Politica nel mirino, è un freno per lo sviluppo

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Nel 2011 ci dicevano che la ripresa sarebbe arrivata nel 2012. E nel 2012 che sarebbe arrivata nel 2013. Nel 2014 ci dicono che arriverà nel 2015, anzi no: nel 2016. Nel 2011 ci dicevano che la ripresa sarebbe arrivata nel 2012. E nel 2012 che sarebbe arrivata nel 2013. Nel 2014 ci dicono che arriverà nel 2015, anzi no: nel 2016. Ma non vi sarà ripresa senza investimenti produttivi. Ci sono voluti sette anni perché questa banale proposizione riguadagnasse il proscenio: la ripresa passa dagli investimenti. Lo dice anche la Commissione europea. Bene. Anzi male. Perché negli ultimi sette anni gli investimenti in Italia sono crollati: del 25 per cento quelli privati, del 30 quelli pubblici. Nel Mezzogiorno, complessivamente, del 50 per cento. La media europea è 20. Come se ne esce? E come ne esce il Mezzogiorno? Inutile fare l’elenco dei mille problemi. Concentriamo gli sforzi, anche di pensiero. Proviamo, in altre parole, a diffondere conoscenza utile. Il problema sono i fondi, che non ci sono, si dice. Ma il problema non sono i fondi, come hanno evidenziato molti, ieri a Napoli in una intensa mattinata di dibattito organizzata dal MEF-Matching Energies Foundation alla presenza del presidente della Regione Stefano Caldoro. I fondi non mancano. Il problema sono le istituzioni? Forse. C’è ne è una, per esempio, che è pronta a fare la sua parte. Purché si lavori bene. È la BEI-Banca europea degli investimenti. Non si tratta di una delle tante sigle della crisi (ESM, ESFS etc). La BEI nasce, per volontà italiana, con il Trattato di Roma del 1957, quello che istituisce la Comunità economica europea, e trova riaffermato il proprio ruolo nel Trattato di Maastricht. È parte di un disegno. Alla BCE-Banca centrale europea la cultura della stabilità. Alla BEI la cultura dello sviluppo, così come, mutatis mutandis, a Bretton Woods si era detto: al Fondo monetario internazionale la prima, alla Banca mondiale la seconda. Il punto è che le imprese del Mezzogiorno non sfruttano ancora abbastanza questa opportunità. La sfruttano poco e, per di più, male, anche nel confronto con le imprese di altre parti del Paese. Alla BEI, al netto di storie positive che andrebbero fatte conoscere di più, non arrivano buoni progetti, quelli che hanno un adeguato ritorno economico (ha tra l’altroricordato l’ospite d’onore della mattinata di ieri Dario Scannapieco, il vicepresidente italiano della BEI). E La BEI è una Banca, e non fa né assistenza né beneficienza. “We are a Bank”, avrebbe detto il mitico presidente della Banca mondiale degli anni cinquanta Eugene Robert Black. Il problema, semmai, sono in questa fase le garanzie, che hanno bisogno di un approccio innovativo al rapporto pubblico-privato. Si tratta di capire e di operare affinché il settore pubblico possa, con risorse scarse, assorbire porzioni di rischio in investimenti che coinvolgono in misura maggioritaria istituzioni finanziarie e imprese. Si tratta, in altre parole, di mettere a punto idee, leve, strumenti. Tutte cose che richiedono competenza, serietà, volontà di cambiamento. E veniamo, così, al punctum dolens. Perché il problema vero, in fondo, è nelle classi dirigenti non solo politiche del Mezzogiorno. Il problema, peraltro, verrebbe alleviato ma non eliminato anche nel caso in cui si arrivasse, come auspicato da più parti, a una macroregione, capace di ragionare a una scala macroeconomica “minima”, tale da pareggiare la dimensione delle difficoltà. Il problema, si diceva, sono le classi dirigenti: buone competenze, che vanno via, cattivi comportamenti, che restano, alimentando rapporti fondati su un consenso dal fiato corto. Anche a costo di costruire due aeroporti a distanza di 50 km o di puntare su due nodi logistici con ambizioni continentali a distanza di tre ore. Così, in politica, si sale e si scende, ma problemi restano. Fino a nutrire discussioni senza fine e senza fini. Eppure, la presenza ieri a Napoli della BEI parla di una sfida concreta: riuscire a scrivere (banche, imprese, istituzioni) buoni progetti. Quanti sono pronti?

* Università Europea di Roma