Pmi del Sud, due su tre prevedono una crescita del fatturato e sono pronte ad aprirsi ai mercati esteri

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in foto Andrea Prete

Sono più ottimiste sull’andamento del proprio giro di affari, più propense ad aprirsi ai nuovi mercati internazionali, più interessate alla transizione ecologica. È questo l’identikit delle medie imprese del Sud, analizzate nel rapporto “Scenario competitivo, ESG e innovazione strategica nelle medie imprese del Mezzogiorno”, realizzato dall’Area Studi Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e da Unioncamere, presentato oggi a Matera.

Un comparto in forte crescita da quasi trent’anni

Si tratta di un comparto che, in ventotto anni, è pressoché raddoppiato, arrivando a contare 408 società produttive di capitali a controllo familiare italiano.
Ogni impresa occupa tra 50 e 499 addetti e registra un volume di vendite compreso tra 19 e 415 milioni di euro, generando complessivamente l’11,8% del valore aggiunto manifatturiero prodotto nel Mezzogiorno.

Fatturato in aumento e previsioni migliori del Centro-Nord

Nel 2024 il fatturato delle medie imprese meridionali è cresciuto dell’1,8%, a fronte di un calo dell’1,7% registrato nelle altre aree del Paese.
Un risultato che segue l’aumento complessivo del 78,1% nel decennio precedente, contro il 52,8% del resto d’Italia. Le aspettative restano positive anche per il 2025: il 65,4% delle Mid-Cap del Sud prevede una crescita del fatturato, contro il 55,4% delle imprese del Centro-Nord.

Le criticità: competenze, burocrazia ed energia

Le sfide, però, non mancano.
Per il 23,2% delle medie imprese del Mezzogiorno il mismatch di competenze rischia di frenare la crescita, mentre il 41,3% indica nella burocrazia un ostacolo al percorso verso la sostenibilità.

A queste si aggiungono la concorrenza di prezzo e il caro-energia, segnalate come principali criticità da circa due terzi del campione.

Più export e nuovi mercati per reagire ai dazi

Guardando ai prossimi due anni, per rispondere alle difficoltà del contesto internazionale – a partire dai dazi – il 79,6% delle Mid-Cap meridionali dichiara di voler espandere la propria presenza in nuovi mercati, contro il 68,3% delle imprese delle altre aree del Paese.

Transizione ecologica al centro delle strategie

La sostenibilità è un altro fronte chiave.
Per sostenere la transizione ecologica, tre imprese su quattro del Mezzogiorno puntano a ridurre l’uso di fonti fossili e ad adottare energie rinnovabili, una quota superiore al 66,6% registrato nel resto d’Italia.

Unioncamere: Crescita da sostenere

“Le medie imprese del Mezzogiorno si confermano un importante volano di crescita del Sud e stanno dimostrando di poter correre anche più velocemente di quelle del Centro-Nord”, ha dichiarato Andrea Prete, presidente di Unioncamere.
“Per questo vanno sostenute rimuovendo gli ostacoli che ne frenano lo sviluppo, a partire dagli incentivi per l’export e i servizi per l’internazionalizzazione, dove le Camere di commercio possono dare il loro concreto supporto, soprattutto dopo le difficoltà create dai dazi Usa”.

Mediobanca: modello da rafforzare anche con la finanza

Secondo Gabriele Barbaresco, direttore dell’Area Studi Mediobanca, “la crescita delle medie imprese del Mezzogiorno e la loro intenzione di reiterarla nel prossimo futuro segnalano la felice intersezione tra due attributi: quello geografico e quello relativo a uno specifico modello capitalistico”.
“È una tendenza che merita di essere sostenuta sia dal decisore pubblico sia dagli attori del mercato finanziario, in particolare dai fondi di private equity che portano una vera proposta imprenditoriale e non solo misure di puro efficientamento”.  Sulla stessa linea Michele Somma, presidente della Camera di commercio della Basilicata: “Le medie imprese lucane e quelle del Mezzogiorno sono le vere campionesse del capitalismo familiare e si mostrano pronte alle sfide globali, dalle transizioni in atto all’espansione su nuovi mercati. Sta a tutti noi sostenere questi sforzi di innovazione e internazionalizzazione, rimuovendo gli ostacoli e snellendo al massimo la burocrazia”.