Pomodoro: Anicav compie 70 anni e li celebra con un volume

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In occasione dei suoi 70 anni, Anicav celebra e ricostruisce la memoria storica dell’Associazione e degli ultimi 70 anni di Italia, restituendo centralità a un settore che è stato vettore di una crescita, non solo economica, ma anche sociale. Con un volume che ne ripercorre la storia, dall’evoluzione tecnica e tecnologica del comparto alla centralità del ruolo della donna nel mondo conserviero. In occasione di un anniversario importante per la storia socio-economica del nostro Paese – il 70° dell’ANICAV (Associazione Nazionale Industriali Conserve Animali Vegetali) nasce un volume: Settant’anni Anicav: conserve di memoria, a cura di Giuliana Saccà (AreaBlu Edizioni), che traccia il percorso evolutivo compiuto in questi anni dall’Associazione, in qualità di contenitore e catalizzatore di interessi molteplici. Il libro intende sottolineare il contributo che l’ANICAV ha fornito, lungo il corso dei 70 anni, allo sviluppo industriale, economico, sociale e civile. L’opera è arricchita da testimonianze documentali tratte dai Bollettini Anicav (dal 1946 a oltre 10 anni dopo) e da un mix di testi e grafica che rendono lo storytelling ancora più accattivante. “Con questo volume –dichiara il direttore di Anicav Giovanni De Angelis abbiamo voluto raccogliere le testimonianze dei protagonisti del settore, per raccontare l’evoluzione parallela di Anicav, del comparto e del tessuto socio economico di riferimento. Attraverso questo anniversario, vogliamo festeggiare l’importanza dell’aggregazione e mettere in luce il valore dell’Associazione e dell’associazionismo.” “L’opera, che racconta l’evoluzione dell’industria delle conserve alimentari vegetali, vuole essere una testimonianza del nostro fare impresa – afferma il presidente di Anicav Antonio Ferraioli. – “Settant’anni di forte impegno e di sacrifici di imprenditori che, dal dopoguerra ad oggi, hanno affrontato spesso percorsi in salita, con senso di responsabilità. Oggi, filiera e distretto – specifica Ferraioli – devono essere le leve strategiche su cui dovranno puntare le nostre industrie per proseguire sulla strada dello sviluppo. Ora più che mai è indispensabile operare con strategie di lungo periodo che implementino e rafforzino il divario competitivo nei confronti degli altri Paesi produttori”.

1865: Nasce l’industria italiana della trasformazione del pomodoro

La storia delle conserve vegetali è davvero una storia tutta italiana. Le prime sporadiche segnalazioni di impiego del pomodoro come alimento commestibile si registrano in varie regioni dell’Europa meridionale, nel XVIII secolo, in particolare dopo che nel 1705 Filippo Gaudenzi fornisce una prima ricetta: si consiglia di pelare e spezzettare i pomodori per poi soffriggerli: si avvia, così, il consumo domestico di un alimento che specie nel Sud Italia resterà per decenni affidato alla sapienza delle donne, responsabili del suo uso in ambito domestico ed elemento fondamentale del mondo conserviero dove l’utilizzo di manodopera femminile determinerà importanti fenomeni di evoluzione in rapporto alla tradizionale definizione dei ruoli domestici. Ma fu il naturalista gesuita Lazzaro Spallanzani il primo a intuire la possibilità di conservare gli alimenti, facendoli bollire e mantenendoli in contenitori chiusi. Qualche anno più tardi, nel 1802, Nicolas Appert inventa, ma non brevetta, un sistema per la conservazione dei prodotti vegetali in bottiglie di vetro. Una scoperta che rimbalza in Inghilterra, dove Peter Durand la brevetta e la applica ai contenitori di latta, che diventeranno simbolo di un’industria vigorosa. Dobbiamo aspettare, però, il 1856 per la nascita della prima fabbrica italiana grazie a Francesco Cirio. Nel 1875 apre invece il primo impianto campano per la lavorazione industriale del pomodoro.

1945: Con Anicav inizia l’era moderna del pomodoro trasformato

L’era moderna del pomodoro, il suo approdo tra i prodotti bandiera della nostra industria di trasformazione ̶ facilitato dalla qualità naturale che in Italia è stato capace di esprimere ̶ trova una data simbolo nella costituzione a Napoli – il 5 febbraio 1945 – dell’ANICAV (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali). Nata da lungimiranti imprenditori che hanno traghettato l’industria agroalimentare italiana ai livelli attuali (dai Signorini, a Del Gaizo, a Vitelli ), ANICAV ha sempre rappresentato un modello insostituibile di sostegno alla libera iniziativa imprenditoriale e difesa delle aziende. Il settore conserviero, infatti, assieme a pochissimi altri settori dell’industria agroalimentare, è stato uno dei primi ad organizzarsi in una efficiente ed efficace struttura di rappresentanza di libere imprese, immediatamente dopo la fine del regime. Se inizialmente lo scopo era tutelare gli interessi dell’industria conserviera, ANICAV è diventata in seguito la “voce” del mondo delle conserve vegetali e di una certa cultura gastronomica mediterranea che trova nel pomodoro uno dei suoi simboli più vivi. Ma non è sempre stato così. Nel 1946, agli albori dell’attività associativa, il principale settore rappresentato era quello delle conserve di frutta, in particolare marmellate, gelatine, mostarde e frutta sciroppata, categoria di prodotti sviluppatesi a seguito delle agevolazioni fiscali concesse con l’emanazione del D. L. 23 Ottobre 1924, che portò a una delle massime produzioni nel 1942, raggiungendo i 939.000 quintali. Nella stessa epoca, si legge dai bollettini di quel tempo, diverso e più irregolare è invece l’andamento della produzione delle conserve di pomodoro. L’ANICAV inizia la sua opera a difesa degli interessi corporativi occupandosi, in particolare dei piani import-export, del fabbisogno di banda stagnata, dello scambio delle merci e del controllo valutario con Austria, Belgio, l’allora Cecoslovacchia, Danimarca, Norvegia, Polonia, Spagna, Svezia e Svizzera. E in questi anni si impegna nella definizione di una Disciplina delle iniziative industriali e istituzione di una Commissione Centrale dell’Industria.

