Piccinetti (Fiera di Roma), fiere sono energia per territorio, passaporto per Made in Italy

11

Roma, 20 apr. (Labitalia) – Un sistema che in Italia genera un business da 60 mld di euro, fondamentale per il nostro export e per la promozione che le nostre aziende possono farsi sui mercati esteri. Sono le Fiere italiane, che secondo Pietro Piccinetti, amministratore unico della Fiera di Roma e coordinatore delle commissione Internazionalizzazione di Aefi (l’associazione che riunisce le esposizioni e le fiere italiane) sono “vera e propria energia per il territorio”. E non solo. “Il sistema fieristico italiano -dice Piccinetti a Labitalia- è un passaporto fondamentale per l’internazionalizzazione del made in Italy e uno strumento imprescindibile per entrare nei mercati esteri”.

Piccinetti cita numeri consistenti: “Il settore espositivo italiano è al secondo posto in Europa, preceduto solo dalla Germania e davanti a Francia e Spagna. Ogni anno, il 50% dell’export è generato da contatti attivati e sviluppati in occasione delle manifestazioni fieristiche e oltre il 75% delle imprese (88,5% delle Pmi) riconosce nelle fiere lo strumento fondamentale per lo sviluppo, per il contatto diretto con il mercato e per la comunicazione delle proprie competenze”.

Ma non ci sono solo le grandi Fiere: anche quelle più piccole riscuotono l’attenzione dei buyers stranieri. “Da sempre Aefi, la nostra Associazione di categoria, e io personalmente -sottolinea Piccinetti- siamo convinti che la molteplicità, la varietà e la ricchezza del tessuto produttivo ma anche culturale e territoriale in senso lato dell’Italia debbano essere rappresentate dalle numerose fiere esistenti, più e meno grandi. La specificità peculiare di ciascuna realtà fieristica, che deve rispecchiare le caratteristiche intrinseche del suo territorio, è ciò che rende forte l’intero comparto. In questo senso i tedeschi sono un esempio evidente: le loro molte fiere, anche piccole, contribuiscono tutte a fare della Germania una indiscussa potenza fieristica leader nel mondo e prima in Europa”.

Ma cosa cercano da noi gli acquirenti esteri? “L’eccellenza manifatturiera, creativa, agricola e agroalimentare che caratterizza il Made in Italy -risponde l’amministratore unico di Fiera di Roma- è ancora molto attrattiva. Anzi, penso che la domanda internazionale premierà sempre di più i nostri prodotti e le nostre eccellenze. Gli acquirenti esteri provengono da tutto il mondo. Ai Paesi da sempre attenti ai nostri prodotti come quelli europei e gli Usa si sono aggiunti Paesi mediorientali e asiatici, la Cina sopra a tutti”.

L’Italia anche negli anni della crisi non ha perso la sua vocazione manifatturiera. Una vocazione che però va sostenuta e alimentata, anche attraverso adeguate politiche di promozione.”L’ultimo Governo in carica con il Piano Straordinario per il Made In Italy -ricorda Piccinetti- è stato il primo che ha stanziato fondi (76 milioni di euro per il biennio 2015-17) mirati a sostenere le fiere italiane a vocazione internazionale. Aldilà dei colori politici, che a noi tecnici non interessano, la direzione deve essere quella: valorizzare gli eventi che danno visibilità al Made in Italy, rilanciarne l’immagine nel mondo e finanziare iniziative di incoming, incontri B2B che possono servire a trasformare la fiera in una reale occasione di business con partner esteri seri, affidabili e selezionati. Tutto questo serve concretamente come strumento per moltiplicare i numeri delle imprese esportatrici”.

Piccinetti ha assunto l’amministrazione della Fiera di Roma in un momento molto critico. Ora a due anni esatti di insediamento, proviamo a tracciare un bilancio della sua guida. “Sono stati 24 mesi di lavoro frenetico per vincere una scommessa durissima, assieme a Investimenti Spa, la Camera di Commercio, nostro maggior azionista, e a tutti i collaboratori di Fiera Roma -ci tiene a premettere-. La partita è ancora aperta ma possiamo dirci soddisfatti di quanto fatto sinora e fiduciosi rispetto al futuro. Il concordato in continuità in cui si trovava la società è stato omologato nel 2017, da subito abbiamo sviluppato un piano industriale che è stato certificato da un attestatore, lanciando oltre dieci nuove manifestazioni. Si corre… E come ho sempre affermato, il 2019 sarà l’anno del vero riequilibrio economico finanziario della società”.

Insomma Fiera di Roma guarda avanti e soprattutto punta a diventare “il punto di riferimento del Mediterraneo e un punto di riferimento internazionale”. “Questo è il nostro obiettivo -ribadisce l’amministatore- e faremo di tutto per coronarlo, perché Roma merita di essere una grande Capitale del mondo con una fiera all’altezza. Tutti i nostri nuovi progetti puntano a questo. Quello che però più di tutto ci ostacola nel raggiungimento del traguardo sono le lacune infrastrutturali. Dobbiamo avere collegamenti diretti efficienti con la città, e quello con Termini è imprescindibile. Mi faccia aggiungere che anche un po’ di cura in più delle aree limitrofe alle nostre non guasterebbe: noi ci occupiamo dei nostri spazi ma il decoro delle zone circostanti non è un biglietto da visita di poco conto nell’accoglienza degli ospiti”, aggiunge.

E proprio nella Capitale il rapporto con gli enti locali è “fondamentale”, sottolinea Piccinetti. “Fiera Roma è uno strumento del territorio per implementarne l’economia e questo è un goal che si segna solo se si gioca uniti. Se si analizzano le storie di fiere di successo, si vedrà che per tutte alla base c’è un profondo rapporto con le istituzioni locali. Essendo le fiere energia per il territorio non può che essere così”, conclude.