Piani d’accumulo e piani di investimento: come far fruttare i risparmi

106

Spesso durante la vita ci si chiede se è positivo investire i propri risparmi, se è più conveniente un deposito o fronteggiare un piccolo rischio. Generalmente, è meno rischioso investire gradualmente il proprio budget, evitando di allocare sin da subito ingenti cifre. Molto spesso, infatti, i risultati risultano anche simili, con il differenziale dato dalla notevole differenza di rischio. L’investimento stile “all in” nel poker corrisponde al cosiddetto PIC – Piano di Investimento del Capitale -, mentre un investimento graduale prende il nome di PAC – Piano d’Accumulo del Capitale. Analizziamo di entrambi i pregi e i difetti.

Pic: Capitali cospicui producono reddito
Il Piano di Investimento del Capitale (ovvero in un’unica soluzione) è senza dubbio indicato per un utente risparmiatore che, a seguito di un pensionamento, di trattamenti lavorativi particolari (come TFR o liquidazioni) di un’eredità o di laute vincite, decide di investire tutti i suoi risparmi, con l’obiettivo unico di incrementare il capitale a propria disposizione, di preservarlo nel tempo, purché si possa ottenere un reddito.

Pac: Piccoli passi nell’investimento
Il Piano d’Accumulo del Capitale da la possibilità ai piccoli risparmiatori di investire con regolarità somme non ingenti. L’obiettivo del Pac è il raggiungimento di un capitale sempre più alto, che possa coprire gli investimenti effettuati nel tempo. Il PAC è la situazione ideale per i lavoratori, che preferiscono affidarsi a strumenti finanziari, preferendoli al più classico maialino salvadanaio.

Il confronto
Conoscendo le condizioni, i pregi e i difetti delle due soluzioni, sembra più indicato procedere con il PAC: è vero che il PIC massimizza le performance, ma espone l’investitore ad una serie di rischi talvolta molto elevati. Non è sempre possibile cogliere l’attimo giusto per “puntare”, non esiste nel marketing un timing perfetto. Promotori finanziari, private banker e consulenti prediligono il PAC per fidelizzare maggiormente il cliente, ma i dubbi dei risparmiatori si moltiplicano giorno dopo giorno. Tralasciando i pregiudizi e analizzando più a fondo le due opzioni, anche algoritmi come block-bootstrap e la storia dei mercati finanziari pendono a favore del PAC, che sicuramente non garantiscono guadagni stellari, ma cresce la probabilità di risultati buoni a fronte di una decrescita dei “fallimenti”. È pur vero che allungando la durata di PIC e PAC, anche le differenze in termini di rischio di assottigliano. Da non sottovalutare anche l’incidenza dei costi di gestione: per quel che riguarda il PAC, si aggirano attorno all’1%, visto che si parla di investimenti “una tantum”; quelle del PIC, essendo frequenti sono decisamente più bassi, e incidono molto meno sulle somme che l’investitore affida ai mercati finanziari.

Consigli per gli investimenti
Per vedere i propri investimenti fruttare, il risparmiatore deve evitare di compiere passi più lunghi della propria gamba, entrando nel mercato a spron battuto. Molta attenzione va data alle commissioni di sottoscrizioni applicate ai PAC, visto che alcuni piani costano anche il 5% per versamento, cifre inaccettabili e fuori mercato. Il sottoscrittore deve anche evitare i picchi di stress solitamente legati a investimenti cospicui e duraturi nel tempo. È importante scegliere un Piano di Accumulo del Capitale che sia il più possibile semplice e flessibile, con investimenti periodici che si attestano attorno a 100 euro senza alcun vincolo e con strumenti disegnati ad hoc per ridurre al minimo le conseguenze delle inevitabili oscillazioni dei mercati. Si abbina infatti l’aumento del capitale dilazionato nel tempo alla diversificazione globale, come si verifica con Moneyfarm. Nella ricerca del PAC, andrebbe premiato quel piano che dia la possibilità di cessare gli investimenti in qualsiasi momento e senza costi aggiuntivi d’uscita.