Piccoli comuni contro la fusione:
lunedì a Napoli 300 fasce tricolore

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Partiranno da ogni regione oltre trecento sindaci dei piccoli comuni italiani uniti dalla battaglia giudiziaria contro l’accorpamento coatto dei comuni al di sotto dei 5mila abitanti, previsto, nella sua ultima versione,

Partiranno da ogni regione oltre trecento sindaci dei piccoli comuni italiani uniti dalla battaglia giudiziaria contro l’accorpamento coatto dei comuni al di sotto dei 5mila abitanti, previsto, nella sua ultima versione, della legge Delrio 135/2012. Meta dell’adunanza in programma lunedì prossimo a Napoli, fa sapere una nota, sarà la Campania, la regione dalla quale è partita la battaglia legale davanti al Tar per iniziativa dell’Asmel, l’Associazione per la sussidiarietà e la modernizzazione degli enti locali, che raggruppa oltre 2200 Comuni. L’Asmel si è costituita, al fianco dei primi cinque comuni campani ricorrenti, Liveri, Dragoni, Baia e Latina, Buonalbergo e Teora come ”espressione esponenziale dei 5700 comuni a rischio accorpamento”. L’appuntamento è fissato alle 9.45 nell’Auditorium del Consiglio regionale. Rispetto ai 5 comuni che hanno avviato con Asmel il ricorso (ora di competenza del Tar del Lazio), oggi, dopo un mese dalla presentazione, sono 150 le deliberazioni formali di adesione da parte di altri comuni. Lunedì i rappresentanti dei Comuni ascolteranno la relazione dell’avvocato Aldo Sandulli, preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Suor Orsola Benincasa, che illustrerà le ragioni del ricorso che attacca formalmente un atto amministrativo ministeriale, la circolare del Ministero dell’Interno (12 gennaio 2015) ”che ha previsto – ricorda l’Asmel – il commissariamento per i comuni inadempienti alla norma sull’accorpamento coatto delle funzioni comunali, ma che in realtà contiene un attacco ben più ampio alla norma sull’accorpamento coatto con una richiesta di rinvio alla Corte Costituzionale per la verifica di costituzionalità”. Il forum di Napoli sarà aperto dal presidente di Asmel, Francesco Pinto, e dal presidente dell’Ancpi, Franca Biglio, che ”ha già espresso il sostegno dell’Associazione nazionale dei piccoli comuni alla battaglia guidata da Asmel”. L’accorpamento coatto dei piccoli comuni, evidenzia ancora l’Asmel, è un provvedimento varato nel 2010 dall’ultimo governo Berlusconi ma che non è mai riuscito a trovare attuazione. Nella sua ultima versione (legge 135/2012) prevede l’obbligo per i comuni con meno di 5mila abitanti di esercitare in forma associata (con unione da almeno 10mila abitanti) le funzioni fondamentali. L’ultima proroga è arrivata dal governo Renzi che ha fissato al 31 dicembre 2015 il termine per l’entrata in vigore dell’obbligo associativo ”ma visto il futuro rischio commissariamento i piccoli comuni stavolta hanno deciso di rivolgersi direttamente alla magistratura”. Spiega Francesco Pinto, presidente dell’associazione Asmel: ”Non c’è affatto una correlazione tra piccole dimensioni del comune e costi di gestione (che sarebbe l’assunto alla base di questa normativa) ma c’è invece una correlazione opposta, perché è proprio nei piccoli comuni, dove è più agevole e stretto il rapporto con i cittadini, che è più semplice contenere i costi“.