Perché il mercato dell’avidità fa paura

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in foto Gandhi

Nel 1930, incarcerato nella prigione di Yeravda, Gandhi scriveva, “Se ognuno conservasse solo il possesso di ciò di cui ha bisogno, nessuno sarebbe in difficoltà e tutti vivrebbero nella contentezza”.
Sempre negli anni ‘30 del Novecento, l’approccio di Keynes all’analisi economica contribuiva a intrecciare un legame tra maggiore equità e crescita più forte. Più equamente viene divisa la torta economica, più torta si avrà domani per tutti. Condividere è strumentale alla moltiplicazione. All’indomani della fine della seconda guerra mondiale, l’eco di questo messaggio si sentì nell’Europa devastata dal conflitto bellico. Nel 1946, Chester Bowles, ambasciatore americano in India dal 1951 al 1953 e, poi, dal 1963 al 1969, pubblicava Tomorrow Without Fear, un pamphlet sulla transizione dall’economia di guerra a quella in tempo di pace. Il diplomatico americano insisteva sul favore da accordare alla ricchezza condivisa. La logica del ‘ciascuno per sé’ avrebbe prodotto stagnazione generalizzata. Oggi, con le guerre commerciali in atto e la vasta diffusione geografica dei virus, il mercato dell’avidità fa ancora paura.

piero.formica@gmail.com