Plastica, biologia e ambiente: una sfida per le nuove generazioni

di Salvatore Vicedomini

Il complesso Universitario di Monte S. Angelo dell’Università di Napoli Federico II è stato, di recente, la sede di un evento organizzato dal Dipartimento di Biologia per promuovere e incentivare la diffusione della cultura scientifica a favore della sostenibilità ambientale.
Il tema di questo congresso è stato l’interazione tra la plastica e l’ambiente e le conseguenze che può generare sulla salute e sugli ecosistemi del nostro pianeta. La plastica sicuramente è stata e lo è tuttora, una risorsa utile ed economica ma ha creato nel tempo un crescente inquinamento ambientale per cui solo con la divulgazione e la conoscenza , soprattutto tra le nuove generazioni , si potrà dare un reale contributo alla sua sostenibilità.
L’evento ha unito varie discipline come biologia, ingegneria, chimica per finire all’economia aziendale al fine di avere una visione globale su tutte le problematiche che riguardano l’interazione delle microplastiche con l’ambiente naturale . Si è rivolta l’attenzione sia allo studio di ricerca su materiali alternativi e biodegradabili , al fine di ridurre l’impatto della plastica convenzionale, che alla divulgazione dell’educazione ambientale dando una priorità particolare al coinvolgimento di studenti più giovani.
Va ricordato che la plastica ormai è un materiale di uso quotidiano sia per la sua economicità che per la sua versatilità utilizzato da più di mezzo secolo in vari settori, da quello alimentare a quello ingegneristico, in molti casi poco degradabile e che tende a persistere nell’ambiente. Altresì oggi è dimostrato che, oltre ad incontrarla nel suolo, nel mare, nell’aria ed in tutti gli stadi della catena alimentare , le sue particelle degradate “microplastiche e nanoplastiche” entrano in quasi tutti gli organismi viventi e sono documentati in vari organi, tessuti, sangue, fino a superare anche la barriera cellulare e, benchè i loro effetti sul corpo umano siano ancora sconosciuti, certamente in futuro condizioneranno il nostro stato di salute.
“Questo evento si inserisce come un’edizione che si svolge per il terzo anno nel complesso universitario e che fa parte di un gruppo di attività didattiche sia teoriche che pratiche, realizzate da alcune scuole convenzionate PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento)con il Dipartimento di Biologia -ha dichiarato la prof.ssa Rosanna del Gaudio – e saranno coinvolti professori di diversi campi disciplinari come biologia, geologia , ingegneria che , pur essendo distinti , hanno numerosi punti di contatto. Tutte materie che possono essere inglobate per affrontare sfide complicate , come lo sviluppo sostenibile delle plastiche ,e a tal fine – ha continuato la del Gaudio – si sentiranno pareri contrastanti da parte degli ecologisti che ritengono disastroso l’accumulo di plastica e degli ingegneri che invece, vedono la stessa come un elemento utile e addirittura insostituibile per realizzare alcune attività produttive”.
Il primo intervento della Prof.ssa Maisto, docente di Ecologia del suolo, ha trattato gli effetti della presenza delle microplastiche convenzionali biodegradabili sulla biodiversità edafica (del suolo) e della qualità e produzione di biomasse di specie vegetali tipo alimentare, come l’insalata e lo spinacio .
“Quello che emerge dai dati di laboratorio – ha dichiarato la Maisto – è che la presenza delle microplastiche biodegradabili incide notevolmente sulla comunità microbica ed in particolare sulla composizione dei batteri e funghi decompositori e dei microartropodi detritivori(invertebrati che si nutrono della sostanza organica). Inoltre , ha aggiunto la professoressa, vi è stato un cambiamento di rapporto tra collemboli ed acari (due importanti gruppi di microartropodi detritivori) dalla quale deriva una condizione di stress ed un peggioramento della qualità del suolo. Per quanto riguarda le culture, piantine di spinacio ed insalata, ha continuato la Maisto, si è constatata una notevole riduzione della biomassa sia epigea(fuori dal terreno) che ipogea(sotto il terreno) , quindi foglie più piccole, fusto ridotto, apparato radicale più basso, ed inoltre la presenza di metalli pesanti nel suolo, dannosi per la salute, che si trasferisce alle piantine stesse. Quindi- ha concluso la Maisto – bisognerebbe cambiare la tipologia delle bioplastiche vegetali per evitare di modificare la biodiversità edafica ed evitare cosi la liberazione nel suolo di metalli pesanti”.
A seguire l’intervento della Prof.ssa De Falco e del ricercatore Prof. Rosati che hanno analizzato le conseguenze dell’utilizzo della plastica che possono insorgere sulla fertilità sia della specie umana che di svariate specie animali. La De Falco focalizzando l’attenzione sull’inquinamento delle plastiche disperse nell’ambiente ha spiegato: “La gran parte delle microplastiche possono raggiungere tutti i livelli della catena trofica (catena alimentare), entrando a far parte della stessa sia direttamente attraverso le acque d’irrigazione, che come additivi utilizzando plastiche d’imballaggio per la conservazione o per il trasporto degli alimenti. Il problema che ne scaturisce è dovuto alla presenza nelle microplastiche di sostanze che si chiamano interferenti endocrini. Queste sostanze chimiche, generalmente sintetiche, che vengono utilizzate per rendere la plastica più trasparente , più flessibile o resistente sono allo stesso tempo pericolose perché mimano in tutto e per tutto gli ormoni che il nostro corpo produce. Quindi , come da lei sottolineato , riescono a interagire a livello cellulare con i recettori determinando un effetto di blocco o una iperstimolazione della funzionalità delle stesse. Questa interferenza – ha ribadito la professoressa – ha un impatto sul sistema riproduttivo sia maschile che femminile, il che fa supporre che questo processo probabilmente è coinvolto anche nei meccanismi tumorali”.

