“Più anni di carcere per chi maltratta animali”, ddl arriva in Senato

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Roma, 28 mag. (AdnKronos) – La politica si scopre sempre più animalista. A dare il ‘la’ è stato Silvio Berlusconi con le famose fotografie con le pecorelle ad Arcore, precedute qualche giorno prima da quella con una sobria (e vegetariana) spremuta da McDonald’s. Una svolta, alla vigilia di Pasqua, con uno ‘spin’ prevalentemente ovino che ha contagiato anche la presidente della Camera Laura Boldrini, che ha ospitato Gaia e Gioia a Montecitorio, così come il Cav aveva dato il biberon a Fiocco di neve nella villa di Arcore.

Da ultimo, la deputata Fi Michela Vittoria Brambilla, pioniera su questo versante, ha fondato il Movimento animalista, e, da conduttrice di ‘Dalla parte degli animali’, ha mostrato tutto il variegato zoo domestico berlusconiano. Insomma, se per Aristotele l’uomo è un animale sociale, per sempre più esseri umani gli animali sono creature senzienti (con ricadute letterarie: nell’ultimo romanzo di Yasmina Reza “Babilonia”, la svolta ‘noir’ si innesca a seguito di un calcio inferto al gatto di casa).

Esseri, insomma, dotati di sensibilità specifica che meritano una tutela speciale. Non che oggi l’ordinamento non preveda sanzioni per chi maltratta gli animali, ma a palazzo Madama c’è chi si è accorto che non basta: bisogna innalzare l’importo delle multe e aggravare le pene nei casi più gravi. A pensarci sono stati Alessandra Bencini e Maurizio Romani, già M5S e ora nel gruppo Misto come Italia dei valori.

Il ddl introduce modifiche al Codice penale in materia di reati contro gli animali. Che, intanto, viene aggiornato modificando in primo luogo la rubrica del titolo IX-bis, libro secondo, ad essi dedicato, che attualmente non fa riferimento diretto alla tutela degli animali come esseri senzienti ma al sentimento dell’uomo nei loro confronti e lo sostituisce con l’espressione “Dei delitti contro gli animali”.

L’obiettivo è quello di inasprire sensibilmente le sanzioni (dall’attuale minimo di quattro mesi fino al massimo di due anni, a un mimino di un anno e un massimo di quattro) per coloro che, per crudeltà o senza necessità, si rendano responsabili dell’uccisione di animali e per coloro che cagionino gravi lesioni o li sottopongano a sevizie e lavori insopportabili per le loro caratteristiche etologiche.

Viene modificato l’articolo 544-quater del codice penale con l’aumento, fino ad un massimo di trentamila euro, della sanzione pecuniaria per coloro che organizzano o promuovano spettacoli e manifestazioni che comportino sevizie o strazi per gli animali, includendo tra le condotte passibili di sanzione anche quelle esercitate da coloro che partecipano a tali spettacoli.

Vengono inoltre inasprite anche le sanzioni penali (fino a due anni di carcere e 30mila euro di multa) per coloro che organizzano combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali. L’obiettivo è dichiaratamente quello di fornire un maggiore deterrente all’organizzazione di questo tipo di spettacoli in conseguenza di una minore partecipazione di pubblico, anch’esso sanzionabile. Si prevede infine uno specifico inasprimento delle sanzioni pecuniarie connesse all’abbandono di animali domestici o, comunque, per coloro che detengano animali domestici in condizioni incompatibili con la loro natura.

L’Italia appare in ritardo rispetto alle norme internazionali, dato che fin dal 15 ottobre 1978 la Dichiarazione universale dei diritti dell’animale, proclamata a Parigi il 15 ottobre 1978, attribuisce diritti morali e legali agli animali come “progressione logica e inevitabile del pensiero etico” e se già il Consiglio d’Europa ha rivolto la sua attenzione alla protezione degli animali siglando numerose convenzioni per la loro tutela, il 13 dicembre 2007, con il Trattato di Lisbona, l’Unione Europea ha, tra le altre cose, riconosciuto la natura degli animali quali esseri senzienti.

All’articolo 13 infatti è previsto che l’Unione e gli Stati membri tengano pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti. Il Trattato impegna gli Stati membri a garantire agli animali una condizione di benessere che va oltre le loro esigenze fisiologiche ed etologiche, comprendendo anche una dimensione morale, in quanto gli animali sono dotati di sensibilità e come l’uomo possono provare sofferenza e dolore. Su questi princìpi si basa anche la Con- venzione europea per la protezione degli animali da compagnia, firmata a Strasburgo il 13 novembre 1987 e ratificata dall’Italia ai sensi della legge 4 novembre 2010, n. 201.