PIAZZA AFFARI IN DIECI ANNI DIMEZZA IL VALORE E GLI ITALIANI ALL’ESTERO SUPERANO GLI IMMIGRATI

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Un altro pezzo di Italia rinascimentale in macerie. Il sisma di mercoledì scorso non era affatto inatteso. Secondo gli esperti è figlio di Amatrice come questo, a sua volta, era figlio dell’Aquila. Nel sottosuolo di Camerino un pezzo di crosta terrestre lungo 17-18 chilometri, largo 10 e profondo 9 è franato di poco più di mezzo metro. Le dimensioni dello smottamento sono state di poco inferiori al precedente di fine agosto, ma per fortuna l’energia rilasciata soltanto della metà. Ecco perché non si lamentano altri morti. Attenzione, però: lo sciame sismico durerà settimane e quasi sicuramente attiverà altre faglie, anche se non è dato sapere con matematica certezza quali e quando.

Ha gioco facile – verrebbe, dunque, da dire, se l’evenienza non fosse maledettamente drammatica – il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, nell’argomentare, in risposta ai rilievi dell’UE sulla manovra appena varata dal governo, che questa volta la questione davvero non è più degli zero virgola. La priorità, questa volta, sono appunto il terremoto e i migranti (ma su questo punto torneremo). Non si tratta di inventarsi escamotages per evitare di affrontare, adesso e subito – come ottusamente insiste Bruxelles – il nodo del “deficit strutturale” rappresentato dal debito pubblico. Che pure è sempre lì.

Dunque, nella lettera di risposta che, con un pizzico di ritrovato orgoglio, spedita alla Commissione, il governo di Matteo Renzi argomenta di avere le carte in regola per chiedere lo scomputo dal Patto di quattro decimi di Pil, vale a dire, di circa sette miliardi di euro. “Al 26 ottobre Marina militare e Guardia costiera hanno dato assistenza e salvato 156.705 persone, più che nell’intero 2015”, si ricorda. Così come appare evidente dover intervenire per “rafforzare e rispondere meglio di quanto fatto in passato” ai “frequenti e distruttivi terremoti” sul territorio italiano. Il governo stima gli interventi di assistenza e ricostruzione in “2,8 miliardi per il solo 2017”, quanto necessario a mettere in sicurezza “42mila edifici scolastici, il 30 per cento dei quali ha bisogno di manutenzione” o addirittura “di ricostruzione”.

Conti che forse sarebbero addirittura da aggiornare, dopo l’ultimo moto tellurico che ha aggiunto nuova devastazione al centro-Italia, le cui immagini saranno probabilmente un dettaglio difficile da trascurare a Bruxelles. 

Ma al di là del rapporto di vivace dialettica sviluppato da qualche mese con i vertici delle istituzioni europee, per Roma resta in ogni caso irrisolto il nodo della crescita.

“In Italia la ripresa economica non si è interrotta ma rimane stentata”, ha ricordato infatti il governatore di Bankitalia. Il fatto è, ha aggiunto Ignazio Visco, che “il sistema produttivo nonostante i miglioramenti ottenuti con le riforme resta penalizzato da un ambiente poco favorevole all’attività di impresa, ancora appesantito da eccessi di burocrazia, lentezza delle giustizia e fenomeni di illegalità”.

Argomenti che si ripetono identici da tempo, ormai. Cui, da ultimo, si aggiungono gli affanni connessi agli stipendi fermi (per chi ce l’ha, ovviamente) e che sono appena mitigati dal calo dei prezzi. Calo che per un verso aiuta a sostenere il reddito reale, ma per l’altro non favorisce certamente i consumi. Insomma, è come il cane che si morde la coda.

Né aiuta sapere che nella Pubblica amministrazione solo un’azienda su quattro rispetta le scadenze dei pagamenti. Le peggiori, inutile sottolineare, sono le Asl e, in genere, le aziende del settore sanitario. Le quali, probabilmente, per il livello sempre peggiore di assistenza, contribuiscono anche a determinare il clima di sfiducia che diffusamente serpeggia nel Paese. I dati dell’Istat dicono infatti che il morale delle famiglie tricolori è tornato ai minimi dal luglio 2015: l’indice di fiducia è sceso per il terzo mese consecutivo da 108,6 a 108 punti. Per niente risollevato – secondo le migliori analisi – dagli annunci dei numerosi bonus contenuti nella manovra finanziaria: ai bebé, per l’asilo nido, ai pensionati, universitari, imprese e alberghi. E a quanti ristrutturano casa, anche in chiave antisismica.

Insomma, pesanti come un macigni, su tutti incombono i rapporti di Mediobanca sul valore della Borsa italiana (dunque, del Paese) che in dieci anni si è praticamente dimezzato (tra le principali 23 Borse mondiali Piazza Affari è l’unica in territorio negativo con una media annua del -6,5%);  e dell’Istat sulla popolazione, secondo cui ci sono più italiani all’estero che stranieri in Italia. E sì che questi ultimi rappresentano ormai l’8,3% della popolazione. Ma che volete: con la “buona scuola” non si insegna più né la geografia né la demografia.