Petrolio, Goldman Sachs vede i prezzi a 40 dollari

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A cura di Antonio Arricale Goldman Sachs ha detto che i prezzi del petrolio degli Stati Uniti hanno bisogno di scendere ancora, intorno ai 40 dollari al barile, entro il primo semestre A cura di Antonio Arricale Goldman Sachs ha detto che i prezzi del petrolio degli Stati Uniti hanno bisogno di scendere ancora, intorno ai 40 dollari al barile, entro il primo semestre di quest’anno per disincentivare gli investimenti nell’estrazione con tecnologia shale e riconsiderare un taglio alla produzione negata dall’Opec. E’ il motivo per cui l’agenzia di rating ha tagliato le sue previsioni sui prezzi del greggio, prevedendo un aumento delle scorte entro giugno 2015. “Il previsto eccesso dello stoccaggio e l’imponente capacità produttiva, suggeriscono che il mercato può sopportare una situazione di surplus molto più a lungo di quanto non sia accaduto in passato” hanno detto gli analisti di Goldman per voce del responsabile Jeffrey Currie. Gli Stati Uniti stanno pompando petrolio al ritmo più alto degli ultimi tre decenni, aiutato da un boom dell’estrazione scistosa attivata nella vasta area che va dal Texas al Nord Dakota. Questo ha provocato un crollo dei prezzi di quasi il 50% e fatto indispettire l’Opec che ha rifiutato seccamente di imporre tagli alla propria produzione, nel bel mezzo di un surplus che ammonta a circa 2 milioni di barili al giorno. “Per mantenere tutto il capitale messo da parte e limitare gli investimenti nel business dell’estrazione scistosa, crediamo che i prezzi debbano rimanere bassi più a lungo“, ha scritto Goldman nel suo apporto. “Crediamo che la ricerca di un nuovo equilibrio dei prezzi la farà direttamente il mercato“. Goldman ha quindi individuato a 39 dollari l’obiettivo di prezzo del WTI, mentre il Brent è visto a circa 43 dollari al barile. “Prevediamo che da qui ad un anno gli scambi del WTI avverranno sicuramente sotto i 65 dollari, con costi marginali di 55 dollari per ogni barile prodotto”, scrive ancora Goldman nel suo studio. “Così facendo gli investimenti saranno abbastanza bassi da creare la base di riequilibrio del mercato mondiale“. Borse asiatiche Borse asiatiche deboli questa mattina, mentre Tokyo è rimasta chiusa per festività. Non sono bastati i buoni dati macro negli Stati Uniti per rivitalizzare le borse asiatiche, preoccupate dalla ripresa del trend negativo del prezzo del petrolio. A Shanghai lo Shanghai Composite Index arretra dell’1,7%, mentre Seoul ha chiuso in calo dello 0,19%, in recupero invece Hong Kong che guadagna mezzo punto percentuale circa. Sul fronte dei dati macro da segnalare che in Cina la China Association of Automobile Manufactures ha reso noto che le vendite di auto nel 2015 dovrebbero crescere del 7% rispetto all’anno che si è appena concluso. Le vendite totali dovrebbero superare i 25,1 milioni di veicoli rispetto ai 23,5 milioni del 2014. Nel 2014 la crescita era stata del 6,9% mentre nel 2013 del 14%. Borsa Usa A New York i principali indici hanno chiuso l’ultima seduta della settimana in ribasso. Il Dow Jones ha perso lo 0,95%, l’S&P 500 lo 0,84% e il Nasdaq Composite lo 0,68%. Investitori confusi dalle indicazioni contrastanti dei dati macroeconomici pubblicati in giornata (numero occupati in aumento oltre le attese ma salati in calo) e preoccupati dalla situazione in Europa. Secondo Bloomberg, la Bce potrebbe varare un piano di acquisto di titoli di Stato di appena 500 miliardi di dollari, insufficienti a rilanciare l’economia dell’eurozona. Nel mese di dicembre i nuovi posti di lavoro, nei settori non agricoli, sono aumentati di 252 mila unita’. Il dato e’ superiore alle attese degli analisti che si aspettavano una crescita di 240 mila impieghi. Rivista al rialzo la rilevazione di novembre a 3 53 mila impieghi dai 321 mila precedenti. