Pompei basta poco per la vetta del successo

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Notizie non freschissime, ma interessanti: il 3 gennaio è scaduto il mandato di Massimo Osanna direttore generale del Parco archeologico di Pompei. Il direttore parteciperà però alla selezione internazionale indetta dal Mibac per scegliere il manager cui affidare Pompei per i prossimi tre anni. Mentre i tempi per la nuova nomina maturano, non possiamo non ricordare che nel 2018, ultimo degli anni del mandato di Osanna, Pompei ha avuto un incremento di visitatori notevole: 3 383 000 visitatori, il 7,8 % in più rispetto all’anno precedente. WOW. echiloavrebbemaiimmaginato. Bravo, bravissimo Il direttore Osanna. Inutile cercare ragioni in questo o quel master plan, nelle preventivate azioni finalizzate ad incrementare i servizi per cittadini e turisti, a migliorare la qualità della vita e l’ambiente, bla, bla bla. La condizione dei servizi a Pompei non appare granché mutata rispetto agli anni precedenti, il paesaggio urbano, oltre gli scavi, è sempre drammaticamente deturpato da costruzioni di nessuna qualità architettonica e dalla dubbia regolarità urbanistica, ed i sentieri naturalistici nel Parco del Vesuvio restano un idea, pia, ma senza riscontro.
Gli scheletri delle costruzioni abusive, dalle falde fino alla sommità, del Vesuvio sono ancora il segno del sommo, beota, disprezzo delle norme che, prima di essere estetiche, hanno un valore salvavita. Diamo alle cose il giusto nome: il successo di pubblico di Pompei in questi ultimi tre anni si chiama Osanna. Tanto lavoro, una visione un po’ meno ingessata della fruizione di un bene culturale, tanta comunicazione ed un uso sapiente dei fondi a disposizione. La ricetta c’è, sicuramente è migliorabile ma funziona ed i risultati sono sul tavolo. Probabilmente occorrerà una maggiore energia nei rapporti con le autorità cittadine e regionali per ottenere il miglioramento dei servizi e l’isolamento del sito dalle nefandezze edilizie che lo assediano. Non servirebbe a nulla compiere l’ennesima scelleratezza smontare il sito per rimontarlo in un posto che qualche solone identificherebbe come più idoneo. Pompei è perfetta dove si trova, con la larvata minaccia del Vesuvio incombente che ricorda costantemente la sua benevolenza nel dormire senza insidiare i turisti. Si potrebbe forzare l’emozione riproducendo il brontolio crescente pre eruzione della montagna, oppure no. È il Vesuvio stesso che con la sua presenza regala il brivido dell’incertezza. Esplode ora, oppure no. Certo che no. E via a visitare un’altra Domus. Con oltre due milioni di visitatori l’anno, la Tower of London è una delle maggiori attrattive della capitale britannica. Il grande complesso medievale conserva quasi immutata la sua struttura da più di seicento anni e ospita al suo interno i meravigliosi gioielli della corona. Le atmosfere create apposta per rendere unica la visita ai suoi diversi settori sono uno dei motivi della sua grande attrattività. Pompei è molto di più, e con un buon lavoro di gestione ha superato un periodo complicato. Un sensato sforzo interpretativo le potrebbe fare scalare le vette dei musei più visitati al mondo. Il compito è della gestione. Il direttore Osanna è stato bravissimo: all’epoca della sua nomina Pompei era famosa per lo più per crolli e sgretolamenti che ne stavano minando la struttura. Un lavoro metodico e costante ha fatto si che i fondi stanziati per Pompei non fossero sprecati, che si aprissero nuove aree di scavi e si portassero alla luce nuove meraviglie come la stanza d Leda e poi il thermopolium. La sapiente comunicazione ha solleticato lo spirito garbatamente guardone del pubblico o la curiosità di veder quanto gli antichi romani avessero preceduto i moderni inventando l’antenato del fast food con i cibi da asporto o da consumare velocemente in loco. Accentuare il senso di precarietà già creato dalla presenza del Vesuvio, qualche proiezione di ricostruzione degli interni sulle mura stesse delle diverse costruzioni, odori e rumori. Nessun teatro, nessuna pièce con attori più o meno credibili, solo qualche accorgimento per suscitare maggiormente l’autoidentificazione del pubblico gestendo il montare delle emozioni. Manca poco, e si può fare.