Pesca, monitoraggio video sulle barche: concesso un periodo di transizione per l’adeguamento della flotta

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Foto di Leon McBride su Unsplash

Dal 10 gennaio è formalmente scattato l’obbligo per tutte le unità di pesca, comprese quelle finora escluse dai regolamenti comunitari, di dotarsi di un sistema di gestione video Vms (Video Management System). Un passaggio chiave nel rafforzamento dei controlli sulle attività di pesca, previsto dalla normativa europea, ma che rischiava di tradursi in uno stop forzato per buona parte della flotta italiana.

Per evitare il blocco delle attività, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha previsto un periodo di transizione, necessario a consentire l’adeguamento tecnologico dell’intera flotta. Una scelta dettata da ragioni pratiche: i tempi tecnici per l’installazione degli impianti, la complessità delle procedure e la disponibilità ancora parziale delle dotazioni definitive sul mercato.

Come chiarito da una specifica circolare ministeriale, l’obiettivo è consentire un progressivo adeguamento delle imbarcazioni, evitando che le attività vengano sospese per cause non imputabili alla volontà degli armatori. Il percorso di adeguamento procederà quindi di pari passo con l’avanzamento delle attività tecniche e con l’effettiva diffusione sul mercato dei dispositivi omologati.

Controlli europei e sistema nazionale

La normativa comunitaria stabilisce che gli Stati membri dell’Unione Europea siano tenuti a monitorare la propria flotta peschereccia ovunque essa operi, al fine di controllare lo sfruttamento delle risorse ittiche. In questo quadro si inserisce il sistema italiano.

L’Italia è infatti dotata di un sistema nazionale di localizzazione e controllo delle unità da pesca denominato Scp (Sistema di Controllo Pesca). Il sistema consente di individuare, archiviare e rappresentare la posizione delle imbarcazioni attraverso un’interfaccia grafica dedicata, a supporto della gestione operativa delle informazioni.

Le unità sottoposte a controllo devono quindi essere equipaggiate con un dispositivo di bordo in grado di trasmettere non solo la posizione dell’imbarcazione, ma anche i rapporti di pesca, le segnalazioni di emergenza e gli allarmi.

L’integrazione dei nuovi apparati

Per garantire la piena operatività del nuovo sistema, il ministero ha avviato, insieme al Centro di Controllo Nazionale della Pesca (Ccnp) del Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto, un articolato iter tecnico-amministrativo finalizzato all’integrazione dei nuovi apparati di bordo con il Sistema di Controllo Pesca nazionale.

Il percorso prevede diverse fasi propedeutiche: dalla definizione e approvazione delle specifiche tecniche, all’esecuzione dei test sui prototipi, fino all’approvvigionamento e alla distribuzione sul mercato dei dispositivi omologati. Solo successivamente si passerà alla pianificazione e all’esecuzione massiva delle installazioni sulle unità di pesca interessate.

Un processo complesso, ma considerato indispensabile per rendere effettivo il sistema di controllo senza paralizzare il settore.