Poesia e musica: il mondo del Cavaliere Francesco Russo tra ispirazione, emozioni e nuovi progetti

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in foto Francesco Russo
di Emilia Filocamo
Ho sempre pensato, e ne ho avuto più volte conferma, che la scrittura sia un ponte magnifico, un’occasione di incontro, di confronto, un nodo che riesce a legare persone magari distanti per esperienze di vita, situazioni, geografia, interessi, destino. La scrittura possiede questa magia perfetta ed intoccabile: di accomunare, di armonizzare, di orchestrare in base a consonanze di spirito, di vedute, al modo di sentire.
Francesco Russo,  direttore delle Poste per ben 30 anni, cavaliere dell’Ordine dei templari di Pagani, è un artista della parola che declina in base al sentire, alle occasioni, ai sentimenti, al vissuto, alle speranze. La sua è una parola duttile, spesso dialettale ma di quel dialetto che conquista perché è di una intellegibilità sopraffine, talmente adatto, idoneo al contesto e alle emozioni che vuole trasmettere da diventare non più dialetto ma figura retorica. Come se fosse un enjambement, un’anafora, un’allitterazione, e trascina dietro un effetto stupore che non è mai sovraccarico, quanto piuttosto evocativo, capace di ricreare atmosfere, valori. Io e il Cavaliere Francesco Russo ci siamo incontrati, in realtà mai di persona, proprio grazie alla passione comune per la scrittura, e a quella per la musica. La sua voce, che ho avuto il piacere di ascoltare, è degna compagna della sua penna: due modi diversi di far partecipare gli altri alle proprie emozioni. Questa intervista nasce dal desiderio di raccontare il mondo di Francesco Russo, un mondo pieno di talento, poesia, appunto, impegni, ispirazione e gioia, quella che comunica con i versi o semplicemente componendo e intonando una strofa.
Cavaliere Russo, come nasce la passione per la scrittura e per la poesia?
Fin dalla mia giovane età, ho sempre coltivato l’amore per la scrittura, per la letteratura. Da piccolo, nei banchi delle scuole elementari, già mi divertivo a tentare di scrivere i miei pensieri in versi.
 
Scrivere poesie in vernacolo, in dialetto, non è così semplice come può sembrare: e’ per lei anche un motivo per raggiungere le persone in modo più diretto? 
È esattamente così come lei dice.  Con la nostra “lingua” napoletana mi sento più vicino al popolo nostrano. Quei sentimenti, quei valori, non hanno la capacità di esprimersi con qualsiasi altra lingua. La musicalità, la verità, la bellezza che si legge nei versi in napoletano non hanno nessun altro alloggio diverso.
Attività sociali, impegni costanti connessi al cavalierato: di quante ore è fatta la giornata del Cavaliere Russo?
Tutto ciò che si fa con amore, tutto ciò che ci viene suggerito dall’animo, non troverà mai impedimento nella misura del tempo. Nobile dottoressa Filocamo, lei pensa che l’amore, quello vero, quello sentito, potrebbe avere la forza di fermare il tempo dell’Universo?
 
Tra le passioni anche il canto e la musica: sta lavorando a qualcosa in tal senso?  Chi si diletta a scrivere poesie non può fare a meno di cimentarsi anche nello scrivere canzoni. Poesia e musica vanno magnificamente a braccetto, condividendo un messaggio universale. Tra le tante canzoni scritte, quella per Ravello ”Raviello, paese ‘ncantato”  mi ha molto soddisfatto, anche perché ha trovato un Suo piacevole apprezzamento. Insieme al M° Alfonso Calandra, intanto, stiamo lavorando alla realizzazione di un arrangiamento con chitarre e mandolini per farne poi una buona incisione.
 
Quanto la sua terra la ispira e la motiva in ciò che fa?
In verità io mi considero un figlio del mondo, senza legami particolari con un territorio specifico. Comunque non va dimenticato che nessuno è profeta in patria. L’arte, la cultura, appartengono all’Universo che il buon Dio ha creato per l’intera umanità.
 
Il primo pensiero del Cavaliere Russo al mattino?
Il mio primo pensiero del mattino è quello di ringraziare il Padreterno che mi ha donato ancora una giornata di esistenza; il secondo pensiero è il proposito di essere disponibile per le necessità altrui; il terzo è quello di sapere amare chi è meritevole di essere amato, in primo luogo quella meravigliosa creatura che Dio ci ha donato : la donna. A mio modesto avviso, senza l’esistenza di questo “ fiore” dell’Universo non avrebbe più senso scrivere poesie e canzoni. L’intervista con il Cavaliere Francesco Russo si chiude qui. Ripenso alla sua riflessione sul tempo e a quanto il tempo stesso, creatura volubile e che certo non fa sconti, sia debole rispetto a ciò che viene fatto con amore. Scalzato come ostacolo, si arrende dunque all’amore, è inerme davanti alla passione, ad un sentimento autentico.