Pineta Grande Hospital, sigilli al cantiere. Il titolare: Fiducia nei giudici, ma si danneggia il territorio

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“Questa mattina, poco dopo l’alba, ci è stato notificato unprovvedimento di sequestro per i lavori di ampliamento del Pineta Grande Hospital. Le ipotesi di reato riguardano violazioni urbanistiche riguardanti le autorizzazioni tutte, peraltro, comunicate prima dell’inizio dei lavori, alle autorità. Sono sereno e fiducioso nell’opera della magistratura con la quale ho sempre collaborato in passato e continuerò a farlo nel presente”. Così il proprietario della clinica Vincenzo Schiavone, imprenditore molto conosciuto, sotto scorta per aver denunciato e fatto condannare gli estorsori del clan dei Casalesi. “Forniremo – aggiunge – tutti i chiarimenti necessari per dimostrare l’infondatezza dell’ipotesi accusatoria. Resta il profondo rammarico per il blocco di un’opera di pubblica utilità, un Presidio Ospedaliero quale il Pineta Grande Hospital, da sempre al servizio dei cittadini dellaCampania, di quelli provenienti da fuori regione e di migliaia di extracomunitari. Il sequestro danneggia finanziariamente noi, le maestranze, i 1200 dipendenti del gruppo di cui fa parte la struttura, ma rischia di penalizzare ancora di più un territorio privo di servizi, anche quelli essenziali”. L’ampliamento della clinica, unico presidio sanitario sul litorale domizio, è un progetto da 80 milioni di euro, la cui conclusione era prevista per gennaio 2020. Con l’ampliamento, la clinica Pineta Grande dovrebbe passare dagli attuali 600 addetti ai 1100 dipendenti, e da 150 posti letto a 400; posti letto recuperati dalla chiusura delle altre strutture della stessa proprietà (80 posti letto della Casa di CuraPadre Pio di Mondragone, 54 posti letto della Casa di Cura VillaBianca di Napoli,49 posti letto della casa di cura Villa Ester di Avellino, ndr).Peraltro la concentrazione dei posti letto in un’unica struttura deriva dall’obbligo di dare seguito al Decreto “Balduzzi”.La clinica è nota anche per l’assistenza a migliaia di immigrati clandestini che vivono a Castel Volturno.