Politiche monetarie efficaci e riforma dell’accordo di Dublino: solo così la Ue potrà riprendere il suo cammino

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di Achille Flora

L’Unione Europea è a un bivio. Due temi sono oggi centrali per riprendere un cammino comune tra i diversi Paesi che la compongono e per contenere le tensioni sovraniste che attraversano l’Europa: l’efficacia delle politiche monetarie e la riforma dell’accordo di Dublino sull’accoglienza dei migranti.

Sul primo punto, M. Draghi ha rilanciato il ruolo delle politiche monetarie riaffermando una forward guidance senza termini e vincolata all’obiettivo di portare il tasso d’inflazione al 2% o prossimo ad esso, riproponendo dal primo novembre acquisti di bond per 20 miliardi di euro mensili senza una scadenza prefissata. Per scoraggiare le banche europee dal depositare la liquidità presa in prestito dalla BCE presso la stessa banca centrale il tasso d’interesse, già in campo negativo al -0,40%, è stato elevato a -0,50%, introducendo però un tiering, ossia la suddivisione in due tranche della liquidità depositata presso la BCE. La parte eccedente il limite delle riserve obbligatorie moltiplicate per sei, avrà tasso zero, mentre quella al di sopra incorrerà in tassi negativi. Le banche, in particolare quelle italiane tramite l’ABI, avevano richiesto l’esenzione totale dai tassi negativi sui depositi nella BCE, per il contraccolpo che avrebbero avuto sul loro rendimento, mentre diversi analisti hanno evidenziato gli effetti negativi per i sistemi bancari della politica monetaria accomodante. L’abbassamento dei tassi d’interesse diminuisce la redditività bancaria, rispetto a cui le banche stanno reagendo da un lato riducendo i costi attraverso la riduzione di personale e sportelli ed elevando la struttura delle commissioni per le diverse operazioni dei correntisti. Contemporaneamente, i risparmiatori, alla ricerca di maggiori rendimenti, spostano le loro risorse verso forme d’investimento a maggiore rischio, aumentando la possibilità di perdite.

Il risultato del quantitative easing, se ha avuto effetti positivi per i Paesi altamente indebitati, come l’Italia, per la riduzione dello spread, non ha però prodotto una ripresa dell’economia europea che vive una fase stagnante. Lo stesso Draghi ne è cosciente, quando richiama i Paesi che ne hanno possibilità, come la Germania, di adottare politiche fiscali espansive, poiché la politica monetaria non può fare miracoli. Senza un livello significativo della domanda, nessuna impresa ricorrerà ad indebitarsi per investire in un miglioramento delle quantità e qualità dei beni prodotti. Lo stesso risparmio delle famiglie non passerà alle imprese, ma sarà investito in beni rifugio, come case, oro e altri asset che garantiscono un ritorno sicuro del capitale investito, spingendo l’economia verso una preminenza della rendita rispetto al profitto.

Sul secondo punto, quello dei migranti, il permanere dell’accordo di Dublino che obbliga i Paesi di primo sbarco a detenere sul loro suolo i migranti, rappresenta una trappola che ha alimentato il sorgere e il crescere di tendenze politiche sovraniste e razziste. L’offerta di disponibilità di alcuni Paesi, come Francia e Germania, ad accettare caso per caso una redistribuzione dei soli migranti aventi diritto d’asilo rappresenta certamente un’apertura, ma non sufficiente a risolvere il problema. Il Trattato di Dublino va superato e, per farlo, bisogna prima eliminare il requisito dell’unanimità dei Paesi firmatari, trasformandolo in requisito di maggioranza, perché i Paesi sovranisti dell’Est non saranno mai consenzienti, adottando anche sanzioni nei confronti dei Paesi che rifiutano la redistribuzione dei migranti.

Stagnazione economica in assenza di politiche fiscali comunitarie, mancata disponibilità ad attuare politiche fiscali espansive anche da parte dei Paesi che ne hanno i margini, unite ad una migrazione non controllata, che lascia i Paesi della sponda sud dell’Europa da soli ad affrontare un problema epocale, rappresentano elementi che rafforzano l’ascesa del sovranismo in Europa e rischiano di provocare spinte antiunitarie. L’Unione Europea, senza un completamento del processo di unificazione, che metta in comune le diverse politiche non ha un futuro molto roseo. Non è possibile rimanere in mezzo ad un guado eternamente, con effetti asimmetrici tra i diversi Paesi aderenti, di cui alcuni si avvantaggiano. Tale processo si è già arenato da tempo su scogli che appaiono insormontabili, rischiando di distruggere una prospettiva che ha garantito pace e stabilità per un lungo periodo.