Politica monetaria: la Fed decide di non decidere

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A cura di Antonio Arricale La Fed decide di non decidere. Servirà, infatti, ancora pazienza per capire quando sarà giunto il momento di normalizzare la politica monetaria a stelle e strisce. È, A cura di Antonio Arricale La Fed decide di non decidere. Servirà, infatti, ancora pazienza per capire quando sarà giunto il momento di normalizzare la politica monetaria a stelle e strisce. È, in estrema sintesi, quanto emerge dalla due giorni di riunioni del Fomc (Federal open market committee), il braccio operativo della Banca centrale statunitense. La quasi totalità dei membri del Fomc (15 su 17) stima infatti un incremento del costo del denaro, il primo dal 2006, nel 2015. La view mediana sul tasso benchmark nel 2015, in precedenza atteso all’1,375%, si attesta all’1,125%. Andamento simile per il dato 2016 che dal 2,875% passa al 2,5%. L’istituto guidato da Janet Yellen si attende inoltre un ulteriore calo dell’inflazione in scia dell’andamento delle quotazioni del greggio: la stima sul Pce (Personal consumption expenditures) passa di conseguenza dall’1,6-1,9% all’1-1,6%. Confermata anche la view sulla crescita dell’economia, vista in aumento del 2,6-3%. L’attenzione della Fed, nell’ultimo meeting dell’anno non poteva, ovviamente, non essere rivolta anche alla tempesta perfetta economica e finanziaria che si è scatenata sul rublo, rispetto alla quale, peraltro, voci sempre più insistenti riferiscono che a correre in soccorso della Russia potrebbe essere la Cina. In proposito, la presidente Janet Yellen si è limitata a dire che l’intero Board della banca centrale americana ha discusso della crisi economica della Russia e, dopo attente valutazioni, ha convenuto del suo scarso impatto sull’economia statunitense. “Abbiamo discusso quali sono le potenziali ricadute per gli Stati Uniti, che potrebbero verificarsi sia attraverso legami i commerciali che finanziari, che tuttavia sono relativamente piccoli”, ha detto. “L’esposizione delle banche Usa verso i residenti russi è davvero molto piccola rispetto al loro capitale”, ha continuato la Yellen. “Per quanto riguarda invece i portafogli degli americani è vero che ci sono titoli e partecipazioni russe, ma anche in questo caso rappresentano una quota molto piccola”. I mercati finanziari in Russia sono già esplosi e le sanzioni americane ed europee imposte a Mosca, unitamente ad altre variabili come l’incisiva contrazione del prezzo del greggio, fanno lievitare le preoccupazioni per ricadute impreviste, mutuate da altre economie, che potrebbero danneggiare gli Stati Uniti. Evidente, anche qui, il riferimento alla Russia. Il rublo è stato falcidiato e i prezzi del petrolio sono letteralmente collassati, passando dagli oltre 100 dollari del 19 giugno scorso, fino a bucare i 60 dollari al barile. Questo ha portato la banca centrale russa ad alzare i tassi di interesse al 17%, per aiutare la valuta. Borse asiatiche Borse asiatiche positive questa mattina con il Nikkei che ha guadagnato il 2,32% in scia al bel rialzo di ieri sera a Wall Street mentre ad Hong Kong l’Hang Seng fa segnare una crescita dello 0,95%. In controtendenza Seul che ha chiuso con un marginale calo dello 0,14% e Shanghai che cede anch’essa lo 0,1%. Gli indici americani hanno reagito bene a quanto emerso ieri dalla Fed che si è lasciata alle spalle la sua previsione di bassi tassi d’interesse per un “considerevole periodo” dando il segnale in favore di una stretta alla politica monetaria entro la metà del 2015. Sostanzialmente in una decisione raggiunta con sette voti a favore e tre contrari, l’istituto centrale Usa vede nel prossimo giugno il momento adatto per il ritorno all’aumento dei tassi, ma rivede le stime di tale incremento fino a tutto il 2016. Invece di aspettarsi tassi d’interesse all’1,25-1,5% entro la fine del prossimo anno, il Fomc ora prevede valori all’1-1,25% suggerendo che nel 2015 gli incrementi potrebbero essere quattro invece di cinque. Per il 2016 la previsione scende invece da 2,75-3% a 2,5%. Tale decisione ha rafforzato anche i future europei apparsi positivi questa mattina. Il Dax guadagna l’1,5% salendo a 9722 punti mentre l’Eurostoxx sale dell’1,6% a 3110. Sul fronte macroeconomico asiatico da