“Il periplo degli immortali” di Sergio Ruggiero, la narrativa sulla via della Storia

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di Fiorella Franchini

“Un romanzo è uno specchio che percorre una strada maestra” ha scritto Stendhal e quella di Sergio Ruggiero è la via della storia. Passa per la sua Calabria, per Amantea, e “a volte riflette l’azzurro del cielo, a volte il fango delle pozzanghere”, a volte riporta il fragore del mare. Il Periplo degli immortali edito da Mannarino è un racconto d’insieme in cui le singole vicende si fondono dentro un contesto storico memorabile. La partecipazione di Amantea alla battaglia di Lepanto, combattuta nel 1571 tra Cattolici europei e Islamici ottomani, è rappresentata con grande meticolosità, con un’attenzione particolare ai diversi punti di vista, quello dei combattenti, i sogni, la gloria, il potere, l’affermazione personale e politica delle classi più ricche, il sentimento di riscatto, di devozione dei più umili, quello del popolo, le sue speranze e paure rivelate da un’imprecazione contro i Saraceni o da un’invocazione a Dio e alla Madonna michelizia, la Pinta, icona amanteana protettrice dei soldati della Cristianità, o da una superstizione maligna. C’è posto, in questo grande affresco, anche per uno sguardo intenso ai nemici, al piglio arrogante e vendicativo dei pirati che infestavano le coste, ai principi morali del musulmano Ramadan e della sua famiglia, amico e nemico, simbolo di una solidarietà universale che supera ogni divisione religiosa e politica. Tante storie: l’amore delicato di Mariella e Sbardo, il bello e malinconico Petrilischa, don Remigio e le ossessioni di Betta, il priore francescano e Rosa ‘a Curandera. “. Ogni protagonista incarna passioni e tematiche profonde, quali l’epica delle Crociate e il fervore religioso tra credenze popolari, eresia e religiosità pura, la cultura sincretica e contadina dell’uso delle erbe fra tradizione e magia, il beghinaggio, la violenza delle malfamate locande delle città di mare frequentate dai crociati tra contrabbandieri, prostitute e malfattori e la brutalità della battaglia in cui il confine tra vita e morte è nelle mani del Fato. Sebbene sia sempre difficile conciliare, come diceva Manzoni, il “vero” della Storia con quello della letteratura, Sergio Ruggiero non usa il passato come una mera cornice all’interno della quale collocare le vicende ma punta sul realismo della ricostruzione che impone una modalità di scrittura orientata dalle fonti, basata su un robusto lavoro di studio. Ne deriva che invenzione e reale non sono contrapposti ma complementari; la prima diventa lo strumento indispensabile per acquisire conoscenza dell’antichità e permette di penetrare la coscienza dei personaggi, il secondo gli conferisce sostanza, lo scrittore parte dalle fonti storiche e cerca di colmare i vuoti in esse per creare emozioni e ricostruire i sentimenti, la quotidianità diventa strumento per raggiungere l’interiorità. Una scrittura, quella di Ruggiero, in cui Storia e finzione coesistono in un’unità organica e contribuiscono a mostrare la pienezza del passato favorendo la riflessione umana e intellettuale. La stessa Public Historian considera la narrativa un elemento fondamentale di approccio al sapere storico perché utilizza tecniche che danno un valore aggiunto alla consapevolezza dei fatti. Sergio Ruggiero è un “cuntastorie” raffinato, possiede la capacità, antropologicamente inscritta nel suo DNA calabrese, di descrivere rendendo visibile l’invisibile, sa produrre con la parola scritta un’approssimazione del periodo scelto che va oltre il ragionamento scientifico perché sapientemente arricchito di materia letteraria. Non solo eventi ma suggestioni, sensazioni che coinvolgono il lettore e ne favoriscono l’immedesimazione. Un romanzo epico in cui sono presenti, nel rispetto dei principi di coerenza e verosimiglianza, tutti gli elementi essenziali di una cronaca leggendaria, duelli, viaggi, combattimenti, amori, conflitti, eroi, imprese straordinarie, uno scontro finale memorabile e la presenza delle forze soprannaturali che pur non interferendo nelle azioni degli uomini, in aiuto o contro come gli antichi dei, sovrastano gli avvenimenti. Energie divine o, più semplicemente, una tensione profondamente terrena, quella del narratore e della sua inquietudine, l’ansia di carpire un momento di eternità dentro gli snodi del tempo.