Petrolio e banche rovinano la Pasqua a Piazza Affari

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Il punto. Giornata di riposo per i mercati finanziari, fatta eccezione per quelli asiatici, che oggi hanno terminato le contrattazioni a due velocità, con Tokyo che ha messo a segno un piccolo rimbalzo. 

Oggi, le borse europee e Piazza Affari resteranno chiuse per osservare la festività del Venerdì Santo, che darà il via alle festività della Pasqua. I mercati europei resteranno chiusi sino a lunedì di Pasquetta, per riaprire regolarmente martedì mattina. Coinvolti tutti i mercati europei, dalla Borsa di Milano, al circuito Euronext che comprende Parigi, Bruxelles, Amsterdam e Lisbona. Ferme anche la borsa di Francoforte, così come la City di Londra e Madrid.
Chiusi i battenti anche a Wall Street, che ieri ha chiuso sulla parità una seduta interlocutoria. Il Nyse, il Nasdaq e tutti gli altri Listini statunitensi resteranno chiusi per festeggiare il Good Friday e sino alla domenica di Pasqua.
La borsa di New York però non festeggerà la Pasquetta (Easter Monday) e tornerà a trattare lunedì in solitaria. 
Fra gli altri mercati chiusi per la giornata odierna anche la Borsa di Toronto, oltre ad alcune piazze asiatiche: Hong Kong, Singapore e Jakarta.
I dati macroeconomici di ieri non hanno avuto un grande impatto sulle piazze Ue: le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti (dato destagionalizzato) sono salite di 6 mila unità a quota 265 mila, leggermente al di sotto del consenso degli economisti posto a 268 mila. Il dato precedente è stato rivisto al ribasso da 265 a 259 mila.

Gli ordini di beni durevoli americani sono invece scesi del 2,8% a livello mensile a febbraio, deludendo le attese del consenso che si aspettava un calo più contenuto del 2,3%, mentre il Pmi preliminare servizi di marzo è salito a 51 punti rispetto al dato definitivo di febbraio a 49,7.

Piazza Affari ha chiuso in ribasso aumentando le perdite in scia all’andamento negativo di Wall Street e allo scivolone del petrolio. Il greggio ha perso terreno dopo il dato sulle scorte statunitensi, cresciute la scorsa settimana di 9,4 milioni di barili, quasi quattro volte rispetto le stime (2,5 milioni).
Il Ftse Mib ha chiuso l’ultima seduta della settimana con una flessione dell’1,61% a 18.165 punti.
In calo anche il Cac-40 (-2,13%), il Dax (-1,71%), l’Ibex (-1,54%) e il Ftse 100 (-1,49%).

Borse asiatiche
Seduta a due velocità per le borse asiatiche, che si sono mosse fra alti e bassi, in risposta alle deboli indicazioni offerte da Wall Street. 
La stabilizzazione del prezzo del petrolio (il WTI ha quotato 39,5 dollari) ha favorito un leggero recupero dei mercati, in vista del lungo ponte festivo della Pasqua.
La borsa di Tokyo ha messo a segno una discreta performance, a dispetto del dato sull’inflazione, che resta a zero. L’indice Nikkei ha archiviato le contrattazioni con un incremento dello 0,65%, tornando per un soffio sopra i 17 mila punti, mentre l’indice Topix è salito dello 0,95% a 1.060 punti. Seul lima invece lo 0,11%.
Fra le altre borse che chiudono le rispettive sedute alle 10 ore italiane, avanzano le borse cinesi, con Shanghai che recupera lo 0,62% e Shenzhen lo 0,48%. In rosso Taiwan -0,44%, Kuala Lumpur -0,78% e Bangkok -0,46%
Chiusi per festività i mercati di Hong Kong, Singapore e Jakarta.

Borsa Usa
Wall Street ha chiuso contrastata l’ultima seduta della settimana (riaprirà lunedì) che peraltro è la prima in calo dopo cinque ottave in rialzo.

A tenere a freno l’azionario americano è stato il calo del petrolio.

