Pietre d’Inciampo, la Comunità Ebraica di Napoli si smarca dal Comune

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La presidente Schapirer: Inaccettabile il comportamento di de Magistris

In foto Lydia Schapirer
La Comunità Ebraica di Napoli si smarca dal Comune sulla questione della cerimonia delle Pietre d’Inciampo, una commemorazione dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti che si svolge a Napoli e in tante altre città d’Europa. La presidente della Comunità, Lydia Schapirer, rivela al Denaro perché si è deciso di non aderire alla cerimonia indetta dal Comune di Napoli e di organizzare, per il 30 gennaio prossimo, una propria iniziativa.
Dottoressa, che cosa sta succedendo tra la vostra Comunità e il Comune di Napoli, al punto tale che voi state organizzando una seconda cerimonia per le prime pietre di inciampo deposte a Napoli e non avete partecipato a quella organizzata dall’assessore de Majo?
“Purtroppo è una questione abbastanza inveterata. Il sindaco de Magistris, nel corso degli anni ha fatto molti strappi istituzionali nei confronti della nostra Comunità  e degli Ebrei in generale. Ha dato la cittadinanza onoraria ad Abu Mazen, e, quando gli abbiamo chiesto, per ovvia simmetria istituzionale, di attribuire la stessa onorificenza anche ad una alta personalità israeliana (all’epoca noi indicammo Shimon Perez) non ci ha neanche risposto. Nella complessa vicenda medio-orientale ha sempre mostrato una pregiudiziale e asimmetrica visione anti-israeliana, avallando persino posizioni estreme di B.D.S. (Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni ), proponenti il blocco commerciale dei prodotti israeliani, e, specialmente, ha recentemente  sostituito Nino Daniele, ottimo assessore alla cultura che aveva sempre avuto un’ atteggiamento equilibrato nei confronti della Comunità Ebraica con Eleonora de Majo, esponente dei centri sociali, a tutti nota per le sue ripetute prese di posizione antisioniste e antisemite.
Eleonora de Majo: ma non ritiene, sinceramente, di esagerare un po’ nei suoi confronti, visto che lei, una volta diventata assessore non solo ha subito dichiarato che “ l’antisemitismo non può neanche esistere nel suo Dna..”, ha proposto la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, e ha organizzato la cerimonia della posa in opera delle prime pietre di inciampo a Napoli? Iniziativa alla quale voi non avete neanche partecipato.
La signora de Majo già nel 2015 dichiarava pubblicamente “abbiamo sempre detto che sionismo è nazismo e che i metodi utilizzati dagli israeliani contro i palestinesi ricordano quelli che negli anni ’40 portarono alla morte di 4 milioni di ebrei…” per poi  finire definendo gli Ebrei “porci, accecati dall’odio, negazionisti e traditori finanche della vostra stessa tragedia…”  Capirà che quando si propone così, una equivalenza fra nazismo e sionismo, immancabilmente si scade in un assurdo antisemitismo pregiudiziale della peggiore specie. Antisemitismo in mala fede di chi non conosce la storia e vuole solo interpretarla ai fini di una propria malata ideologia. Le pietre di inciampo sono simboli di grande significato, che possono stimolare alla riflessione e produrre cultura storica basata su memoria viva, ma la loro plateale strumentalizzazione, risulta unicamente offensiva.
Quindi per voi quale può essere il punto di discriminazione tra delle critiche allo Stato di Israele e dei veri e propri  atti di antisemitismo ?
Sappiamo bene che gli atti ostili contro gli ebrei seguono in parallelo gli eventi in Medio Oriente e che una delle tante forme del “nuovo antisemitismo” trae origine dalle accuse ad Israele per la questione palestinese. Ma il problema è che oggi siamo sempre più spesso non più  di fronte a delle legittime critiche alla politica di Israele, ma assistiamo ad un vero e proprio scivolamento verso i cliché antisemiti del passato, con una chiara prevaricazione dei confine del giusto quando viene difesa la causa dei diritti umani solo dei palestinesi,  quando dagli “Ebrei” si passa all’”Ebreo”, quando si rispolverano  miti e menzogne come quello del “capitale ebraico” riproponendoli artatamente come “causa” della politica di Israele. In effetti il perimetro e i confini dell’antisemitismo sono stati molto specificamente definiti dall’IHRA (Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto) e tali definizioni sono state già adottate da 35 Stati, nonché, pochi giorni fa, anche dal Governo Italiano. Già nel 1988 un Documento del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace dichiarava che “..l’antisionismo ..serve talvolta come uno schermo per l’antisemitismo, alimentandolo e portando ad esso” e Papa Francesco ha recentemente indicato come “l’antisionismo possa diventare una delle più pervicaci cause dell’antisemitismo dei nostri giorni”. Così, accanto all’antisemitismo “classico” di matrice di “destra” razzista si sta diffondendo sempre più quello “terzomondista ed anti-imperialista” ritenuto più “presentabile” rispetto all’antisemitismo che ha portato alla Shoah, e in questo modo, più la memoria del passato impallidisce, più si tenta di separare la continuità storica tra Shoah e Stato di Israele che viene artatamente fatto passare, con un cortocircuito storico, come una entità singola, avulsa dal contesto circostante.