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,6%, a fronte del 5,7% atteso. Il salario orario medio è diminuito dello 0,2% su base mensile a fronte di un incremento dello 0,2% atteso dagli analisti. Europa Le principali Borse europee hanno aperto la prima seduta della settimana in rialzo. Il Dax30 di Francoforte guadagna lo 0,8%, il Cac40 di Parigi lo 0,9%, il Ftse100 di Londra lo 0,4%, l’Ibex35 di Madrid l’1%. Italia Il Ftse Mib segna +0,77%, il Ftse Italia All-Share +0,74%, il Ftse Italia Mid Cap +0,45%, il Ftse Italia Star +0,49%. Piazza Affari ha chiuso in deciso ribasso una settimana estremamente volatile: scorso l’S&P 500 ha chiuso a -0,84%. Il listino milanese è stato zavorrato soprattutto dalle banche dopo la lettera della Bce sui requisiti patrimoniali. A far sbandare i mercati anche le indiscrezioni sul quantitative easing della Bce, che dovrebbe essere di 500 miliardi di euro, una cifra sotto le aspettative del mercato. Prosegue il rally di Atlantia (+2,7%) che venerdì scorso aveva approfittato del report di Goldman Sachs per muoversi in controtendenza rispetto al mercato. Gli analisti della banca USA hanno deciso di inserire il titolo nella lista dei preferiti, la conviction buy list. Ricordiamo le indiscrezioni di stampa circolate la scorsa settimana secondo cui l’Abu Dhabi Investment Authority (ADIA), il fondo sovrano dell’Emirato di Abu Dhabi, sarebbe al momento il favorito tra i vari soggetti interessati all’acquisizione del 20-30 per cento della controllata Aeroporti di Roma. Atlantia, assistita da Lazard, intende aprire un’asta per la quota in oggetto. In rialzo anche Autogrill (+2,4%), Luxottica (+2,4%), Finmeccanica (+2%) e FCA (+2%). Bancari complessivamente positivi con l’indice FTSE Italia Banche a +0,8%, in linea con l’EURO STOXX Banks, con Intesa Sanpaolo (+1,2%) in evidenza. Altisonanti eccezioni però per alcuni titoli come Banca MPS (-1,5% a 0,4680 euro) dopo che UBS ha confermato il giudizio neutral ma ha dimezzato il prezzo obiettivo a 0,50 euro dal precedente 1 euro. Venerdì scorso Banca MPS ha informato che il Consiglio del Single Supervisory Mechanism della BCE lo scorso 12 dicembre ha “fornito una prima indicazione, preliminare e soggetta a modifiche, del livello target di CET1 ratio che Banca MPS sarà tenuta a rispettare a seguito del completamento del Capital Plan, pari al 14,3% su base transitional”. Banca MPS a fine settembre aveva un CET1 del 12,8% phased-in ma con un aumento da 2,5 miliardi di euro in progr amma un entro luglio. Netta flessione per Banca Carige (-4,5%), reduce dal rally delle ultime sedute determinato dalle indiscrezioni su interessamenti da parte di vari investitori, Andrea Bonomi su tutti. Oggi il titolo viene penalizzato dalla decisione di Consob di instaurare “presso il Tribunale di Genova un procedimento civile avente ad oggetto la richiesta di declaratoria di nullità o di annullamento della delibera assembleare del 30 aprile 2014 di approvazione del bilancio di esercizio della Banca al 31 dicembre 2013 per asserita non conformità del predetto bilancio alle norme che ne disciplinano la redazione”. In forte ribasso anche Banca Etruria (-2,4%) il cui cda ha deciso di proseguire nel processo di efficientamento del gruppo. In particolare si confermano 410 esuberi, razionalizzazione della rete distributiva e la creazione di una bad bank per i crediti deteriorati. Il board ha anche preso atto della discesa del coe fficiente di capitale Tier 1 ratio al di sotto del capital conservation buffer e anche del livello minimo previsto dalla normativa prudenziale applicabile a partire dall’esercizio 2015. Il cda prevede che “Per effetto delle iniziative assunte quanto alla svalutazione dei crediti, è ragionevole prevedere che” il Tier 1 ratio possa ulteriormente diminuire. Deboli i petroliferi in scia alla nuova flessione del greggio. Vendite in particolare sul Brent che nel finale della seduta di venerdì ha toccato i 48,91 dollari/barile, nuovo minimo da aprile 2009 (al momento quota 49,70). L’indice EURO STOXX Oil & Gas segna +0,2%. A Milano Eni è sulla parità, Tenaris cede lo 0,8%, Saipem ben il 4,5% con il taglio del target price deciso da Barclays. Forte calo anche per Cementir (-6,5%) dopo che il cda ha convocato per il 23 febbraio l’assemblea straordinaria per l’approvazione di un aumento di capitale da ma ssimi 300 milioni di euro. Le controllanti Vianini Lavori (-3,2%) e Caltagirone (-2,8%) hanno confermato il loro sostegno all’operazione.


I dati macro attesi oggi Lunedì 12 gennaio 2015 GIAPPONE Mercato chiuso per festività