Perdersi per diventare scopritore (il cercatore di funghi: una metafora)

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Ma credimi, di fronte al mio primo fungo porcino, pur avendo già metà della vita alle spalle, sentivo il mio cuore battere più forte, come non mi era mai capitato prima
Peter Handke

di Ugo Righi

Le metafore organizzative sono usate come suggestione per rappresentare in modo originale, e con una forza evocatrice superiore alla pura descrizione qualche aspetto della realtà, o il funzionamento di un sistema e la sua cultura.
Gareth Morgan definisce la cultura di un’impresa come il sistema valoriale e comportamentale ossia come quell’insieme di valori che sono posti alla base del modo di lavorare, del sistema premiante delle regole formali e informali e, inoltre come quell’insieme di attese formali che rendono il comportamento di un soggetto adeguato e degno di premio o inadeguato.
Le caratteristiche della cultura in un’impresa sono influenzate, dall’esterno, da elementi sociali, etnici, politici, religiosi, e, dall’interno, dalle sottoculture e dalle controculture che i gruppi portano formalmente o informalmente.
Meccanismi d’integrazione e differenziazione, riti, usanze e credenze, diventano allora i segnali per leggere la cultura aziendale e diventano le leve per gestire tale cultura o addirittura tentare di manipolarla (in senso negativo) o gestirla (in senso positivo) per creare un modo condiviso di guardare alla realtà considerata.
Questo drammatico periodo storico tra gli effetti collaterali che sta avendo c’è anche quello che ci costringe, ma anche consente, a pensare a nuovi modelli di apprendimento e cambiamento, a nuove forme di lavoro e modi di stare insieme.
Occorre, e lo stiamo cominciando a fare, inventare nuovi strumenti e nuovi processi (anche didattici) per nuovi scenari.
Siamo sempre più connessi ma nello stesso tempo più soli e allora
occorre potenziare la capacità di agire da soli, non come una sostituzione di fare con altri ma come un plus, un’estensione rispetto alla dimensione collettiva.
Il cercatore di funghi, di Peter Handke, è una bella metafora da utilizzare per pensare alla specifica complessità esistenziale che stiamo affrontando.
Si deve cercare. Un vaccino, certo, ma anche un nuovo modo di vivere. Credo che appaia con forza che abbiamo bisogno di cercare, di trovare e continuare a cercare da soli e con altri, ma con una nuova mentalità diffusa, un nuovo modo di vedere le cose e la vita.
L’idea è che in questo contesto di crescente aumento dell’incertezza oggettiva determinata da scenari minacciosi l’unica possibilità per governare il presente e continuare a pensare al futuro, sia di incrementare i livelli di sicurezza soggettiva attraverso la crescita di competenze, capaci di vivere e lavorare insieme, ma anche aumentare la propria capacità di agire da soli.
Il gruppo potenzia l’individuo che lo potenzia.
Quella del cercatore di funghi è un’ottima metafora in questo senso e il comportamento che tiene può dare molti spunti utili anche in termini di comportamento utilizzabile e apprendibile:
Agisce in un territorio complesso e la sua mappa interpretativa si modifica con l’esperienza usata, quindi apprende continuamente in un ambiente variabile.
Fa parte di un gruppo di una cultura, dove avvengono narrazioni e si confermano e scambiano risultati e competenze.
Sa agire da solo con metodo e strumenti e ha visione e senso di responsabilità. Un metodo valido include la complessità del reale, la comprende invece di mutilarla in semplificazioni.
La figura del cercatore di funghi descritta da Handke offre la possibilità di cogliere con le competenze trasversali da aumentare in ciascuno. Competenze che hanno a che fare con la capacità di fronteggiare nuove complessità e trovare nuovi modi e forse nuovi mondi: ”La terra dei funghi si estendeva per ore e ore e si faceva inesauribile come un continente”.
Il cercatore di funghi possiede intuito ma anche metodo, ha fortuna ma coltiva la tenacia e soprattutto lo fa con piacere. Lo scopo è cercare, se poi trova, va bene ma solo se può ricominciare a cercare. Lui cerca e raccoglie e conosce. Lui si china, fruga, rivolta, scava. Sono suggestioni esportabili come metodo per provare a farlo in altri tempi e altri luoghi.
Lo ripeto: siamo ancora di più nell’era delle connessioni e nello stesso tempo dell’isolamento.
Il rischio dell’Isolamento è la solitudine. Ma lo eviteremo se riusciremo ad aumentare la connessione tra le idee.
“la passione ampliava e approfondiva le sue conoscenze di stagione in stagione, anzi, di giorno in giorno, e gli pareva che non poco di quanto andava imparando si potesse trasporre dal suo ambito ristretto ad altri campi”.