Quindi lei dice che esistono svariate forme di antisemitismo che andrebbero singolarmente analizzate ed affrontate. Quale di queste ritiene che sia la più pervicace e pericolosa?
L’antisemitismo, con i suoi oltre duemila anni di storia, è diventato un vero e proprio “luogo” dell’inconscio collettivo dell’umanità nel quale però si gioca realmente la nostra possibilità/capacità di apertura all’altro e alle differenze, piuttosto che la chiusura nel pregiudizio e nell’intolleranza. Comprenderà pertanto come non abbia senso definire una forma di antisemitismo “più pericolosa” di un’altra, perché, alla base, rimane sempre l’Ebreo, il “Nemico Innocente” quello che deve subire le conseguenze di quelle zone d’ombra dell’inconscio collettivo nelle quali si annida un coacervo di miti e menzogne. Per combattere l’antisemitismo, si deve innanzitutto combattere ogni forma di odio, tenendo fermamente presente che nessun essere umano può  essere avulso dalla sua specifica “storia” soggettiva e dai suoi tratti di comune umanità, per essere categorizzato e  ridotto a “simbolo” o a “oggetto”.
Che significato hanno per voi le pietre d’inciampo, e come intendete celebrare la loro posa per la prima volta nella nostra città?
Come già le ho detto le pietre di inciampo sono simboli di grande importanza e, attraverso di esse noi vogliamo onorare la memoria dei nomi delle vittime innocenti che rappresentano, tenendo sempre presente che “una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome” come dice il Talmud. A noi non interessa che qualcuno cerchi di “compensare” la diffusione dell’antisemitismo di fondo con un filosemitismo di facciata, partecipando alla posa di qualche pietra di inciampo. Non conta l’omaggio una tantum, più o meno sentito, del quale, un attimo dopo ci si è già dimenticati. Ci interessa invece la politica culturale della memoria e del rispetto, e per questo il prossimo 30 gennaio organizzeremo una “nostra” cerimonia nella quale cercheremo di riportare alla luce le figure delle povere vittime, nella loro individuale umanità, così violentemente rapita e annullata, cercando di condividerle con tutta la nostra Comunità, strettamente unita ad ampie porzioni della Società Civile e di Giovani della nostra città, che ci hanno sentitamente chiesto di unirsi a noi.
Il programma
Le cerimonie con le quali la Comunità ebraica di Napoli ricorderà Amedeo Procaccia, Iole Benedetti, Elda Procaccia, Loris e Luciana Pacifici, Sergio Oreste Molco, Milena Modigliani, Aldo e Paolo Procaccia si terranno il prossimo 30 gennaio: alle ore 10.45 in piazza Bovio interverranno Daniele Coppin, responsabile della comunicazione della Comunità ebraica di Napoli, Lydia Schapirer, presidente della Comunità ebraica di Napoli, Sandro Temin (consigliere Ucei, Miriam Rebhun, presidente della sezione di Napoli Adei-Wizo, Giuseppe Crimaldi, presidente nazionale della Federazione delle Associazioni Italia-Israele, Nico Pirozzi, storico della Shoah, Ugo Foà, testimone degli eventi, Irio Milla, nipote di Luciana Pacifici, Maskil Ariel Finzi, rabbino della Comunità ebraica di Napoli che leggerà una preghiera composta da Rav Samuel Hirsch Margulies e, accompagnato dalle note del violino di Angela Yael Amato, intonerà il “Kaddish”. La solennità dell’evento sarà sottolineata dal suono dello Shofar. – Nel corso della cerimonia l’attrice Cristina Donadio leggerà alcuni passi estrapolati dal volume di Nico Pirozzi “Traditi – Una storia della Shoah napoletana”. Alle 11.45, in via Luciana Pacifici, si terrà la cerimonia in ricordo della più piccola delle vittime napoletane della Shoah, alla quale è stata di recente dedicata la strada. Inteverranno Nico Pirozzi e Nino Daniele, già assessore alla Cultura del Comune di Napoli e promotore dell’iniziativa del cambio di nome della strada, precedentemente intitolata a Gaetano Azzariti, presidente della Commissione sulla razza durante il regime fascista e, dal 1957 al 1961, presidente della Corte Costituzionale.
Paolo Pantani