Pompei, dall’Archeologico di Napoli in Cina 120 opere per 5 mostre

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Una mostra in cinque tappe per narrare la relazione tra paesaggio, architettuura e vita quotidiana a Pompei. ‘Pompeii, the infinite life 2018′, e’ un progetto voluto da ChinaMuseum Ltd di Pechino con la collaborazione della Direzione generale dei Musei del Mibact e porta in sedi museali cinesi le suggestioni di una visita al sito archeologico piu’ conosciuto al mondo attraverso materiali messi a disposizione dal Museo Archeologico nazionale di Napoli. L’allestimento ha la cura scientifica di Pietro Giovanni Guzzo e la consulenza museografica di Gianni Bulian in collaborazione degli scavi di Pompei. Dall’8 febbraio con cinque mostre itineranti e 120 tra opere e preziosi reperti, tra statue, affreschi e arredi, provenienti dagli immensi depositi del Mann arrivano al Jinsha Archaeology Museum di Chengdu, insiema al ‘calidarium’ della Villa della Pisanella di Boscoreale. Si parte da Chengdu, durante il Festival del Sole, fino al 3 maggio, per poi andare al Qinshihuang Mausoleum Museum (1 giugno – 24 agosto), al Tianjin Museum (21 settembre- 14 dicembre), al Wuhan Museum (febbraio-marzo 2019) piu’ un il quinto museo da definire. In sei sezioni, l’allestimento ricostruisce la domus pompeiana con un atrio, proiezioni e video-mapping, in un percorso che partendo dal dramma dell’eruzione del 79 d.C. sottolinea l’eternita’ della bellezza sopravvissuta. I reperti di Pompei interagiranno con le meraviglie dei siti archeologici cinesi. Cosi’ a Jinsha si incontrano i misteri della dinastia Shang e Zhou (fino al XVII secolo A.C.), a XI’an i guerrieri di Terracotta portano Pompei nel terzo secolo A.C. e al museo di Panloncheng la cultura di Erligang 1600-1450 A.C. si confronta con il mito di Dioniso. “E’ un onore essere coinvolti in questa grande operazione culturale – sottolinea il direttore del Mann, Paolo Giulierini – e la speranza e che i visitatori delle mostre possano anche venire nel nostro museo. Il progetto dara’ anche la possibilita’ di confronto sui temi della conservazione, della valorizzazione, della promozione territoriale e delle ricerche tecnologiche. Anche il videogame del Mann, Father & Son, lo abbiamo tradotto anche in cinese. Possediamo, nei nostri, depositi un rocchetto con un filo di seta di probabile produzione cinese. Si tratta di un pezzo senza confronti che al momento e’ oggetto di restauro e di studio. Ci piace pensare che quel filo di seta sia un simbolo che, al pari di quello che tenne insieme Teseo e Arianna durante l’impresa del Minotauro, colleghi simbolicamente i due grandi imperi prima e i due Paesi ora, per sconfiggere il nuovo mostro, la paura del diverso”.