Pompei 4.0, parte la rivoluzione digitale: schedatura a tappeto del sito archeologico

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Dopo secoli di studi frammentari e interventi emergenziali, Pompei ha finalmente una fotografia completa del proprio stato di conservazione. Grazie a mesi di lavoro sul campo di architetti, ingegneri, restauratori e archeologi, e all’uso di una web app innovativa, ogni angolo della città antica che fu sepolta dall‘eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. – dalle case alle botteghe, dai mosaici agli affreschi – è stato schedato e monitorato. Ora il Parco archeologico può prevenire il degrado prima che diventi irreversibile, trasformando Pompei in un vero laboratorio di tutela e gestione del patrimonio culturale. Le squadre multidisciplinari hanno completato la schedatura a tappeto del sito archeologico di Pompei con oltre 70.000 schede per ubicare, classificare e definire le diverse tipologie di rischio e degrado delle strutture archeologiche presenti nel sito. Utilizzando una web app è stata adottata una soluzione per il monitoraggio continuo che il Parco archeologico ha messo a punto per garantire la conservazione degli scavi. Si tratta di oltre 13.000 ambienti, appartenenti a circa 1.200 ”unità catastali” tra case e botteghe costruite due millenni fa. L’annuncio delle novità che consentirà una manutenzione programmata per la conservazione del sito è avvenuto oggi a Roma nella sede del ministero della Cultura, con l’illustrazione del progetto da parte del direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. In passato, la mancanza di una conoscenza aggiornata e dettagliata dello stato di conservazione di tutti questi ambienti, nonché le difficoltà nel garantire una manutenzione costante e periodica, hanno portato a perdite considerevoli. Dai muri e affreschi documentati nel Settecento e nell’Ottocento e ormai degradati o non più esistenti, fino al crollo della Schola Armaturarum nel 2010 da cui è scaturito un successivo intervento di ”salvataggio” finanziato dallo Stato italiano e dall’Ue (”Grande Progetto Pompei”), la conservazione è sempre stata la sfida più grande di Pompei. Per affrontarla è stato necessario risolvere due ordini di problemi. Il primo è sapere esattamente cosa accade in ciascuno dei 13.000 ambienti della città antica (con oltre 70.000 ”superfici” tra pareti, mosaici e, in alcuni casi, soffitti e tetti); il secondo, intervenire subito laddove si rilevino dei rischi di perdita e di degrado di materia antica, come un intonaco che, esposto costantemente alle intemperie, potrebbe staccarsi dal muro.