Perché i classici sono cool, spettacoli al Tempio di Nettuno

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A cosa servono i Greci e i Romani nella società contemporanea? Questa è la domanda a cui chi si occupa di classicità si sente più spesso fare, come se la cultura andasse misurata esclusivamente in termini di spendibilità e produttività. Il Festival di teatro e danza che si svolgerà tra il 31 maggio e il 1 giugno nella splendida cornice del Tempio di Nettuno nel parco Archeologico di Paestum è una risposta concreta a tali quesiti e mira a ricucire quello strappo profondo, quell’apparente divario tra la modernità e la classicità. Il filologo Maurizio Bettini riflettendo sulla classicità e su operazioni di questo tipo sostiene che “questi eventi sono una porta – diretta, insolita e coinvolgente – attraverso cui si accede alla cultura classica perché combina in una sola operazione traduzione, riscrittura e perfomance del testo che si è mano a mano creato. Si tratta di un bel modo di imparare – a tradurre, a scrivere, riscrivere, a comunicare – che certo della cultura classica, e del teatro antico in particolare, fa capire molto di più di quanto non possa riuscirci uno striminzito manuale di storia della letteratura. Contemporaneamente a ciò, la pratica dell’esperienza teatrale porta la cultura classica fuori dalle aule: fa conoscere alla città che sorge attorno ai licei, e soprattutto ai suoi abitanti, che cosa sono davvero e cosa possono essere il latino o il greco che si insegnano in queste scuole”. La cultura classica esce così dai luoghi in cui essa spesso è relegata e si apre ai neofiti e a tutti coloro che vogliono conoscere meglio il tempo in cui vivono perché l’insegnamento principale che questi studi ci offrono è proprio che la contemporaneità può essere capita e vissuta consapevolmente solo se si conosce il passato: l’epica latina e il mito, infatti, affrontando temi universali e vicende eroiche diventano esempio concreto e attuale per tutta l’umanità.

Il Festival di teatro e danza dedicato al mondo antico, diretto da Francesco Puccio e Claudia Lo Casto, è giunto alla sua seconda edizione: una due giorni tutta dedicata all’epica latina attraverso l’Eneide di Virgilio, le Metamorfosi di Ovidio e il De Rerum Natura di Lucrezio: il 31 maggio e il 1 giugno, alle 15, andrà in scena Babel 017, azioni sceniche tratte dai laboratori scolastici ed interpretati proprio dagli allievi; il 1 giugno, alle 11, le Compagnie “Antico fa testo” e “Talèa Teatro” metteranno in scena All’ombra di Enea. Il Festival rappresenta la naturale evoluzione di un progetto di ricerca più ampio e consolidato nel tempo promosso, dal 2010, dal Centro di Studi Antropologici sul mondo antico dell’Università di Siena. Il progetto originario, “L’Antico fa testo”, aveva come obiettivo la ricerca didattica dell’antico e la sua attualizzazione e rielaborazione, attraverso la rappresentazione scenica, dei testi classici analizzati, durante l’attività formativa, con il supporto della compagnia professionale “Talèa Teatro”. I corsi-laboratorio sono organizzati in numerosi istituti scolastici e università del territorio nazionale dove appunto ancora vivo è lo studio e la passione per il mondo antico; tra gli enti coinvolti: i licei “M. Minghetti” di Bologna e “De Filippis-Galdi” di Cava de’ Tirreni; gli Istituti di istruzione superiore «Publio Virgilio Marone» di Mercato San Severino, “Antonio Rosmini” di Palma Campania e “Enea Silvio Piccolomini” di Siena; il convitto “Maria Luigia” di Parma e dell’Educandato statale “Agli Angeli” di Verona. L’evento è patrocinato e sostenuto dal Miur e dall’Associazione Antropologia e Mondo Antico di Siena e organizzato da Talea Teatro – Top Teatri Off Padova.