Petrolio, il nuovo tonfo si trascina dietro tutti i mercati

Il punto. Il Ftse Mib segna +0,40%, il Ftse Italia All-Share +0,29%, il Ftse Italia Mid Cap -0,09%, il Ftse Italia Star 0,2%.

Mercati azionari europei incerti: DAX -0,3%, CAC 40 +0,3%, FTSE 100 -0,1%, IBEX 35 -0,2%.
Future sugli indici azionari americani in rialzo dello 0,2-0,4 per cento. Le chiusure della seduta precedente a Wall Street: S&P 500 -1,87%, Nasdaq Composite -2,24%, Dow Jones Industrial -1,80%.
Tokyo in netto ribasso con il Nikkei 225 a -3,15%. In rosso le borse cinesi: l’indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen chiude a -0,43%, a Hong Kong l’Hang Seng a -2,34%. 
Euro poco sotto i massimi di ieri a 1,0940 contro dollaro. EUR/USD al momento oscilla in area 1,0920. 
Inizio seduta in lieve ribasso per l’obbligazionario eurozona. Il rendimento del Bund decennale rispetto alla chiusura precedente è stabile allo 0,31%, quello del BTP sale di 3 bp all’1,51%. Lo spread si incrementa di 3 bp a 120.
Bancari in flessione dopo che Standard & Poor’s ha scritto in un report che il recente accordo Italia/UE sui crediti deteriorati è positiva ma non sufficiente, da sola, a garantire un significativo miglioramento per i bilanci delle banche tricolori. L’indice FTSE Italia Banche segna -0,6%, in linea con la performance dell’EURO STOXX Banks.

 

Borse asiatiche
Il sell-off continua sui mercati dell’Asia, e anche in questo caso è l’oro nero il protagonista in negativo della seduta. Il Brent scambia in flessione di poco meno di un punto percentuale sui mercati asiatici, superando un deprezzamento del 6% dall’inizio dell’ottava. La reazione è una corsa verso gli investimenti considerati beni-rifugio: l’oro scambia ai massimi degli ultimi tre mesi, mentre lo yen guadagna circa lo 0,30% sul dollaro Usa.

Il risultato è una perdita generalizzata per i listini asiatici confermata dalla flessione superiore al 2% dell’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, trainato al ribasso dal declino intorno al 2,5% dell’Hang Seng di Hong Kong (avvicinandosi alla chiusura degli scambi la performance è simile anche per l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento per la Corporate China sulla piazza dell’ex colonia britannica). Limitano i danni invece Shanghai e Shenzhen: lo Shanghai Composite segna infatti una flessione dello 0,38% ed è dello 0,43% la perdita dello Shanghai Shenzhen Csi 300. Chiude addirittura in positivo lo Shenzhen Composite, in progresso dello 0,47% al termine degli scambi.
Il declino dei corsi del petrolio e il rafforzamento dello yen sono la tempesta perfetta che spinge a fondo la piazza di Tokyo. Il Nikkei 225 (già in negativo martedì dopo due sedute in rally sull’annuncio a sorpresa della Bank of Japan, che venerdì aveva portato in negativo dello 0,10% i tassi d’interessi) segna la peggiore performance della regione, chiudendo in declino del 3,15% (identica flessione anche per l’indice più ampio Topix). 
Tra i singoli peggiori del listino da segnalare Nomura Holdings, che perde il 10,27% dopo che martedì l’istituto finanziario ha comunicato che nel terzo trimestre gli utili netti sono calati del 24% a 35,4 miliardi di yen (circa 270 milioni di euro) anche a causa del rallentamento dell’attività di trading nell’incertezza dei mercati globali. 
Sul fronte macroeconomico, l’Ufficio di Gabinetto nipponico ha comunicato che nel mese di gennaio l’indice della fiducia dei consumatori in Giappone è calato a 42,5 punti da 42,7 punti di dicembre (42,6 punti in novembre). Il dato, sotto alla soglia di 50 punti che separa fiducia da pessimismo dal marzo 2 006, è sostanzialmente in linea con le attese degli economisti. A Seoul, il Kospi ha limitato le perdite allo 0,84% in chiusura degli scambi. Non va così bene, invece, a Sydney: l’S&P/ASX 200 dopo avere perso l’1,00% martedì chiude in declino del 2,33% sul tracollo di titoli petroliferi (Woodside Petroleum perde il 5,00%) e minerari (Bhp Billiton si deprezza del 4,36%), ma anche per i finanziari le vendite sono significative.

 

