Pittura, la bellezza della Matematica nelle opere di Tommaso Ottieri

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in foto da destra Tommaso Ottieri con il gallerista Piero Renna

di Giulio Calogero

Si sente dire spesso che nell’arte contemporanea non c’è più nulla di nuovo da scoprire, che ogni possibile strada sia già stata percorsa. Nulla di meno vero se si pensa alla mostra dell’artista Tommaso Ottieri inaugurata a Napoli lo scorso 25 novembre presso la galleria d’arte Prac di Piero Renna in Via Nuova Pizzofalcone 2 ed in allestimento sino al 31 gennaio 2018.

Ormai da un buon decennio l’artista napoletano ha conquistato ed occupa con merito uno spazio importante nel panorama della pittura contemporanea mondiale. Molte le città nelle quali sono state organizzate mostre con esiti felicissimi. Da Madrid a New York passando per Milano le sue opere continuano ad ottenere sempre maggiori consensi di critica e sempre più interessanti riconoscimenti di mercato.
Anche nel caso di questa ultima esposizione le scene dipinte da Ottieri sono generalmente delle vedute architettoniche delle quali l’artista cerca di cogliere l’aspetto più bello, più ammaliatore, più “sirenico” per ricollegarsi al titolo di una precedente mostra del medesimo artista.
Già il titolo “Matematica” incuriosisce non poco e spinge a chiedersi immediatamente quale possa essere il rapporto tra i quadri di Ottieri e la scienza dei numeri che apparentemente così razionale sembrerebbe lasciare poco spazio alla fantasia ed alla creatività dell’arte pittorica.
Ma come ci spiega lo stesso artista “l’aspetto della bellezza architettonica che immediatamente colpisce chi guarda è quello geometrico, di prospetto, di disegno; oltre questo però io vorrei che sotto la superficie fosse colta una bellezza matematica, di concetto quindi mi piace pensare che chi gode della mia opera d’arte, attraverso un linguaggio che condividiamo, come quello della pittura, possa innanzitutto essere colpito e fermarsi a guardare per una bellezza di impianto, ma poi passare ad uno step successivo costituito dalla bellezza delle idee. In questo – prosegue Ottieri – la matematica nei suoi teoremi è molto simile alle scene che io dipingo perché è dotata anch’essa di una bellezza astratta, ideale ma pura che però si coglie solo per un attimo e soprattutto si coglie solo se si tengono presenti tutti i precedenti teoremi che precedono quel teorema, perché venga colto in quel momento, con un atto di presenza, quasi di meditazione trascendentale quel punto esatto di bellezza matematica”.
Questa visione del rapporto tra il fruitore dell’opera e l’opera stessa sembra prefigurare nel caso di Ottieri, un rapporto di assoluto godimento, di pura sensazione che ormai sempre più spesso nell’arte contemporanea viene soffocato dalla ricerca di un linguaggio ad ogni costo, sottovalutandosi invece la necessità di far cogliere il contenuto dell’opera per la condivisione emozionale della stessa. Dalla visione dei quadri di Ottieri si possono cogliere chiaramente i due momenti ai quali si riferisce l’artista: quello della immediata emozione, della bellezza “pura” nascente dal primo impatto con l’opera e quello immediatamente successivo che si sviluppa nella possibilità di un godimento razionale, profondo e permanente della stessa.
Molto interessante anche la tecnica adoperata da Ottieri per la realizzazione dei suoi quadri: “Per la maggior parte delle opere utilizzo tradizionali colori ad olio su della tavole che realizzo personalmente, adoperando un materiale che ho quasi brevettato, composto da legno e materiale plastico in modo da poter essere indistruttibile nel tempo. Sono infatti molto concentrato sulla durata nel tempo dei miei lavori. Utilizzo anche delle resine e delle cere ed ho persino rievocato una vecchia tecnica di utilizzo ad encausto “( antica tecnica pittorica con la quale i pigmenti vengono mescolati a cera punica che ha la funzione di legante, mantenuti liquidi dentro un braciere e stesi sul supporto con un pennello o una spatola e poi fissata a caldo) “ poco adoperata per la difficoltà della tecnica ma estremamente efficace ed affascinante”.