Piccoli imprenditori in fuga. Confesercenti: In Campania perse 10 mila partite Iva in 6 anni (-7,7%)

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in foto Nico Gronchi

In sei anni la Campania ha perso più di diecimila piccoli imprenditori e altre partite Iva nei settori del turismo e del commercio. A segnalarlo è un’elaborazione di Confesercenti effettuata su dati camerali relativi al commercio e alla filiera turistica (alloggio, ristorazione e agenzie di viaggio).
In Campania i lavoratori indipendenti nei settori presi in esame erano 133.711 nel 2019, mentre lo scorso anno sono scesi a 123.475 unità, con una perdita di 10.236 occupati, pari a un decremento del 7,7%.
Si tratta, secondo quanto emerge dallo studio, di una flessione generalizzata: tutte le regioni italiane nel periodo considerato registrano dati negativi, con il Mezzogiorno che segna un calo complessivo del 9,3%, rispetto al 14,1% nazionale, condizionato dal -15,6% del Nord e dal -19,4% del Centro.
In valore assoluto, le riduzioni più consistenti si registrano in Lombardia (meno 25.098 lavoratori), Lazio (meno 22.963), Veneto (meno 17.792), Emilia-Romagna (meno 16.037) e Toscana (meno 15.309). In termini percentuali, le flessioni più marcate sono nelle Marche (meno 25%), nel Lazio (20,4%) e in Veneto (18%).

“Il dato segnala una tendenza che va contrastata – commenta Nico Gronchi, presidente di Confesercenti –. Un tessuto diffuso di piccole imprese e lavoratori autonomi svolge una funzione economica essenziale: sostiene la densità produttiva dei territori, alimenta concorrenza e pluralismo dell’offerta, crea occupazione e circolazione locale del reddito”.

“Il lavoro autonomo si sta riducendo per l’effetto combinato di più fattori – precisa ancora Gronchi – pressione fiscale e amministrativa, costi energetici (esplosi dopo la pandemia), locazioni commerciali, difficoltà di accesso al credito, squilibri competitivi con grandi operatori e piattaforme digitali. Una somma di vincoli che rende sempre più difficile avviare, mantenere o trasferire un’attività”.

“Servono interventi macro sui costi dell’energia per i piccoli e per riequilibrare la concorrenza e garantire il pluralismo. Sarebbero necessari anche sostegni agli investimenti privati e incentivi per il ricambio generazionale, oggi punto critico per molte piccole imprese. Più tutele e strumenti di welfare restano una questione ancora lasciata alle proprie forze. Solo così tornare a mettersi in proprio potrà essere di nuovo una prospettiva sostenibile”.