Poche le regole per la piacevolezza di una visita turistica. Osserviamole pure!

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Una Certosa opera di un capomastro della corte angioina? Presente. Dichiarata monumento nazionale dopo essere stata inclusa tra i beni ecclesiastici soppressi? A Napoli c’è. Uno squarcio panoramico tra i più belli ed interessanti di cui si possa godere in città? C’è anche quello. Una raccolta di opere di pittura, scultura e reperti di grande curiosità? Eh sì, al Museo di San Martino c’è proprio tutto. C’è stata anche la straordinaria mostra fotografica di Alphonse Bernoud, il primo reporter di cataclismi e disastri naturali, ritrattista e vedutista. Due sale del museo riservate alle opere del primo a comprendere le potenzialità documentali ed editoriali della fotografia. WOW! Direbbero americani e inglesi. Fantastico esclamiamo noi italiani. E le prime esclamazioni che si odono entrando negli ambienti della mostra sono proprio queste. Il pubblico è cosmopolita, diversi usi, costumi, provenienze. Comuni a tutti: stupore, ammirazione, la curiosità. Didascalie essenziali, anche troppo, e cartelloni illustrativi che ripetono, in lingua italiana, ciò che riportato nella piccola brochure. Ehm. Il pubblico in sala ovviamente non è solo italiano. Ding. Campanella: prima défaillance. Il pubblico scruta, si allontana dal quadro e ciondola cercando un angolazione dalla quale la foto esposta non subisca l’insulto della rifrazione di un illuminazione messa così quasi percaso. Gli entusiasmi si affievoliscono: riflessi ed ombre hanno la meglio sulla buona volontà del visitatore che velocemente conclude il giretto tra le opere ed esce dalle sale. La speranza, si sa, è l’ultima a morire. In questo caso però muore da subito: il problema dell’illuminazione è una costante tutti gli ambienti espositivi. Luce artificiale e luce naturale litigano tra loro, ed il terzo, il visitatore, non ne gode ma resta penalizzato nella sua osservazione. Il campanello d’allarme défaillance continua a suonare. Sembra affievolirsi al cospetto di alcune rampe che facilitano al turista il superamento di dislivelli. Attenzione, però, riprendono in forma di sirena e campanacci per l’assenza di qualsiasi appoggio, sedia, panchetta o divano a supporto anche solo di un visitatore stanco. Eppure promozione e godimento pubblico delle collezioni sono due attività che secondo la Carta Nazionale delle professioni museali dovrebbero essere uno ei compiti del direttore della struttura. Rendere godibile il materiale esposto, attraverso una buona illuminazione e offrendo la possibilità di un momento di riposo sono inderogabili necessità. Il Museo di San Marino, nel 2016, anno del boom del turismo in Campania, nel tripudio di incrementi di visitatori dei Musei a Napoli è l’unico caso che segna una diminuzione del flusso: 138.682 ingressi, ben 1318 visitatori in meno rispetto all’anno precedente. Innegabile, il problema esiste. Con animo ottimista possiamo pensare che, messe a fuoco le criticità, anche la soluzione delle stesse sia a portata di mano. Rimboccarsi le maniche e rimediare è l’ultimo passaggio. Poi sarà tutto un fiorire.