Piano B, se vuoi la pace preparati alla guerra

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Certo che se l’uscita del commissario europeo al Bilancio Gunther Oettinger era stata infelice – i mercati insegneranno agli italiani come votare, intendendo che il Bel Paese si sarebbe presto pentito di aver scelto populisti per governanti – l’esternazione del presidente della Commissione Jean Claude Juncker non è da meno: In Italia troppi fannulloni e corrotti.
C’è da dire che entrambi hanno poi ridimensionato le dichiarazioni e chiesto scusa ma il ragionamento non cambia: c’è una diffidenza dell’attuale nomenklatura europea nei confronti del nostro Paese che viene visibilmente trattenuta con sforzo e ed esce fuori a ogni minima frizione. Il caso del governo giallo-verde con possibili ministri euro-critici ha dato la stura, questa volta.
I rapporti con l’Europa sono dunque affidati a una coppia di professori che la pensano più o meno allo stesso modo anche se uno, Giovanni Tria, promosso all’Economia, non è colpevole come l’altro, Paolo Savona, di aver messo per iscritto le ragioni che avrebbero consigliato di produrre un Piano B che prevedesse come uscire dall’euro in caso di bisogno.
L’eclettico e multidisciplinare economista sardo, Savona, appunto – allievo di Guido Carli, consigliere di Carlo Azeglio Ciampi e amico di Francesco Cossiga, tanto per tracciarne un breve ritratto – diceva e ripete una cosa che in politica è chiara a tutti da sempre: se vuoi la pace preparati alla guerra. E se per farti ascoltare devi tirar fuori una (metaforica) pistola fa in modo che sia carica.
Il famoso Piano B, quello per il quale il Capo dello Stato Sergio Mattarella si sarebbe rifiutato di assegnare a Savona l’impegnativo ministero dell’Economia, altro non era che un esercizio intellettuale per dimostrare che l’Italia non avrebbe bluffato al tavolo della diplomazia europea se per chiedere rispetto avesse avuto bisogno di minacciare un colpo plateale come l’uscita dall’euro.
Certo, molti commentatori sono concordi nel ritenere che il solo evocare una simile possibilità sia sufficiente a mettere in agitazione i mercati, far salire lo spread, mettere a rischio i conti nazionali più di quanto non lo siano già. Ma anche un’interpretazione malevola e pretestuosa può fare la sua parte nel creare paura e disordine nel gioco delle strumentalizzazioni.
E, poi, se il professore sardo fosse stato così inadeguato per i suoi libri passati a occuparsi di Europa perché affidargli proprio il ministero che a quei rapporti sovrintende? E perché offrigli l’opportunità d’indicare il suo sostituto all’Economia accrescendo di fatto la sua capacità d’influenza dal momento che due, come ricorda una pubblicità, è meglio di uno?
Sono domande che troveranno una risposta (forse) nel corso che prenderanno le cose una volta all’opera l’esecutivo appena composto. Vale qui la pena ricordare che per il professor Tria “l’eccesso di virtù provoca più danni dell’eccesso di deficit” e che, pertanto, prima di criticare l’Italia per le sue debolezze vale la pena di ricordare alla Germania le sue mancanze.