Poggioreale, nuova protesta dopo la morte di un detenuto. Gli agenti: Carceri sovraffollate, siamo pochi

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Nuova protesta questa mattina nel carcere di Poggioreale dopo la rivolta di domenica scorsa. Secondo quanto riferisce Aldo Di Giacomo, segretario del Sindacato di polizia penitenziaria Spp, i reclusi hanno battuto sulle inferriate con pentole ed altri pezzi di ferro presenti in cella in segno. Una protesta – spiega Di Giacomo – per la morte di un detenuto di 58 anni, probabilmente causata da un malore, forse un infarto. E’ successo nello stesso padiglione Salerno devastato dalla rivolta di domenica. Il rumore delle battiture è stato per diversi momenti particolarmente forte ed udibile dall’esterno. “Ora la protesta è rientrata – aggiunge Luigi Castaldo, segretario provinciale Osapp ma la tensione è alta visto che è lo stesso reparto dove vi è stata domenica la rivolta con ingenti danni”.
“Abbiamo in questo momento motivato timore per i rischi sulla incolumità fisica del personale di Polizia Penitenziaria in servizio nell’istituto napoletano e che già prima dei due ultimi eventi era sottoposto, in ragione della carenza di organico e del grave sovraffollamento, a turni di servizio particolarmente gravosi e stressanti – afferma il segretario generale dell’Osapp Leo Beneduci -. Altrettanto dobbiamo lamentare – prosegue il leader dell’Osapp – la non eccessiva celerità nell’adozione dei correttivi (quali la riduzione del sovraffollamento e l’incremento del personale in servizio) che già gli eventi dello scorso 16 giugno avrebbero dovuto indurre gli organi dell’amministrazione ad adottare con la massima tempestività”. “Auspichiamo infine – conclude Beneduci – con ciò richiamando la diretta responsabilità del Guardasigilli Bonafede e del sottosegretario Morrone che gli eventi di Poggioreale non costituiscano l’innesco per una nuova stagione di tensione all’interno delle carceri Italiane di cui farebbero le spese in primo luogo un Corpo di Polizia Penitenziaria in questo momento assai impoverito negli organici e nella propria organizzazione e poi ogni comune cittadino che dal disastro del sistema penitenziario Italiano vedrebbe successivamente venir meno i requisiti per la propria sicurezza”.