Anni 70-90: l’evoluzione industriale e di prodotto: vengono introdotte passata e polpa

Il settore conserviero è stato attraversato da momenti epocali. Pensiamo all’introduzione dei sistemi di meccanizzazione e all’innovazione tecnologica all’interno delle fabbriche, inizialmente osteggiata per le ricadute negative sull’impiego del lavoro umano, o sul finire degli anni ’70 all’introduzione di nuove formule di prodotto, passata e polpa, pensate per liberare tempo ed energia, e rivolte a una donna sempre più impegnata ad integrarsi anche professionalmente nel tessuto sociale. O ancora, negli anni ’90, all’introduzione dei sistemi di controllo della qualità e delle nuove norme in materia di etichettatura che rappresentano i primi segnali di un consumatore sempre più attento ai dettagli.

Il ruolo della donna nel mondo conserviero: l’esempio di Maria Gambardella Petti

Sicuramente, dal punto di vista tecnologico, un momento di svolta avviene tra gli anni ’50 e ’60, quando la famiglia Petti di Nocera sperimenta la prima pelatrice meccanica che sostituisce la pelatura fatta a mano da donne esperte – le cosiddette pelatrici (costrette a bruciarsi le dita a contatto con le superfici incandescenti dei pomodori) poi divenute cernitrici, ovvero specializzate selezionatrici del prodotto; rivoluzione che a ruota venne poi seguita dall’intero settore. In questo scenario si inserisce la storia di Maria Gambardella Petti: figlia d’arte, nata nel 1928, a soli ventitré anni, nel 1951, si troverà a capo dell’azienda di famiglia, la “Ditta Antonio Petti fu Pasquale SpA”, che venne definita la Fiat del Pomodoro, per indicarne il rapido sviluppo, dovuto alla straordinaria capacità innovativa di questa donna. Non a caso, la Gambardella Petti partecipò sin dagli inizi alle riunioni associative di ANICAV, rappresentando una delle tre sole aziende costituenti, tutt’ora sopravvissute e iscritte all’Associazione, assieme ad Andolfo e Fiamma Vesuviana di Ambrosio.

1948: crolla il divario salariale tra donne e uomini

L’11 agosto del 1948 segna una data di svolta per il mondo femminile operaio: si sigla il primo contratto normativo per gli operai dell’industria conserviera vegetale che disciplina l’obbligatorietà dei giorni festivi, premi di anzianità, ferie, trasferte e indennità, e con l’art.21 si fa un grande passo avanti per le donne. Si stabilisce, infatti, che a loro dovrà essere corrisposta la paga contrattuale prevista per l’uomo se destinate a compiere lavori tradizionalmente affidati a maestranze maschili, a parità di condizioni di lavoro e rendimento qualitativo e quantitativo.

Le sfide di oggi: difesa della qualità e dei marchi di tutela

In uno scenario globalizzato, con l’avanzare dei grandi produttori extra Unione Europea, diventa sempre più strategico salvaguardare il valore d’origine dei prodotti italiani e valorizzarlo sul mercato, per evitare confusione nei consumatori, attraverso il puntuale impiego dei marchi di tutela. Tanto che questo tema diventa, e resta tutt’oggi, il cuore-motore dell’attività di ANICAV. E’ in questo contesto che si inserisce il lavoro che l’Associazione sta portando avanti per il riconoscimento del marchio di tutela IGP per il Pomodoro Pelato, prodotto di qualità delle aziende associate, a salvaguardia di un prodotto simbolo del Made in Italy che è esposto alle minacce non solo di contraffazione ma della più pericolosa insufficiente informazione presso i consumatori. Oggi, nell’era post crisi, la sfida per l’ANICAV è il cosiddetto capitalismo 3.0, poiché l’attenzione della grande azienda deve rivolgersi a una più profonda riflessione sui modelli di business capaci di assicurare performance, in ottica di vantaggi competitivi e sostenibili. Un vantaggio d’impresa che sembra poggiare sul binomio tradizione-innovazione. Oggi più che mai, con l’accresciuto interesse del mercato per i temi della qualità, vi è la necessità e il bisogno di iniziative che riconducano alle radici della nostra storia, che sappiano ancora parlare dei sapori e del sapere di una volta e delle geniali e umili genti che diedero inizio a questo percorso.