Piazza del Plebiscito un codice rosso che chiede immediato intervento

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Già da po’ di anni le sirene d’allarme dei beni culturali napoletani suonano quasi senza sosta. Agli insulti tristemente ordinari perpetrati su tanti beni culturali e artistici dall’inciviltà umana, si sono sommati quelli autorizzati dalle autorità costituite, le cui ragioni restano ostinatamente oscure agli occhi delrestodelmondo. Da qualche giorno è scattato un nuovo codice rosso ed il paziente, anch’esso come gli altri di notevolissima importanza, necessita davvero di un intervento salvifico urgentissimo. Piazza del Plebiscito. Basta la parola, recitava uno slogan di nota archeologia pubblicitaria. Uno dei simboli della città, 25000 metri quadri nei quale si allestivano le macchine da festa per le celebrazioni delle grandi ricorrenze dei Reali del tempo che fu, ancora oggi destinata a manifestazioni pubbliche. Proprio qui, a Piazza del Plebiscito, a ridosso del lato destro del porticato che introduce alla Chiesa di San Francesco di Paola improvvisamente è nato un cantiere. Tutto schermato e protetto alla faccia dei tanti curiosi che normalmente sporgono il nasino tra le inferriate ed assimilano I concetti di statica, fognature e strade che snoccioleranno, personalmente rielaborate, sui social alla prima occasione. L’alea del mistero ha avvolto il neonato cantiere, poi, fulmine a ciel sereno la notiziona: i lavori sono finalizzati alla messa in opera delle griglie di sfiato della linea metropolitana. I venti maleodoranti provenienti dai cunicoli della metro usciranno da una voragine larga 16 mq come i venti degli inferi dalla voragine dantesca. Farebbero bene a metterci anche un Caronte che aiuti a bypassarla. Neanche un fantasy dell’orrore potrebbe immaginare tanto. Oh certo la progettazione della griglia la sua forma, i materiali potranno in qualche modo addolcire la pillola. Resta però il fatto, inequivocabile, che le botteghe poste sotto al porticato si troveranno dinanzi una barriera d’aria caldiccia e maleodorante che difficilmente potrà attirare turisti ed acquirenti. In nessun posto del mondo esiste una condizione simile. Essere innovatori in questo caso non aggiunge stellette di merito a nessuna divisa. La gestione di una piazza cosi’ grande che alle sue estremità ha il Palazzo Reale da un lato ed una Chiesa importante come San Francesco di Paola dall’altro, comporta una responsabilità enorme sia per la manutenzione che per la fruizione. Chiediamocelo pure: Qual’è il vero motivo dell’improvvida scelta del luogo in cui posizionare le griglie di sfiato? I cunicoli realizzati ed abbandonati a seguito del fallimento del progetto della linea tranviaria rapida LTR possono ingolosire chiunque voglia risparmiare su lavori e materiali sfruttandoli. Di per se il concetto di risparmio è valido. Riciclate gente, riciclate! Senza fare danni però. E se il riciclo deve significare un enorme buco nella pavimentazione di una delle piazza più grandi d’Italia, e la penalizzazione di qualsiasi iniziativa commerciale a causa di un muro di esalazioni mefitiche che ne schermerà l’accesso, forse varrebbe la pena meditarci un pò su. Eppure come sempre una soluzione c’è: basterebbe spostare queste griglie nella vicina piazzetta Santa Caterina. Pochi metri che potrebbero salvare la fruizione turistica della piazza, la sua dignità architettonica e artistica e le possibilità commerciali dei locali posti sotto al porticato. In realtà sarebbe bastato il diniego della Soprintendenza ai lavori e nulla sarebbe successo. La domanda che, come sempre, nasce spontanea è allora quali siano le ragioni di questo via libera che sembra contraddire la ragione stessa dell’esistenza di un ente come la Soprintendenza. Place des Vosges, Place Dauphine, Place Vendome, Place des Victoires. Le piazze più importanti di Parigi. Hanno le uscite della metropolitana, che spesso ne prendono il nome, in aree vicine e certamente non sono afflitte dalle griglie di sfiato. Rispettare i beni culturali è il primo passo verso una gestione sana e proficua. Da anni a Napoli si assiste ad un azione che sembra andare contro le sue bellezze artistiche architettoniche ed ambientali. Bisogna invertire questa tendenza.