“Perché ho votato Mahmood”

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Sanremo, 11 feb (AdnKronos)(di Antonella Nesi) – di Antonella Nesi

Come giurata della Sala Stampa dell’Ariston, se volessi solo provocare, come in molti stanno facendo con me in queste ore, potrei dire che ho votato Mahmood in appoggio esterno alle politiche governative sui migranti, perché il brano più duro del festival su un immigrato l’ha scritto proprio Mahmood (all’anagrafe Alessandro Mahmoud, nato a Milano il 12 settembre 1992, da madre sarda e padre egiziano), parlando di suo papà. Un padre “bugiardo”, incoerente e forse pure un po’ ubriacone (che “beve champagne sotto Ramadan”), inaffidabile (“domani tu mi fregherai”) e traditore, che abbandona la famiglia da un giorno all’altro (“lasci casa in un giorno”, “lasci la città e nessuno lo sa”) e pensa solo ai “soldi, soldi, soldi”. E non mi stupisce che Alessandro nel 2016 appoggiasse sui social candidati di Forza Italia. Ma non voglio solo provocare e quindi racconterò la verità.

Per capire il voto di sabato è necessario che chi in queste ore urla al complotto conosca il meccanismo di voto. Sabato hanno votato tre giurie: il pubblico, attraverso Televoto, la giuria della Sala Stampa e la giuria degli Esperti. Le tre giurie hanno votato due volte, con il medesimo peso: il televoto ha pesato per il 50%, la giuria della Sala Stampa per il 30% e quelle degli Esperti per il 20%. Con il primo voto è stata stabilita la graduatoria dei 24 cantanti in gara. E fino a quel punto Mahmood non era il mio candidato alla vittoria.

Le quattro preferenze che avevo diritto ad esprimere nella prima tornata di voto io le ho date a: Simone Cristicchi per l’intensità del suo testo e della sua interpretazione; Arisa per le acrobazie vocali di cui è stata capace in un brano atipico che sembrava unirne almeno due; Achille Lauro per il coraggio di portare un bel brano punk sul palco dell’Ariston; Loredana Bertè perché il suo rock e il suo ultimo Sanremo avrebbero meritato un posto sul podio.

Ma la graduatoria uscita dall’unione del voto di tutte le giurie coinvolte ha decretato che i finalisti, ovvero i tre artisti più votati, erano Mahmood, Ultimo e Il Volo. A quel punto si è azzerato il voto precedente e si è votato per il vincitore e io ho votato il brano che tra i tre finalisti mi piaceva di più: ‘Soldi’ di Mahmood. Un brano che fonde il genere che va oggi per la maggiore, il trap, con il pop e con inconsuete sonorità arabeggianti. Fresco e moderno, reso ancora più accattivante dal battito di mani che punteggia il ritornello. Ben scritto e ben interpretato da Alessandro che, andrebbe ricordato, è anche un affermatissimo autore (persino ‘Hola (I say)’ cantata dal superospite Marco Mengoni con Tom Walker sullo stesso palco è sua). Ed evidentemente come me l’hanno pensato la maggioranza dei colleghi della Sala Stampa e dei giurati esperti. Tutto qui.

Posto che ogni verdetto di giuria, dagli Oscar ai Leoni della Mostra del Cinema di Venezia, è accompagnato da polemiche di chi si è sentito penalizzato e dalla delusione di chi, favoritissimo alla vigilia, è entrato Papa è uscito Cardinale, è comprensibile la delusione di Ultimo. Meno i toni con cui ha aggredito i giornalisti, colpevoli a suo avviso di avergliela “tirata” (tradotto in italiano di avergli portato sfortuna), di avere “rotto il ca…” e di sentirsi protagonisti per una settimana perché votanti. Rendendoli lui (insieme ad autorevoli esponenti del mondo politico) protagonisti del finale del festival. “Avete ribaltato il voto del popolo”, “la gente ha scelto me”, ecc. ecc.

Io vorrei sommessamente ricordare a Ultimo (e a chi nel mondo politico e sui social ne sposa le invettive) che c’è una questione di metodo che non si può far finta di ignorare: quando si accetta di partecipare ad un concorso che prevede tre giurie, non è che poi si può scegliere la giuria (una su tre) che ci fa vincere e dire che è l’unica valida e che le altre hanno complottato.

Si può discutere sulla necessità di cambiare sistema di voto, adottando il solo televoto o cambiando il peso delle diverse giurie coinvolte. A patto di ricordarsi che anche il ‘televoto secco’ diede esiti che scatenarono furiose polemiche. Nel 2010, quando vinse Valerio Scanu con ‘Per tutte le volte che’, il secondo posto di Pupo con Emanuele Filiberto e Luca Canonici (‘Italia amore mio’) provocò furiose polemiche, con l’orchestra che lanciò per aria gli spartiti per l’esclusione dal podio di Malika Ayane.

A Sanremo è arrivato penultimo persino Vasco Rossi con un brano, ‘Vita spericolata’ (era il 1983), rimasto nella storia della musica italiana. Forse Ultimo può accettare un secondo posto.