segnalare che i prezzi delle case sono calati in novembre in quasi tutte le principali città della Cina, secondo quanto comunicato dall’Ufficio nazionale di statistica. Rispetto al mese di ottobre, i prezzi sono scesi in 67 delle 70 città analizzate. Il declino più sostenuto dell’1,4% si è registrato a Dalian. A Pechino i prezzi sono calati rispetto a settembre dello 0,2% e dello 0,4% a Shanghai. Su base annuale i prezzi sono scesi in ottobre in 68 delle 70 maggiori città della Cina. Borsa Usa A New York i principali indici hanno chiuso la seduta in netto rialzo grazie alle indicazioni arrivate dalle Fed. Il Dow Jones ha guadagnato l’1,69%, l’S&P 500 il 2,04% e il Nasdaq Composite il 2,12%. Janet Yellen ha confermato l’intenzione di normalizzare la politica monetaria ma ha parlato di “pazienza”, rinviando quindi un aumento dei tassi non prima di aprile. Inoltre i membri della Banca centrale prevedono un incremento del costo del denaro meno veloce di quanto indicato in precedenza. La notizia ha messo il turbo a tutti i comparti specialmente a quelli più penalizzati nell’ultimo periodo come petroliferi e minerari. Europa Le principali borse europee hanno aperto la seduta in netto rialzo dopo le indicazioni della Fed sull’economia americana, giudicate incoraggianti. La Banca centrale ha anche promesso una gestione prudente per quanto riguarda l’aumento dei tassi di interesse. Ieri, invece, chiusura poco mossa per le piazze finanarie europee. A sostenere gli indici da un lato ci ha pensato la ripresa del comparto bancario, e in particolare dei titoli degli istituti maggiormente esposti nei confronti di Mosca, e dall’altro il rimbalzo del comparto energetico. A Francoforte il Dax ha chiuso a 9.544,43 punti, lo 0,2% in meno rispetto al dato precedente, mentre l’Ibex ha perso lo 0,32% a 10.049,5. L’indice della City, il Ftse100, si è fermato a 6.336,48 (+0,07%) mentre il Cac40 è salito di mezzo punto percentuale (+0,46%) a 4.111,91. Confermate le indicazioni preliminari relative l’inflazione europea, cresciuta a novembre dello 0,3% annuo, mentre il dato statunitense con un -0,3% mensile è risultato inferiore alle stime. Nel terzo trimestre il deficit della bilancia delle partite correnti a stelle e strisce è salito da 98,4 a 100,3 miliardi di dollari. Italia Il Ftse Mib segna +1,57%, il Ftse Italia All-Share +1,52%, il Ftse Italia Mid Cap +1,23%, il Ftse Italia Star +1,39%. Ieri Piazza Affari ha chiuso in ribasso, ma lontano dai minimi, una seduta ricca di spunti. Sullo sfondo resta la crisi in Russia, dove l’intervento congiunto di Banca centrale e Tesoro ha favorito la ripresa del rublo, che da inizio anno si è deprezzato di circa il 50% rispetto al dollaro. A favorire il recupero dei listini anche le dichiarazioni di Benoit Coeure, consigliere della Bce, che ha sostanzialmente aperto al quantitative easing. In questo quadro a Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha chiuso con un ribasso dello 0,54% a 18.569 punti. Sottotono i titoli del comparto bancario: Popolare di Milano ha ceduto l’1,37% a 0,537 euro, Intesa SanPaolo l’1,22% a 2,416 euro, Ubi Banca il 2,57% a 5,875 euro, Unicredit lo 0,47% a 5,255 euro. Mps ha lasciato sul parterre il 2,84% a 0,529 euro dopo che il presidente della Fondazione Cariverona, Paolo Biasi, ha escluso un intervento dell’ente scaligero nella banca senese. In controtendenza il Banco Popolare che ha mostrato un progresso dello 0,91% a 9,95 euro. Tonica A2A (+1,12% a 0,81 euro) in scia alla promozione arrivata da Goldman Sachs. In rosso invece Buzzi Unicem (-2,49% a 10,15 euro) in scia alla bocciatura da parte di Equita che ha tagliato il giudizio sul gruppo del cemento a hold dal precedente buy. Seduta a due velocità per i due colossi pubblici del’energia: Eni ha mostrato un balzo dell’1,81% a 14,06 euro, mentre Enel ha lasciato sul parterre l’1,80% a 3,596 euro. Finmeccanica (-2,23% a 7,45 euro) ha tirato il freno dopo l’exploit del giorno prima.


I dati macro attesi oggi Giovedì 18 dicembre 2014 10:00 GER Indice IFO (fiducia imprese) dic; 10:30 GB Vendite al dettaglio nov; 14:30 USA Richieste settimanali sussidi disoccupazione; 15:45 USA Indice Markit PMI servizi (prelim.) dic; 16:00 USA Indice anticipatore nov; 16:00 USA Indice Philadelphia Fed dic; 16:00 EUR Riunione Consiglio Europeo.