Borsa Usa
A New York i principali indici hanno chiuso la seduta in netto ribasso a causa del nuovo tonfo del prezzo del petrolio. Il Dow Jones ha perso l’1,8%, l’S&P 500 l’1,87% e il Nasdaq Composite del 2,24%. Il greggio (Wti) sotto la soglia dei 30 dollari al barile ha alimentato i timori di un rallentamento della crescita economica mondiale.
Sul fronte societario Exxon Mobil -2,19%. Il gigante petrolifero ha pubblicato una trimestrale con cifre in forte calo. Nel quarto trimestre l’utile è crollato a 2,78 miliardi di dollari (0,67 dollari per azione) da 8,84 miliardi dello stesso periodo di un anno prima. I ricavi sono diminuiti a 59,81 miliardi da 87,28 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps di 0,63 dollari su ricavi per 50,8 miliardi. 
Royal Caribbean -15,16%. Il gruppo delle crociere ha fornito un outlook per l’esercizio 2016 deludente. L’utile per azione è atteso tra 5,90 e 6,10 dollari per azione contro i 6,27 dollari indicati dal consensus. 
Twitter -10,22%. Stifel ha tagliato il rating sul titolo del sito di microblogging a sell da hold. 
Michael Kors +24,11%. Il gruppo specializzato in accessori di lusso ha annunciato risultati del terzo trimestre superiori alle attese. L’utile per azione si è attestato a 1,59 dollari su ricavi per 1,4 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps di 1,46 dollari su ricavi per 1,36 miliardi. Meglio del previsto anche le vendite a parità di perimetro, scese dello 0,9% contro il -4,4% indicato dal consensus.
Alphabet +1,32%. L’ex Google ha superato Apple in termini di capitalizzazione dopo aver pubblicato una trimestrale positiva. Nel quarto trimestre l’utile è cresciuto a 4,9 miliardi di dollari da 4,6 miliardi di un anno prima. Escluse le poste straordinarie l’Eps si è attestato a 8,67 dollari contro gli 8,10 dollari indicati dal consensus. Meglio delle previsioni anche i ricavi, cresciuti a 21,3 miliardi da 14,5 miliardi (consensus 16,9 miliardi). 
Mattel +13,83%. Il produttore di giocattoli ha presentato risultati relativi al quarto trimestre segnati dal progresso dei profitti netti da 149,9 milioni di dollari, pari a 44 centesimi per azione, a 215,2 milioni, e 63 centesimi. L’eps rettificato si è attestato a 67 centesimi a fronte di ricavi in modesta crescita da 1,99 a 2 miliardi di dollari. Il consensus di FactSet era per 61 centesimi di utile e 1,91 miliardi di ricavi.
United Parcel Service +0,64%. Il colosso delle spedizioni ha annunciato una trimestrale superiore alle attese. Nel quarto trimestre l’utile è aumentato a 1,33 miliardi di dollari da 453 milioni dello stesso periodo di un anno prima. Escluse le poste straordinarie l’utile per azione si è attestato a 1,57 dollari, ben 15 centesimi in più rispetto alle stime degli analisti.

 

Europa
Borse europee ancora in ribasso. Il Dax30 di Francoforte cede lo 0,5%, il Cac40 di Parigi lo 0,7%, il Ftse100 di Londra lo 0,1% e l’Ibex35 di Madrid l’1%. 
Sul fronte societario male in particolare il comparto bancario.

 

Italia
Piazza Affari ieri ha chiuso in deciso ribasso appesantita dall’ondata di vendite dei titoli bancari e l’ennesimo tonfo del petrolio.

L’indice Ftse Mib ha chiuso la seduta con un tonfo del 3,07% a 17.992 punti. Il paniere principale di Milano non violava la soglia dei 18.000 punti dall’ottobre del 2013. 
Forti vendite, si diceva, sui titoli del comparto bancario: Mps ha ceduto l’8,23% a 0,585 euro, Popolare dell’Emilia Romagna il 6,8% a 5 euro, Popolare di Milano il 5,52% a 0,718 euro, Unicredit il 3,24%, Ubi Banca il 5,21%. 
A pesare sul comparto la caduta di Ubs alla Borsa di Zurigo: nel quarto trimestre i profitti del colosso svizzero sono aumentati dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2014, attestandosi a 949 milioni di franchi. Sul bilancio ha pesato un beneficio fiscale netto di 715 milioni. Nel confronto con il risultato del terzo trimestre 2015 Ubs ha però registrato un dimezzamento del risultato. Gli utili si erano infatti attestati a 2,07 miliardi di franchi.

L’altro settore fortemente penalizzato è stato quello petrolio, con il Wti in caduta libera e sempre più vicino ai 30 dollari al barile. A pesare è stato, però, anche il crollo degli utili di BP che nel quarto trimestre sono scesi a 196 milioni di dollari dai 2,24 miliardi dello stesso periodo dell’esercizio precedente.

Conclusione: sul listino milanese l’ondata di vendite ha colpito Eni che ha perso il 4,79% a 12,51 euro, Saipem (-3,32%) e Tenaris (-4,91%). 
FCA (-2,65%) ha peggiorato nel pomeriggio nonostante le vendite di gennaio negli Stati Uniti hanno raggiunto le 155.037 unità, il 7% in più rispetto allo stesso mese del 2015. Si tratta del miglior gennaio degli ultimi nove anni. Finale difficile per Ferrari (-9,58% a 33 euro) scivolata ai nuovi minimi dal debutto in Borsa a seguito della diffusione dei conti 2015 e della guidance per il 2016.

 

I dati macro attesi oggi
Mercoledì 3 Febbraio 2016
02:45 CINA Indice PMI servizi (Markit/Caixin) gen;
03:30 GIA Intervento Kuroda (BoJ);
06:00 GIA Indice fiducia consumatori gen;
09:15 SPA Indice PMI servizi gen;
09:45 ITA Indice PMI servizi gen;
09:50 FRA Indice PMI servizi (finale) gen;
09:55 GER Indice PMI servizi (finale) gen;
10:00 EUR Indice PMI composito (finale) gen;
10:00 EUR Indice PMI servizi finale gen;
10:30 GB Indice PMI servizi gen;
11:00 ITA Inflazione (prelim.) gen;
11:00 EUR Vendite al dettaglio dic;
14:15 USA Nuovi occupati (settori non agricoli, stima ADP) gen;
15:45 USA Indice PMI servizi (Markit) (finale) gen;
16:00 USA Indice ISM non manifatturiero gen;
16:30 USA Scorte settimanali petrolio e derivati.