Tra gli operatori di borsa si continua a discutere delle mosse future della Federal Reserve: James Bullard, a capo della Fed di St.Louis, ha spiegato che il prossimo rialzo dei tassi “potrebbe non essere lontano”. E infatti secondo lui, i dati macroeconomici stavano migliorando molto in vista della riunione della banca centrale del 15 e 16 marzo scorsi, quando i tassi sono rimasti invariati, ma le stime dei membri dell’Fomc per strette future sono state dimezzate a due da quattro per il 2016.
Dal fronte macroeconomico, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono salite di seimila unità a 265mila, comunque meglio delle stime; gli ordini di beni durevoli a febbraio sono scesi del 2,8% rispetto al mese precedente facendo comunque meglio delle attese. Il dato chiave arriverà la settimana prossima e riguarda il rapporto sull’occupazione di marzo. In attesa delle operazioni di compensazione, il Dow ha guadagnato 2,97 punti, lo 0,02%, a quota 17.505,56 ma nel durante era arrivato a cedere 103 punti; la variazione settimanale segna un calo di mezzo punto percentuale. L’S&P 500 ha perso 0,77 punti, lo 0,04%, a quota 2.035,94, in ribasso dello 0,7% sull’ottava precedente; da inizio anno il bilancio è tornato in lieve calo mentre quello del Dow resta in verde. Il Nasdaq è salito di 4,64 punti, lo 0,10%, a quota 4.773,5, giù dello 0,5% rispetto alla settimana prima e ancora sotto la chiusura di fine 2015 pari a quota 5.007,41 punti. Il contratto a maggio al Nymex ha perso lo 0,8% a quota 39,46 dollari al barile e in settimana è scivolato del 4,1%. Il Treasury a 10 anni ha finito con rendimenti all’1,902% dall’1,873% di ieri.

Europa
I listini europei hanno chiuso in sostanziale parità all’indomani degli attentati terroristici che hanno sconvolto Bruxelles. Lieve segno più per Ftse100 (+0,1%) e Dax (+0,33%) che si sono rispettivamente fermati a 6.199,11 e 10.022,93 punti mentre il Cac40 (-0,18%) e l’Ibex (-0,72%) sono scesi a 4.423,98 e 8.927,1 punti.

Italia
Il Ftse Mib ha chiuso l’ultima seduta della settimana con una flessione dell’1,61% a 18.165 punti. In calo anche il Cac-40 (-2,13%), il Dax (-1,71%), l’Ibex (-1,54%) e il Ftse 100 (-1,49%).

Il principale indice milanese è stato penalizzato soprattutto dal settore dell’Oil&Gas per via del prezzo del petrolio (Brent -0,57% a 40,24 dollari al barile, Wti -1,23% a 39,3 usd) e da quello bancario. A Piazza Affari, Saipem -5,53%, Eni -2,38% e Tenaris -1,3%.

Tra i bancari Bpm -5,35%, Mps -5,2%, Ubi -4,87%, Banco Popolare -4,81%, Mediobanca -2,8%, Unicredit -2,74%, Bper -2,73% e Intesa Sanpaolo -1,71%.

Le utility hanno resistito ai cali diffusi sul mercato: Snam +1,13%, Terna +1,01% a 5,01 euro, Enel G.P. +0,85%, Enel +0,57% e A2A +0,54%.

Terna ha superato per la prima volta i 5 euro e ha segnato nella seduta di ieri un nuovo massimo storico a 5,05 euro. Inoltre l’azione nel 2004 si è quotata a 1,7 euro e a oggi ha triplicato il suo valore. Su Enel Kepler Cheuvreux ha alzato il prezzo obiettivo da 4,2 a 4,4 euro, confermando la raccomandazione buy dopo i risultati 2015 che sono andati oltre il piano in termini di efficienze.

Male invece Buzzi Unicem (-3,25% a 14,57 euro), che a detta di un analista ha pubblicato un utile netto 2015 inferiore alle stime.
Cnh ha perso l’1,78% a 6,07 euro. Mediobanca Securities ha ridotto il prezzo obiettivo sull’azione da 8,2 a 8 euro, confermando la raccomandazione outperform.

Vendite più contenute su Campari (-0,8% a 8,66 euro). Barclays ha alzato sull’azione la raccomandazione a equalweight da underweight e il prezzo obiettivo a 8,25 euro da 7,2 euro in un report dal titolo “un grande acquisto”.

Sul resto del listino si segnala Amplifon (-1,42% a 7,63 euro), su cui Banca Imi ha ridotto il prezzo obiettivo da 7,9 a 7,4 euro, confermando la raccomandazione hold.