti da burocrazia, fisco, previdenza, credito, concorrenza internazionale sleale, ancora esistono e sopravvivono producendo e creando eccellenze di primo livello mondiale.

Gli aspetti prioritari che vanno considerati riguardo un piano di riequilibrio e di coesione territoriale, in un processo di riduzione del divario nord – sud sono:

  1. Portare il prelievo fiscale per le attività produttive e partite IVA con sedi legali nel territorio del Mezzogiorno e della filiera dell’energia green prodotta in loco, al livello della effettiva fruizione di servizi pubblici ivi erogati.
  2. Semplificazione degli obblighi amministrativo – burocratico.
  3. Costituzione di una banca del Mezzogiorno portatrice di politiche creditizie studiate specificatamente per le imprese del Mezzogiorno

Il Mezzogiorno per la propria posizione geografica come si diceva, è il vero polo magnetico dell’Africa, ciò significa una realtà da strutturare come base logistica per beni, servizi, energia e capacità imprenditoriali, che rappresenti un ponte tra l’Europa e Africa e Asia per sostenere lo sviluppo di questi grandi e immensi continenti. Inoltre, il Mezzogiorno è la naturale porta d’ingresso da sud delle merci provenienti dall’Estremo Oriente via Suez. È particolarmente significativo sottolineare come gli imperativi ecologici renderanno sempre meno centrale il trasporto fisico di merci e sempre più importante il trasferimento di idee e modelli economici e produttivi innovativi. Una sfida prima umana e poi economica o logistica che il Sud deve vincere.

È quindi importante valutare quanto la posizione baricentrica del Mezzogiorno, possa sviluppare un ruolo nelle relazioni di scambio con i paesi africani di “sponda” nel mediterraneo, ma anche del Centro Africa e del vicino Oriente. È in questo modo che si definirà il piano Next Generation.

A questo riguardo basterà evidenziare le sconnessioni storiche della rete urbano-territoriale del Mezzogiorno, rispetto alla ricchezza di connessioni del Centro-Nord. Piuttosto che favorire solo le grandi città. Occorre creare tra i centri minori reti di interdipendenza che consentono di intensificare le reciproche interazioni come condizione per attenuare la dipendenza dalle grandi città. Interazioni che sempre più trasferiranno idee, modelli di vita, di consumo e di produzione che non merci fisiche.

È solo in questo modo che abbiamo una forte coesione territoriale, tesa a rafforzare l’Italia come potenza industriale.

Occorre quindi definire e operare gli interventi nella logica di riqualificare le reti dei collegamenti interurbani affidati alla viabilità ordinaria ed alle ferrovie regionali, decongestionando così i sovraccarichi ed offrendo una migliore diffusione dei valori del territorio e potenziando i collegamenti internazionali via aerea e marittima.

Occorre inoltre verificare le ipotesi di miglioramento delle connessioni dei sistemi urbani minori con i circuiti nazionali, soprattutto attraverso l’impiego dei servizi di trasporto locale più efficienti in termini di affidabilità e di intensità di servizio, rete ferroviaria in particolare.

Il progetto di diffusione dello sviluppo e di reingegnerizzazione dei processi è di per sé un obiettivo desiderabile ma richiede che siano recepiti i cambiamenti che avvengono nelle attività economiche e sociali interpretando i bisogni di nuovi investimenti in chiave intersettoriale definendo procedure, innovazioni tecnologiche. In questo ultimo tema che è fondamentale per il futuro non solo del Sud ma dell’Italia intera, centrale sarà la progressiva creazione ed introduzione di nuovi sistemi operativi con software e hardware più semplici ed economici da utilizzare per le P.M.I. meridionali e mediterranee.

La geografia funzionale richiede infatti che la lettura del territorio avvenga attraverso i distretti economici portando in questo modo innovazione, digitalizzazione e ricerca, creando la coesione anche sul piano scientifico. Per il Mezzogiorno tale prassi va rafforzata con però una visione d’insieme che inglobi i suoi vari distretti economici in una unica macroarea, creando da subito una unica cabina di regia, propedeutica alla realizzazione della Regione Mezzogiorno.

La task force, va preparata per superare l’attuale fase programmatica e strategica che è ancora priva di visione e preparare un piano di ripresa e resilienza del Mezzogiorno compatibile con lo sviluppo e coesione del Paese nella logica Europea-Mediterranea.

Allo scopo di poter dare un contributo alle politiche necessarie, si è ritenuto di organizzare uno sforzo sinergico tra le Università del Mezzogiorno e creare una rete per raccogliere suggerimenti e istanze che possono agevolare il futuro di un “diverso” Mezzogiorno, partendo da queste nostre osservazioni – proposte