Pmi, quasi 19mila in meno in tre mesi
Bene le coop e le start up innovative

28

Rallentano le cessazioni di impresa nel I trimestre 2015, ma anche le iscrizioni toccano il minimo da diversi anni. Il risultato è un saldo negativo di -18.685 Rallentano le cessazioni di impresa nel I trimestre 2015, ma anche le iscrizioni toccano il minimo da diversi anni. Il risultato è un saldo negativo di -18.685 unità ma meno consistente rispetto agli anni precedenti. Questa la dinamica del tessuto imprenditoriale che emerge dall’analisi dei dati Movimprese, relativi alla nati-mortalità delle imprese italiane tra gennaio e marzo, elaborati da InfoCamere sulla base del Registro delle imprese e diffusi da Unioncamere. Tutti i dati sono disponibili online all’indirizzo www.infocamere.it. I dati Nel primo trimestre dell’anno – tradizionalmente caratterizzato da un bilancio negativo tra iscrizioni e cessazioni d’imprese, a causa del concentrarsi di queste ultime sul finire dell’anno precedente – sono nate 114.502 nuove iniziative economiche, 872 in meno dello stesso periodo dello scorso anno, la quarta contrazione consecutiva del numero delle nuove imprese iscritte nei registri delle Camere di commercio. Ben più sensibile però è stata la riduzione delle cessazioni di imprese esistenti (133.187 le chiusure, il valore più contenuto degli ultimi dieci anni) con il risultato che, pur chiudendo in campo negativo, il saldo del primo trimestre del 2015 (pari a -18.685 unità) segna un miglioramento relativo rispetto allo stesso trimestre dei tre anni precedenti. Considerando il fatto che nel 2014 (a fronte di un saldo del primo trimestre negativo per 24.490 unità) l’anno si concluse con un bilancio positivo per 30.718 imprese, il contenimento del saldo negativo dei primi tre mesi di quest’anno lascia spazio ad aspettative moderatamente positive sul bilancio complessivo del 2015. Tra crisi e ripresaLa dinamica del tessuto imprenditoriale nei primi tre mesi dell’anno”, ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, “riflette il momento storico che sta vivendo il nostro Paese, nel quale da una parte si notano segnali di ripresa, dall’altra si scontano ancora gli effetti di questa lunga crisi. Soprattutto alcuni ambiti mostrano ancora un certo affanno: l’artigianato in modo particolare, che da solo spiega l’intero saldo negativo della manifattura e delle costruzioni”. Le forme giuridiche Dal punto di vista delle forme giuridiche adottate dalle imprese, il contributo in controtendenza viene dalle società di capitali (11.482 imprese in più nel trimestre, pari ad un tasso di crescita positivo dello 0,77% e persino in miglioramento rispetto al 2014). In questo ambito va letta la buona performance delle start-up innovative iscritte all’apposita sezione del Registro delle imprese: nei primi tre mesi dell’anno ne sono nate infatti 368 (quasi tutte nella forma di società di capitali), contro le 229 dello stesso periodo del 2014. In lieve crescita anche le altre forme (cooperative e consorzi), mentre, pur recuperando qualcosa rispetto al 2014, si riducono sia le imprese individuali (-24.998 unità, di cui 12.808 artigiane) sia le società di persone (-5.527 il saldo complessivo, -2.400 il di cui artigiano). Analisi territoriale L’analisi a livello territoriale mostra saldi negativi in tutte e quattro le grandi ripartizioni, ciascuna comunque in lieve miglioramento rispetto ad un anno fa. Tra le regioni, il Lazio è l’unica a far registrare un saldo positivo per quanto contenuto (418 imprese in più, lo 0,07%). Delle altre, in sei casi (in ordine geografico: Trentino-Alto Adige, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata e Sicilia) il primo trimestre 2015 si è chiuso con un risultato peggiore del 2014. Tra gli artigiani, nessuna regione chiude in positivo e quelle in ulteriore contrazione rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno sono cinque: ancora il Trentino-Alto Adige, l’Emilia-Romagna, Marche, Lazio e Abruzzo. I settori Guardando ai settori, gli unici che vedono aumentare in modo apprezzabile la propria base imprenditoriale sono quelli del noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese (+1.953 imprese, di cui 501 artigiane), i servizi di informazione e comunicazione (+534) e sanità e servizi sociali (+237). Come detto quello che arretra maggiormente è il settore delle costruzioni, cui globalmente si deve il 41,7% dell’intero saldo negativo (7.785 imprese in meno). E questo nonostante il comparto non artigiano sia lievemente cresciuto nel periodo: infatti, guardando alle sole imprese dell’artigianato, il bilancio delle costruzioni segnala un -8.701 unità, un valore che da solo spiega completamente l’ulteriore battuta d’arresto del comparto edile. Seguono le attività manifatturiere che si riducono di 3.210 unità (-0,56%). Frenano i fallimenti In frenata i fallimenti: tra gennaio e marzo le imprese che hanno aperto una procedura fallimentare sono state 3.588, contro le 3.607 che avevano portato i libri in tribunale nel primo trimestre del 2014. In termini percentuali, il confronto con l’anno recedente segnala quindi un lieve rallentamento (-0,5%) del fenomeno, dopo la forte accelerazione del 2014: lo scorso anno, nei primi tre mesi si registrò una crescita del 22% nell’apertura di procedure fallimentari rispetto al corrispondente trimestre del 2013. Rispetto alla struttura imprenditoriale italiana, che conta circa 6 milioni di imprese registrate negli archivi delle Camere di commercio, il fenomeno dei fallimenti riguarda dunque un numero di imprese molto limitato, nell’ordine di 6 unità ogni 10mila. La stabilizzazione del flusso di nuovi fallimenti è tuttavia il risultato di dinamiche opposte, a seconda della forma giuridica dell’impresa. A fronte di un aumento dell’1,1% dei fallimenti delle società di capitali e del 26,7% delle “altre forme” (consorzi e cooperative), si registra la diminuzione dei default di Società di persone e imprese individuali (rispettivamente -9,2 e -12,3% rispetto al primo trimestre del 2014). Osservando la distribuzione dei fallimenti per settore, quello che contribuisce maggiormente in termini assoluti è il commercio (859 fallimenti, pari al 24% del totale). Seguono le costruzioni con 735 eventi (20,5%) e l’industria manifatturiera con 676 (19,8%). Quanto all’incidenza del fenomeno – al netto dei settori di minori dimensioni – l’esposizione delle imprese al rischio di fallimento è più elevata tra le attività manifatturiere (11,5 aperture ogni 10mila imprese registrate).