Pompei si prepara al climate change: intesa con l’Università di Salerno per mettere in sicurezza gli Scavi

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“Nessun danno al patrimonio del sito di Pompei è stato rilevato a seguito del maltempo dei giorni scorsi che ha fatto scattare un’allerta meteo gialla in alcune zone della Campania, tra cui l’area vesuviana. Intanto, l’aumento di eventi meteorologici di forte intensità registrati negli ultimi anni e riconducibili a un più ampio contesto di cambiamenti climatici a livello globale, non vede inerti i funzionari del Parco Archeologico, che a causa della lunga storia degli scavi e della conformazione peculiare del patrimonio archeologico, presenta profili di particolare vulnerabilità”. L’annuncio in una nota del Parco archeologico: “Nello specifico, il passaggio frequente tra estremi di siccità e piogge intense aumenta lo stress fisiologico a cui sono esposte le strutture millenarie. Con l’obiettivo di sviluppare soluzioni innovative per il monitoraggio del patrimonio, facendo leva anche su tecnologie avanzate, è stata firmata una convenzione con il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno. L’accordo prevede lo sviluppo di specifiche procedure e metodologie per lo screening delle condizioni di dissesto, ammaloramento e fragilità che possono determinare criticità o ridurre la sicurezza strutturale. Le attività di ricerca applicata saranno attuate anche mediante sviluppo di tesi e tirocini formativi”.
Il direttore Gabriel Zuchtriegel ha affermato: “A tal scopo stiamo implementando il sistema informativo su piattaforma Gis che è stato sviluppato nell’ambito del Grande Progetto Pompei. Definire bene l’intero processo dal monitoraggio fino all’intervento, oltre a ottimizzare il lavoro di programmazione di interventi di messa in sicurezza e restauro, ci consentirà nei prossimi anni di quantificare meglio l’aumento di risorse umane e finanziarie che dovremo mettere in campo per fronteggiare l’impatto dei cambiamenti climatici sui beni culturali. Già oggi abbiamo alcuni dati preoccupanti riguardo gli effetti del climate change sul patrimonio; non bisogna chiudere gli occhi ma lavorare intensamente affinché la crisi climatica non diventi anche una crisi del patrimonio culturale”. Il progetto di monitoraggio, come si legge nelal nota “si pone in continuità con il progetto di manutenzione programmata avviata sotto la direzione del professor Massimo Osanna alcuni anni fa, che vede stabilmente impegnata sul sito una squadra di 55 addetti tra restauratori, operai specializzati, archeologi e architetti”.