Rimanendo sul tema degli effetti che le plastiche hanno sull’apparato riproduttivo è entrato in scena il prof. Rosati. In particolare il suo intervento in aula si è incentrato sulla responsabilità che hanno gli inquinanti ambientali sulla infertilità maschile. “Il processo della formazione dei gameti, soprattutto quelli maschili ha affermato Rosati, è molto sensibile alle microplastiche le quali incidono a livello tessutale ed in particolare sugli spermatozoi arrecando alcuni danni come un’alterazione della morfologia della loro testa provocando un’incapacità di fecondare sia per gli esseri umani che per tante specie acquatiche. Nello specifico, ha proseguito il professore, gli studi si sono concentrati su una specie, come le comuni cozze , mitili che danno informazioni importanti sulla salubrità delle acque dove essi crescono. Infatti si è potuto constatare che in presenza di microplastiche la gametogenesi (formazione delle cellule sessuali mature) viene compromessa, ragion per cui , ha concluso Rosati, nel tempo si potrebbe avere un’alterazione della biodiversità.
In contrapposizione a questi interventi ci sono state le relazioni del Prof. Squillace e del dott. Detry che si sono schierati a favore dell’utilizzo delle plastiche. In particolare Squillace ha caldeggiato con determinazione il suo parere favorevole all’impiego delle plastiche che evidenziano alcuni aspetti positivi quali, la leggerezza, la versatilità nell’attingere a diversi tipi di materie prime per la sua produzione, la diversa resistenza e la possibilità di produrre una vasta gamma di oggetti. Secondo Squillace, la plastica non è un nemico ma, un materiale che ha tante ottime proprietà e che, se intelligentemente utilizzato, ci può dare solo vantaggi. Certamente – ha sottolineato il professore – se alla fine del ciclo del suo uso la plastica si trasformasse in rifiuto invece di immetterlo in un virtuoso riciclo diventerebbe un problema enorme. Dello stesso parere è stato il dott. Detry che nel suo intervento ha presentato un progetto innovativo e sostenibile basato sulla stampa 3D di schiuma che consiste nell’introdurre delle bolle di gas nel polimero di plastica durante la stampa. “Ciò permette di creare delle strutture complesse a geometria variabile ottimizzate per resistere a vari stress , ha evidenziato Detry, utilizzando polimeri riciclabili e sostenibili da un punto di vista ecologico.
L’evento ha visto come protagonista anche il Dott. Pepe responsabile agricolo dall’azienda “Nanometro Zero” che si occupa dello sviluppo agricolo innovativo a tutela dell’ambiente e del benessere. “Si tratta di un’azienda totalmente biologica che si estende su circa centomila mq di produzione , ha precisato Pepe, che parte dal seme fino ad arrivare al prodotto finito esclusivamente in vetro distribuito in gran parte in paesi europei. L’agricoltura biosostenibile è rispettosa dell’ambiente , non utilizza sostanze chimiche inquinanti che è l’antitesi di quella intensiva non alterando l’equilibrio naturale. Questa realtà, ha aggiunto Pepe, si avvale anche della – LOMBRICULTURA- un’attività ecologica e potenzialmente redditizia che consiste nell’allevare i lombrichi per ottenere humus , fertilizzante pieno di nutrienti che migliora notevolmente la qualità del suolo. Inoltre, ha concluso, viene progettato ed attuato un percorso istruttivo ed educativo che accoglie ragazzi di molte scuole in- fattorie didattiche- per un soggiorno che illustra loro come vengono utilizzate per la produzione sul suolo plastiche biodegradabili al fine di poter vivere nella piena sostenibilità e produttività”.